Luino | 10 Giugno 2018

Luino, bretella di via San Pietro e ditta Primi: “Per risolvere un problema se ne creano peggiori”

Ad intervenire sulla questione che ha creato dibattito sul paese lacustre, perchè trasformerebbe l'intera urbanistica, è l'architetto luinese Diego Intraina

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Continua a tenere banco a Luino il caso della ditta Primi, che abbiamo affrontato in queste settimane nelle sue più piccole sfaccettature. L’azienda, infatti, stando a quanto si è appreso prima in Commissione Territorio e dopo in consiglio comunale, subirebbe l’esproprio di una parte di proprietà e dovrebbe concedere uno spazio rilevante, all’interno del suo magazzino, al cantiere che si occuperà dei lavori per realizzare la bretella rasente la linea ferroviaria, che andrebbe a bypassare via San Pietro.

Oltre alle dure prese di posizioni dei consiglieri di minoranza, Enrica Nogara e Giovanni Petrotta, sono arrivate anche le repliche del sindaco Andrea Pellicini e del presidente del consiglio comunale Davide Cataldo, fino al parere sul tema dell’85enne Pier Giuseppe Primi, che hanno chiarito un po’ la vicenda e le posizioni sulla questione.

Se negli scorsi giorni sono stati gli ex amministratori Vincenzo Liardo, Carluccio Vanetti e Paolo Gobbato a prendere parola e a presentare una vecchia proposta, con un contributo che vuole cercare di aiutare l’amministrazione comunale, oggi ad intervenire sul tema è l’architetto Diego Intraina.

Troppo spesso le città affaticate da sconsiderate mutazioni hanno difficoltà nel rappresentare quelle plurime sensibilità che le compongono e le caratterizzano, peculiari capacità a cui l’abitare assegna un valore trascendente ed esistenziale, formando e animando il paesaggio, attraverso custodite e significanti relazioni simboliche.

Dunque, troppo spesso ci ritroviamo di fronte ad un paesaggio privato dalla propria e fondamentale funzione comunicante, senza un’anima capace di ricordarci le sue istruzioni d’uso e i compiti di custodia e di cura.

La soddisfazione di queste funzioni necessitano, evidentemente, di un’attenta e sensibile lettura fenomenologica, lettura che richiede la conoscenza di relazioni complesse e articolate, un coinvolgimento che non appare immediato e intuitivo, relazioni che troppo spesso vengono interrotte proprio per incuria e per superficialità, sacrificandole agli dei del “fare”: funzionalità e mercato.

Questo modo di comportarsi sembra il rischio che sta aleggiando in questi giorni nella discussione su Luino dove per due aree sensibili, il centro storico e il polo scolastico a cui si devono aggiungere un centro commerciale e una importante struttura di biodiversità – un “parco forestale” che con forza orografica, custodendo il torrente Luina, scende dalla piana dei Paü per andare a lambire il centro storico -, sembra che ci si voglia orientare verso l’applicazione di un atto sacrificale.

Due soluzioni tra di loro apparentemente alternative, ma legate però da questo unico e inadeguato, oltre che insensibile, rito del sacrificio. Sono soluzioni, entrambe figlie di due protocolli istituzionali, a cui non sembra interessare il risultato causa e effetto. La prima è il risultato di un’impreparazione e di un’amplificata risposta ad un’esigenza internazionale che renderebbe più fluido il traffico merci ferroviario chiudendo tutti i passaggi a livello.

L’altra è una affermazione dal forte sospetto identitario e politico, tant’è che interviene ignorando nella discussione il problema contingente: l’interruzione di continuità di una zona edificata (perché questo è il vero ed unico oggetto della discussione provocato dalla chiusura del passaggio a livello), per forzare una volontà di voler rinverdire una discussione che introduce altre oggettive preoccupazioni; una discussione aperta e perlopiù indicativa (basta vedere la superficialità grafica del PGT) “pianificata” nel Piano di Governo del Territorio oggi in vigore.

Entrambe le alternative esprimono forti perplessità di merito ed evidenti contraddizioni funzionali: per risolvere un problema se ne creano di più importanti. La soluzione ferroviaria, proponente l’inutile bretella “area Primi”, ignora almeno due condizioni problematiche. Anzi, questa decisione sembra volerle potenziare andando contro a tutte le tendenze urbanistiche. Di fatto giustifica e potenzia l’attuale imbarazzante attraversamento viario del centro storico (zona cinema Pellegrini e Chiesa), situazione che già, in ore particolari della giornata, risulta essere una realtà invivibile oltre che pericolosa.

La seconda condizione invece vede sponsorizzare un altro comportamento diseducativo, quello di accompagnare in automobile gli scolari all’Istituto Maria Ausiliatrice. Contraddizione che proprio volendo si potrebbe facilmente assecondare, senza costruire la bretella, con la sola predisposizione di un senso unico della via San Pietro, in modo da permettere alle autovetture il raggiungimento di Piazza San Francesco, pertanto un obbligo non particolarmente faticoso per l’utilizzatore visto che ha deciso di usare l’automobile.

Passiamo alla seconda alternativa che decide di trovare la propria giustificazione nel prendere di petto il problema della difficile fluidità dei collegamenti sulla litoranea (problema che in parte si risolverebbe con l’eliminazione della rotonda della Chiesa di San Giuseppe come conseguenza della pedonalizzazione di via Vittorio veneto e XV agosto), andando a proporre una discutibile e differente alternativa: un attraversamento in diagonale della città (addirittura indicandola come possibile collegamento alternativo Varese-Maccagno-Valico Svizzero), ignorando che tale soluzione passerebbe nell’asse più frequentato e caotico di Luino, quello delle rotonde Coop, per poi perimetrare il polo scolastico e infine andare a distruggere un elemento dall’alto valore di biodiversità e paesaggistico. Sacrificio che poi concluderebbe il suo percorso ingarbugliandosi ulteriormente con un raccordo nelle vicinanze di una curva con scarsa visibilità, su via Lugano.

Oltre a questi dubbi espressi ci si potrebbe anche chiedere chi possa pagare tutta questa onerosa opera: sicuramente non le ferrovie, ente che purtroppo sembra non sia nemmeno tanto del parere di finanziare la necessaria rotonda su via XXV Aprile.

Dunque, per dare un senso al dibattito e non dimenticarsi del principio di non-contraddizione, conviene ridimensionare l’entusiasmo e le alterate aspettative, anche perché in tale modo si evita il rischio di andare a scomodare lo storico e mitico tunnel che dal Cucco (zona discarica), snobbando la montagna, usciva prima di Colmegna.

Dunque, per tornare con i piedi per terra converrebbe considerare l’inutilità della bretella viaria e sostituirla con un semplice e sufficiente percorso pedonale che eliminerebbe i problemi di attraversamento del centro storico, dell’incrocio semaforico davanti alle Poste e della proprietà Primi.

Questo risparmio di soldi, invece, li si potrebbe rinvestire in un nuovo sottopasso ciclo-pedonale (in questo caso indispensabile per evitare di tagliare percettivamente la città in due e garantire un funzionamento dolce ciclopedonale della città) da realizzare in via Voldomino (nodo dimenticato irresponsabilmente da questa Amministrazione), in modo da risolvere la chiusura definitiva del passaggio a livello.

Per intenderci creare una continuità di percorso che da Piazza Risorgimento porta all’ospedale.

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