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Luino | 1 Agosto 2021

“Salute territoriale, opportunità nel PNRR anche per il Comune di Luino”

"Necessario dare inizio ad articolata discussione (compito forse governabile dal Piano di Zona) che possa evolvere in tempi brevi, verso un lavoro di co-progettazione

Tempo medio di lettura: 7 minuti

Riceviamo e pubblichiamo una lettera, inviata alla redazione, scritta da Diego Intraina, relativa ad analizzare ed approfondire molte questioni legate alla sanità locale e alle possibilità che si potrebbero sfruttare grazie al PNRR.

Leggendo il comunicato regionale del consigliere regionale Samuele Astuti sull’ospedale di Luino, non possiamo non riflettere sulle giuste preoccupazioni sottolineate, ma nemmeno limitarci ad insistere e concentrarci sull’uso di un modello rigido di interlocuzione troppo vicino alla consueta logica politica limitata della contrapposizione pensandola come l’unica soluzione capibile e accettabile dall’elettorato.

Personalmente penso che oggi si debba fare di più e altro per poter risolvere i problemi che mettono all’angolo il nostro quotidiano.

Leggendo il Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza) sembra proprio che venga richiesto questo cambiamento: cambiare marcia e porsi all’interno di generativi comportamenti interrogativi capaci di elaborare e concretizzare intuizioni innovative.

Il Pnrr ha sicuramente aperto ed espresso nuove opportunità e nuove interessanti condizioni – almeno per quanto riguarda la missione 6 sulla salute -, nella prevista definizione e strutturazione di competenze territoriali. Condizioni che, proprio per l’articolazione esposta, forse varrebbe la pena di studiare, capire e interpretare in modo da farci trovare, come territorio, preparati nella volontà e possibilità di intercettare i bandi finanziati che usciranno a breve.

Diventa dunque indispensabile per il nostro territorio, concentrarci, partendo dagli indirizzi esposti, sul documento di “programmazione” (Pnrr).

È necessario dare inizio a una articolata discussione (compito forse governabile dal Piano di Zona) che possa evolvere in tempi brevi, verso ad una implementazione creativa e condivisa esercitabile con modalità di co-progettazione.

Vuole dire: interpretare, contestualizzare, caratterizzare e implementare l’organizzazione proposta dal Pnrr connettendola a potenzialità relazionali, presenti o in divenire, nel nostro territorio.

Vuol dire: decidersi ad affrontare il tema salute a tutto tondo e non solo ingabbiarsi in una discussione su uno specifico strumento del sistema che potrebbe vedere variare il suo valore al mutare del modello di sistema programmato.

Vuol dire: ragionare in termini di connessione, pensare ad un coinvolgimento di tutti gli ambiti e categorie interessate partendo dal terzo/quarto settore. Fenomeni di inclusione sociale volutamente arricchiti e potenziati attraverso innovative forme di abitare integrate collegabili all’Attivismo Civico e a disponibilità legate al Servizio Civile, senza dimenticare l’importanza di una rivisitazione necessaria delle infrastrutture della mobilità, finalmente ripensate come superamento delle difficoltà di spostamento imposte dalla complessa orografia territoriale.

Insomma, una concreta, caratterizzata e premiante visione integrata tra la società civile e le infrastrutture e non, come spesso succede, una condizione disattenta e dissociata che non fa altro che umiliare il prezioso attivismo della società civile e lasciare così, troppo spesso gli abitanti, principalmente i più deboli, in balia delle scarse disponibilità individuali.

Seguire questo percorso/processo di connessione/integrazione, di elaborazione co-progettante, vuol dire rendere responsabilmente probabili, possibili e sostenibili alcune risposte politiche sui reali problemi della salute territoriale ed evitare la delusione ennesima sulle aspettative funzionali o di sistema richieste e quasi sempre ignorate dal vecchio modello sanitario.

La lettura dell’estratto Pnrr allegato merita il tempo che necessita per gli interessanti spunti perché apre ad una visione di un nuovo modo di pensare e di progettare i Beni Comuni.

(Alleghiamo estratto del Pnrr)

PIANO NAZIONALE DI RIPRESA E RESILIENZA RIFORME E INVESTIMENTI

M6C1: RETI DI PROSSIMITÀ, STRUTTURE E TELEMEDICINA PER L’ASSISTENZA SANITARIA TERRITORIALE M6C1 – RETI DI PROSSIMITÀ, STRUTTURE E TELEMEDICINA PER L’ASSISTENZA SANITARIA TERRITORIALE

OBIETTIVI GENERALI:

– Potenziare il SSN, allineando i servizi ai bisogni delle comunità e dei pazienti, anche alla luce delle criticità emerse durante l’emergenza pandemica.
– Rafforzare le strutture e i servizi sanitari di prossimità e i servizi domiciliari
– Sviluppare la telemedicina e a superare la frammentazione e la mancanza di omogeneità dei servizi sanitari offerti sul territorio.
– Sviluppare soluzioni di telemedicina avanzate a sostegno dell’assistenza domiciliare.

Riforma 1: Reti di prossimità, strutture e telemedicina per l’assistenza sanitaria territoriale e rete nazionale della salute, ambiente e clima

L’attuazione della riforma intende perseguire una nuova strategia sanitaria, sostenuta dalla definizione di un adeguato assetto istituzionale e organizzativo, che consenta al Paese di conseguire standard qualitativi di cura adeguati, in linea con i migliori paesi europei e che consideri, sempre più, il SSN come parte di un più ampio sistema di welfare comunitario.

Essa prevede due attività principali:

– La definizione di standard strutturali, organizzativi e tecnologici omogenei per l’assistenza territoriale e l’identificazione delle strutture a essa deputate da adottarsi entro il 2021 con l’approvazione di uno specifico decreto ministeriale.
– La definizione entro la metà del 2022, a seguito della presentazione di un disegno di legge alle Camere, di un nuovo assetto istituzionale per la prevenzione in ambito sanitario, ambientale e climatico, in linea con l’approccio “One-Health”.

Investimento 1.1: Case della Comunità e presa in carico della persona

L’emergenza pandemica ha evidenziato con chiarezza la necessità di rafforzare la capacità del SSN di fornire servizi adeguati sul territorio. Non solo il processo di invecchiamento della popolazione italiana prosegue, ma una quota significativa e crescente della stessa, pari circa al 40%, è afflitta da malattie croniche.

Il progetto di realizzare la Casa della Comunità consente di potenziare e riorganizzare i servizi offerti sul territorio migliorandone la qualità. La Casa della Comunità diventerà lo strumento attraverso cui coordinare tutti i servizi offerti, in particolare ai malati cronici. Nella Casa della Comunità sarà presente il punto unico di accesso alle prestazioni sanitarie. La Casa della Comunità sarà una struttura fisica in cui opererà un team multidisciplinare di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici specialistici, infermieri di comunità, altri professionisti della salute e potrà ospitare anche assistenti sociali. La presenza degli assistenti sociali nelle Case della Comunità rafforzerà il ruolo dei servizi sociali territoriali nonché una loro maggiore integrazione con la componente sanitaria assistenziale. Il presente investimento agisce in maniera sinergica con gli investimenti 1.1 e 1.2 della Componente 2 della Missione 5. La Casa della Comunità è finalizzata a costituire il punto di riferimento continuativo per la popolazione, anche attraverso un’infrastruttura informatica, un punto prelievi, la strumentazione polispecialistica, e ha il fine di garantire la promozione, la prevenzione della salute e la presa in carico della comunità di riferimento. Tra i servizi inclusi è previsto, in particolare, il punto unico di accesso (PUA) per le valutazioni multidimensionali (servizi socio-sanitari) e i servizi che, secondo un approccio di medicina di genere, dedicati alla tutela della donna, del bambino e dei nuclei familiari secondo un approccio di medicina di genere. Potranno inoltre essere ospitati servizi sociali e assistenziali rivolti prioritariamente alle persone anziani e fragili, variamente organizzati a seconda delle caratteristiche della comunità specifica.

L’investimento prevede l’attivazione di 1.288 Case della Comunità entro la metà del 2026, che potranno utilizzare sia strutture già esistenti sia nuove. Il costo complessivo dell’investimento è stimato in 2,00 miliardi di euro. Entro il primo trimestre del 2022 è prevista la definizione di uno strumento di programmazione negoziata che vedrà il Ministero della Salute, anche attraverso i suoi Enti vigilati come autorità responsabile per l’implementazione e il coinvolgimento delle amministrazioni regionali e di tutti gli altri enti interessati.

Investimento 1.2: Casa come primo luogo di cura e telemedicina

Per rispondere efficacemente alle tendenze evidenziate nel paragrafo precedente e in linea con le raccomandazioni della Commissione Europea del 2019, il potenziamento dei servizi domiciliari è un obiettivo fondamentale. L’investimento mira ad aumentare il volume delle prestazioni rese in assistenza domiciliare fino a prendere in carico, entro la metà del 2026, il 10 percento della popolazione di età superiore ai 65 anni (in linea con le migliori prassi europee). L’intervento si rivolge in particolare ai pazienti di età superiore ai 65 anni con una o più patologie croniche e/o non autosufficienti.

L’investimento mira a:

– Identificare un modello condiviso per l’erogazione delle cure domiciliari che sfrutti al meglio le possibilità offerte dalle nuove tecnologie (come la telemedicina, la domotica, la digitalizzazione).
– Realizzare presso ogni Azienda Sanitaria Locale (ASL) un sistema informativo in grado di rilevare dati clinici in tempo reale.
– Attivare 602 Centrali Operative Territoriali (COT), una in ogni distretto, con la funzione di coordinare i servizi domiciliari con gli altri servizi sanitari, assicurando l’interfaccia con gli ospedali e la rete di emergenza-urgenza.
– Utilizzare la telemedicina per supportare al meglio i pazienti con malattie croniche.

Il fabbisogno di risorse per la realizzazione di questo investimento è stimato in 4,00 miliardi di euro, di cui 2,72 miliardi connessi ai costi derivanti dal servire un numero crescente di pazienti, 0,28 miliardi per l’istituzione delle COT e 1 miliardo per la telemedicina. Per la realizzazione di tali interventi si utilizzeranno gli strumenti della programmazione negoziata, necessari per garantire il coordinamento dei livelli istituzionali e degli enti coinvolti.

Le misure previste nel presente investimento sono in linea e rafforzano quanto promosso e previsto dagli investimenti 1.1 e 1.2 della Componente 2 della Missione 5. Infatti, solo attraverso l’integrazione dell’assistenza sanitaria domiciliare con interventi di tipo sociale si potrà realmente raggiungere la piena autonomia e indipendenza della persona anziana/disabile presso la propria abitazione, riducendo il rischio di ricoveri inappropriati. Ciò sarà possibile anche grazie all’introduzione di strumenti di domotica, telemedicina e telemonitoraggio.

All’interno di questo intervento si inserisce anche l’investimento rivolto alla telemedicina. I servizi di telemedicina, contribuendo ad affrontare le principali sfide dei Sistemi Sanitari Nazionali, rappresentano un formidabile mezzo per: (i) contribuire a ridurre gli attuali divari geografici e territoriali in termini sanitari grazie all’armonizzazione degli standard di cura garantiti dalla tecnologia; (ii) garantire una migliore “esperienza di cura” per gli assistiti; (iii) migliorare i livelli di efficienza dei sistemi sanitari regionali tramite la promozione dell’assistenza domiciliare e di protocolli di monitoraggio da remoto. L’intervento si traduce nel finanziamento di progetti di telemedicina proposti dalle Regioni sulla base delle priorità e delle linee guida definite dal Ministero della Salute. I progetti potranno riguardare ogni ambito clinico e promuovere un’ampia gamma di funzionalità lungo l’intero percorso di prevenzione e cura: tele-assistenza, tele-consulto, tele-monitoraggio e tele-refertazione. Per ottenere i finanziamenti, tuttavia, i progetti dovranno innanzitutto potersi integrare con il Fascicolo Sanitario Elettronico, raggiungere target quantitativi di performance legati ai principali obiettivi della telemedicina e del Sistema Sanitario Nazionale, nonché garantire che il loro sviluppo si traduca in una effettiva armonizzazione dei servizi sanitari. Saranno infatti privilegiati progetti che insistono su più Regioni, fanno leva su esperienze di successo esistenti, e ambiscono a costruire vere e proprio “piattaforme di telemedicina” facilmente scalabili. Tale investimento è in linea con quanto previsto negli investimenti 1.3 della Componente 2 della Missione 6.

1.3 Rafforzamento dell’assistenza sanitaria intermedia e delle sue strutture (Ospedali di Comunità

L’investimento mira al potenziamento dell’offerta dell’assistenza intermedia al livello territoriale attraverso l’attivazione dell’Ospedale di Comunità, ovvero una struttura sanitaria della rete territoriale a ricovero breve e destinata a pazienti che necessitano di interventi sanitari a media/bassa intensità clinica e per degenze di breve durata. Tale struttura, di norma dotata di 20 posti letto (fino ad un massimo di 40 posti letto) e a gestione prevalentemente infermieristica, contribuisce ad una maggiore appropriatezza delle cure determinando una riduzione di accessi impropri ai servizi sanitari come ad esempio quelli al pronto soccorso o ad altre strutture di ricovero ospedaliero o il ricorso ad altre prestazioni specialistiche. L’Ospedale di Comunità potrà anche facilitare la transizione dei pazienti dalle strutture ospedaliere per acuti al proprio domicilio, consentendo alle famiglie di avere il tempo necessario per adeguare l’ambiente domestico e renderlo più adatto alle esigenze di cura dei pazienti.

L’investimento si concretizzerà nella realizzazione di 381 Ospedali di Comunità. Anche in questo caso l’implementazione dell’intervento beneficerà di strumenti di coordinamento tra i livelli istituzionali coinvolti. Il costo complessivo stimato dell’investimento è di 1,00 miliardo, e l’orizzonte per il completamento della sua realizzazione è la metà del 2026. La relativa operatività in termini di risorse umane sarà garantita nell’ambito delle risorse vigenti per le quali è stato previsto un incremento strutturale delle dotazioni di personale.

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