Maccagno con Pino e Veddasca | 25 Gennaio 2024

Ecomuseo Veddasca, «Strumento territoriale di transizione ecologica»

Completezza di intenti tra la Comunità Energetica e l’Ecomuseo per dare il via a una realtà che comprende i Comuni di Maccagno, Agra, Dumenza, Tronzano e Curiglia

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(a cura di Diego Intraina) Ci stiamo avvicinando all’istituzione dell’Ecomuseo Veddasca Energia Condivisa, un territorio che comprende cinque Comuni dell’Alto Verbano (Maccagno con Pino e Veddasca, Tronzano, Curiglia, Agra e Dumenza).

Un percorso costituente che dovrà caratterizzarsi, per volontà statutaria, attraverso un permanente coinvolgimento e una partecipazione attiva delle Associazioni e dei singoli abitanti di questi territori.

Per dare inizio a questo percorso costituente di caratterizzazione e di coinvolgimento si è anticipato l’istituzione di una Comunità Scientifica pluridisciplinare, provvisoria sino all’approvazione dello statuto; statuto che prevede la presenza attiva di altri tre organi: una Comunità Operosa di coprogettazione, un’Assemblea di Comunità legislativa e un Coordinamento di Comunità deliberativo.

Cercheremo di spiegare brevemente cos’è un ecomuseo e perché gli si è voluto affiancare il tema Energia Condivisa.

Discutere su cosa sia un ecomuseo vuol dire parlare di ecoterritorialismo (dove eco sta per sistemi viventi di natura trasformata), vuole dire pensare ad una strategia di rigenerazione ecologica dei contesti locali in cui le attività produttive si svolgono, promosse da soggetti che non si limitano a risiedere in questi contesti per produrre e consumare, ma li abitano innanzitutto perché se ne prendono cura attraverso condivise coprogettazioni che ricercano soluzioni di trasformazione ecologica dei luoghi.

(Per chi volesse approfondire: Alberto Magnaghi “Il principio territoriale” e a cura di Alberto Magnaghi e Ottavio Marzocca “Ecoterritorialismo”).

Per rafforzare ecologicamente questi comportamenti e azioni sulle condizioni di coscienza di luogo, è essenziale interrogare e capire come le qualità individuali vengano potenziate attraverso le relazioni, fisiche e simboliche, ambientali e culturali, in modo da capire la produzione e il bisogno di energia cinetica che questi mosaici -ambientali e identitari- esprimono e forniscono autonomamente o dove e quando né richiedono un bisogno aggiuntivo esterno per poter continuare nella loro vitale mutazione.

Ed è proprio sulla capacità di controllare questi processi di vitale mutazione che si mantiene viva l’anima dei nostri paesaggi, quel Genius Loci in cui l’identità degli abitanti parla di appartenenza e di Comunità di luogo; ed è proprio su questa coscienza di luogo, capace di ecoterritorialismo, dunque di applicazioni strategiche territoriali di transizione ecologica, che l’Ecomuseo Veddasca dovrà scommettere ed operare.

Ed è proprio questa consapevolezza antropologica, sulla vitale mutazione esistenziale, che richiede alla cultura dell’abitare la volontà di farsi contaminare da una responsabilità di rigenerazione ecologica, da un sapere capace di indirizzarla verso l’individuazione e applicazione dei processi di autoproduzione e autogoverno dell’energia.

Le comunità energetiche possono diventare delle possibili fautrici di questo processo, veri strumenti di rigenerazione ecologica, solo se divengono soggetti costituenti -parte attiva- di un ente territoriale a partecipazione deliberativa che gli permette di superare il limitato ruolo, di solo soggetto produttivo, trasformandosi da comunità green economy in comunità green society: una comunità sensibile e attiva alla realizzazioni di co-progetti ancorati alle peculiarità patrimoniali del  territorio e a forme di mutualismo e di cooperazione solidale.

L’ente ecomuseo, sembra il più indicato a garantire questa transizione green, perché ha in potenza questo ruolo di “comunità di autogoverno” pluridisciplinare a costituzione partecipata dove, la comunità energetica, può potenziarsi collaborando attivamente alle attività improntate a “fare sistema territoriale”, soddisfacendo così il proprio principio fondante di autodeterminazione e autoproduzione e ad andare anche a contribuire alla qualifica energetica delle azioni di riterritorializzazione ecosostenibile dell’Ecomuseo.

L’Ecomuseo essendo un ente autonomo, non governato direttamente dagli apparati pubblici, potrebbe, grazie “all’esperienze sul campo”, svolgere un compito di facilitatore nello svecchiamento delle Amministrazioni Comunali:

  • mutare o addirittura superare le obsolete logiche amministrative sulla delega attraverso l’esercizio partecipativo della coprogettazione;
  • andare a riconvertire i comportamenti divisivi dello schieramento ideologico in politica dialogica inclusiva;
  • affrontare tutte le problematiche come complessità e dunque in modo pluridisciplinare;
  • superare, nelle risoluzioni dei problemi ambientali e sociali, l’ormai insostenibile divisione delle astratte geografie amministrative.

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