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Luino | 26 Maggio 2018

Luino, “No alla strada in via San Pietro se a rimetterci sono i lavoratori”. Scontro in consiglio

Approvata la delibera per le alternative al passaggio a livello in vista di AlpTransit, preoccupazione per i dipendenti della ditta Primi. "Scongiurare l'esproprio"

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Fare o non fare la strada carrabile per ovviare alla chiusura del passaggio a livello che collega via San Pietro e via Bernardino Luini?

Questo il quesito attorno al quale la seduta consiliare di giovedì sera ha prodotto gli interventi più sentiti da parte degli amministratori. Profondamente diverse le posizioni assunte da maggioranza e minoranza rispetto al tema, capace di raccogliere nell’attuazione di una singola delibera molteplici questioni, tanto complesse quanto fondamentali, in egual misura rilevanti per il futuro di Luino e dei cittadini.

Sicurezza, viabilità e lavoro hanno alimentato un confronto intenso, durante il quale, proprio per la rilevanza della questione, non sono mancati i momenti di tensione, favoriti e legittimati dal fatto che, come affermato in apertura dall’assessore Alessandra Miglio, “al momento non esistono alternative“.

“Attuiamo una delibera del maggio scorso – ha spiegato Miglio, assessore ai Trasporti – con cui veniva accolta una convenzione stipulata con Provincia, Regione ed RFI, finalizzata ad individuare soluzioni per sostituire i passaggi a livello”. Un percorso avviato per fare fronte all’imminente appesantimento del passaggio dei treni, dovuto al potenziamento della linea da parte svizzera. Scenario che, precisa Miglio, “rende molto probabile una futura e permanente chiusura del passaggio”.

Ragione per cui il Comune ha chiesto ad RFI il massimo dell’investimento, una strada carrabile, la cui realizzazione però causerà l’esproprio di una parte di terreno appartenente alla ditta Primi, storica impresa luinese, presente in aula consiliare con una delegazione formata dai dipendenti e dai due proprietari. Il motivo di tanta preoccupazione sta proprio in questo particolare, che pesa come un macigno sul futuro di diversi posti di lavoro, messi a rischio dalle esigenze infrastrutturali di un progetto vasto ed ambizioso come AlpTransit.

Un’opera destinata a rivoluzionare le dinamiche del trasporto merci e alla quale l’amministrazione non può opporsi, come ha evidenziato il consigliere Antonio Palmieri, “nonostante sia nell’interesse di tutti raggiungere un accordo che rispetti in definitiva la sicurezza e i diritti della proprietà privata”.

Un dato oggettivo che rimane comunque difficile da accettare, in particolare per il gruppo di minoranza che ha raccolto con determinazione le istanze dei dipendenti, delusi e allo stesso tempo preoccupati per le prospettive. “Non siamo contrari al progetto per migliorare la viabilità – ha ricordato in proposito Pietro Agostinelli – ma ci interessa parlarne in modo più approfondito e soprattutto con maggiore cautela. L’amministrazione doveva fare di più a livello progettuale, chiedendo ad RFI un lavoro diverso per il collegamento”.

Entrare nel merito dei parametri, che definiscono il piano allo stato attuale, è per Agostinelli un dovere che incrocia proprio la volontà politica di procedere con l’intervento, al fine di scongiurare il dramma di un “cantiere nel cantiere” in grado di compromettere gli interessi della ditta Primi. Per questa ragione il consigliere di minoranza ha protocollato un’interrogazione composta da otto punti, tutti dedicati alle criticità tecniche del caso, dal deflusso del traffico in centro all’impatto del nuovo sbocco sul passaggio dei pedoni, e poi ancora dalla stabilità e sicurezza della sede ferrovia alla possibilità di optare per un sovrappasso o sottopasso pedonale, da ottenere invertendo il senso di marcia in via San Pietro.

“Scendere nei dettagli richiede però competenze specifiche che noi non possediamo”, ha avvertito Palmieri, prima di tuonare contro la pretesa di produrre valutazioni sul metodo che spetterebbero piuttosto agli ingegneri di RFI.

Ma tra le fila della minoranza c’è anche chi si stupisce per l’assenza di alternative, “ad un anno di distanza dalla nostra richiesta di avviare uno studio specifico sulla viabilità, con tutte le aree coinvolte dalla chiusura del passaggio a livello”, ha ricordato Giovanni Petrotta supportato dalla consigliera Enrica Nogara. Per Giuseppe Taldone è impossibile pensare di mettere in salvo il finanziamento senza aver prima individuato la formula per proteggere i lavoratori.

Già dal primo giorno abbiamo chiesto agli enti di procedere limitando il più possibile i disagi per le persone coinvolte – ha sottolineato il sindaco Andrea Pellicini, chiamato in causa proprio dal capogruppo de “La Grande Luino” -. Ritengo però un grandissimo errore pensare di non progettare una strada alternativa al passaggio a livello. Abbiamo anche pensato ad alcune zone da mettere a disposizione dell’azienda che farà i lavori per il ricovero dei mezzi da cantiere, a testimonianza del fatto che la posizione della ditta Primi rimane un aspetto prioritario dell’intera vicenda”.

Parole che hanno lo scopo di arginare la malsana convinzione secondo cui possa esistere una parte buona e una cattiva all’interno di questo difficile processo. Parole che, allo stesso tempo, si collocano alla base del voto contrario espresso dalla minoranza, motivato dal capogruppo de “L’Altra Luino”, Franco Compagnoni, come un voto “cautelativo“, in attesa che i discorsi fatti dal sindaco si concretizzino.

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