Luino | 9 Luglio 2018

Luino, “Pedonalizzazione del lungolago scelta giusta e coraggiosa”. Il caso dell’edicola

Dopo le polemiche tra comune e Comitato di Piazza Libertà, la situazione dell'edicola torna al centro del dibattito tra posizionamento, parcheggi e interessi collettivi

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Le problematiche di Piazza Libertà di Luino da mesi, ormai, sono al centro del dibattito cittadino, dimostrazione ne è anche la nascita del Comitato di Piazza Libertà, che solo qualche settimana fa ha reso note alcune proposte per risolvere la criticità al comune.

Negli scorsi giorni, però, eravamo andati a farci raccontare la situazione da Morena Voltan, una delle due sorelle che gestisce l’edicola in piazza e che vive quotidianamente ed in prima persona la trasformazione urbanistica del lungolago, dove a fronte dell’eliminazione dei parcheggi, soprattutto, come sostiene la signora Voltan, nel corso degli anni sono diminuiti anche gli incassi.

Se da una parte, sui social network, sono state tante le persone ad attribuire la “colpa” della diminuzione degli incassi al mercato online e al cambiamento delle esigenze dei cittadini, sia per i quotidiani cartacei che per altri servizi, dall’altra parte, invece, c’è chi riflette sul quadro urbanistico del paese lacustre, e affronta il tema a tutto tondo.

Ecco l’intervento dell’architetto Diego Intraina in merito alla questione.

Cerchiamo di non confondere il buon senso urbanistico con la contrapposizione politica. La pedonalizzazione del lungolago è stata una scelta giusta e coraggiosa, oltre che una scelta obbligata e senza nessuna preoccupazione dico obbligata. Si era ormai arrivati ad un punto dove non si poteva più ignorare l’importante e sensibile avanzare di alcune teorie urbane che individuavano e rivelavano nascenti bisogni e desideri capaci di interagire con il senso esistenziale della città e il significato “carnale” e fenomenologico dell’abitare stesso nella città. Teorie che, relazionandosi con un largo spettro di pensieri e facendosi consapevolmente contaminare, stavano osservando (e lo fanno sempre più oggi) l’apertura di nuove forme possibili di connettività. Esperienza questa fortemente rigenerativa, per i pensieri urbani, proprio perché capace di tracciare e (ri)semantizzare percorsi valoriali collettivi adatti a traghettare oltre alla pur primordiale necessaria utilità.

Ma, come tutti i riassetti semantici, anche quello della città, evidentemente, non può evitare di creare anche qualche disagio. Il processo rigenerativo, momento di incontro tra l’essere motilità dell’organismo e la volontà di potenza trasformativa del pensiero, non può però fermarsi o addirittura indietreggiare di fronte a degli interessi puntuali. Ma il buon senso impone che queste difficoltà, che pongono comprensibili disagi, vadano però gestite, nel limite del possibile, ricercando opportune soluzioni. Purtroppo, queste risoluzioni, e qui ritorniamo ai risultati delle discipline teoriche, non sempre si possono trovare o esercitare all’interno delle territoriali condizioni esistenti. Non tutto e sempre si può fare.

Condizioni d’interesse o eventuali aspettative (in questo caso commerciali) non possono contraddire lo scopo e il senso ultimo del “pensiero-progetto” dell’intervento, in questo caso ad una coerente rappresentazione funzionale di pedonalizzazione della fascia a lago. Dunque, nel momento che si verifichi una reale e concreta incompatibilità tra il “nuovo senso” (pedonalizzazione fascia a lago) e la funzione (nel nostro caso un’edicola-commercio con gli attuali e ritenuti fabbisogni complementari: posteggio e …), non si può fare altro che verificarne la delocalizzazione, oppure scommettere in una possibile riconversione dei comportamenti del consumatore (grazie alle diverse percezioni vivibili con il nuovo contesto), capaci di generare nuovi profitti e semplificazione dei fabbisogni complementari.

Su questo fenomeno c’è ormai un’ampia letteratura che andrebbe sperimentata politicamente. Questa sperimentazione andrebbe affrontata e considerata in modo concreto (anche nei preventivi finanziari delle opere) e preliminare quando si decide di affrontare significative trasformazioni urbane, e lo si dovrebbe responsabilmente fare, proprio per evitare momenti imbarazzi e contraddittori come questi (disagio di operatori commerciali) o quelli di re-azione dei comitati di quartiere (taglio di alberi o eliminazione posteggi). Ma non solo: questa implementazione di relazione creativa, qualora venisse presa seriamente con metodo professionale, aiuterebbe ad avvicinare e armonizzare il pensiero quotidiano con quello scientifico, incarnandosi nella cultura, rendendo così più facile la comprensione e dunque il consenso sulla nuova narrazione semantica.

Dunque, qualora si dovesse accettare di percorrere una logica della de-localizzazione non sempre, e questo può essere il caso di una edicola/commercio, si può pensare di poter pretendere la garanzia di posteggi nelle immediate vicinanze. Anche nella nuova localizzazione questo inserimento dovrà essere sottoposto ad una pregiudiziale visione-progetto dell’area, anche perché, se così non fosse, le considerazioni generali di una nuova visione e forma di vivibilità urbana (applicazione di logiche e di gerarchie che individuano e definiscono, rappresentandole, aspettative e condizioni valoriali collettive) andrebbero ad evaporare nelle invasive e attuali contraddizioni. Paradossalmente vorrebbe dire che ai commerci di via Vittorio Veneto, qualora si decidesse di procedere alla pedonalizzazione, si dovrebbero garantire, difronte alle attività puntuali, differenti aree parcheggio.

Ma questa condizione non farebbe altro che costringere i pedoni alla consueta e difficile convivenza che, nulla cambiando rispetto alla situazione attuale, continuerà ad imporre una rigida e limitata direzionalità provocata dal marciapiede.  Già, in molte teorie commerciali ormai impregnate di psicologia gestaltica, tale rigidità è stata considerata una delle maggiori e limitanti contrazioni dei consumi e per l’appunto da evitare.

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Una replica a “Luino, “Pedonalizzazione del lungolago scelta giusta e coraggiosa”. Il caso dell’edicola”

  1. Rolo ha detto:

    La cosa che più mi ha stupito in questo articolo è il fatto che sia l’architetto che ha progettato la zona pedonale del lungo lago, cementificandola, ad entrare in campo in una vicenda che ha come interlocutori un gruppo di cittadini (Comitato di Piazza Libertà) e l’Amministrazione comunale, ma non di certo il sig. Intraina che esegue ciò che gli viene chiesto ed elogia il proprio lavoro…. della serie: “Oste, è buono il tuo vino?”

    Che i responsabili del Comune non sappiano dare risposte concrete al Comitato ed abbiano delegato l’ideatore del progetto a parlare per loro conto? Chissà, potrebbe essere un’ipotesi che mi piacerebbe vedere smentita con delle argomentazioni concrete, sensate e nel rispetto dei cittadini amministrati e soprattutto delle loro idee.

    Nel documento c’è tanta filosofia teorica che personalmente proprio non apprezzo, scritta sicuramente bene ma rivolta ad un parterre colto e tecnicamente di settore, forse plurilaureato ma che non tiene per niente conto del fatto che si ha a che fare con delle persone comuni che faticano a sbarcare il lunario e che con la teoria semantica dell’architettura si abbioccano. Si, perché forse il sig. Intraini non ha presente il fatto che noi siamo semplici “cittadini badilanti”, di cultura media, che paghiamo le imposte dovute ma che vorremmo soprattutto rispetto per il nostro lavoro, idee e sacrifici.
    Leggendo l’intervento mi è venuto in mente il personaggio di Fuffas, interpretato da Maurizio Crozza, il nostro arch. Intraina, su che nuvoletta vive? Mi auguro che in un futuro intervento voli più basso e sia più terra a terra e stringato, magari qualcuno si interesserà di più alla sua reprimenda, ne comprenderà subito il senso e (forse) starà dalla sua parte.

    Vengo ora alla lunga quanto a mio avviso inutile e noiosa prosopopea dell’architetto che alla terza riga farebbe addormentare anche il più focoso dei macachi afgani:

    “…non si poteva più ignorare l’importante e sensibile avanzare di alcune teorie urbane…”:
    se sono teorie e per di più sono solo “alcune” si possono benissimo ignorare, specie se a farne le spese è chi con il lavoro ci mantiene la famiglia.

    “…ritorniamo ai risultati delle discipline teoriche, non sempre si possono trovare o esercitare all’interno delle territoriali condizioni esistenti. Non tutto e sempre si può fare.”:
    se le discipline sono teoriche e cozzano contro chi con il lavoro reale ci campa, allora la cosa non può funzionare e la teoria viene quindi messa da parte.

    “…nel momento che si verifichi una reale e concreta incompatibilità tra il “nuovo senso” (pedonalizzazione fascia a lago) e la funzione (nel nostro caso un’edicola-commercio con gli attuali e ritenuti fabbisogni complementari: posteggio e …), non si può fare altro che verificarne la delocalizzazione,…”:
    io non ho alcuna relazione con chi gestisce l’edicola ma sono certo che, come chiunque apra un’attività ci pensi molto e forse non dorme per qualche notte e prima di metterci i propri risparmi, che questi abbia verificato le potenzialità del luogo, la posizione, verificato i libri contabili precedenti, non da ultimo la comodità per gli utenti, e altro ancora.
    Ora arriva un architetto che ne propone la delocalizzazione, l’investimento fatto a suo tempo ed i mancati guadagni (ho letto di un 40,-% in meno da quando c’è la zona pedonale) li rimborserà l’architetto Intraini o il Comune di Luino? Se sarà così sono certo che i titolari dell’edicola saranno ben lieti di trasferirsi anche al passo della Forcora.

    “Paradossalmente vorrebbe dire che ai commerci di via Vittorio Veneto, qualora si decidesse di procedere alla pedonalizzazione, si dovrebbero garantire, di fronte alle attività puntuali, differenti aree parcheggio.”:
    Si! Perché a Luino i parcheggi mancano e per vivere questi commercianti hanno investito i loro risparmi concreti e non le teorie semantiche di un’architettura che pensa solo a cementificare.

    “…psicologia gestaltica”: accipicchia, che parolona, qualcuno me ne spiega il significato (ma non l’architetto, sarebbe troppo prolisso)?

    Avrei altro da aggiungere, specie per quanto concerne gli alberi, ma lo spazio si sa, è quello che è. Sono comunque certo che occasioni future non mancheranno.

    Rolando Saccucci

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