(a cura di Diego Intraina) Quando si vuole ragionare sul significato e sul fenomeno della parola connessione bisogna sempre pensare ad una struttura composta da due motori produttivi: dalla finalità/opportunità e da soggetti che la determinano.
L’incontro dei due motori, finalità/opportunità (un agire con scopo determinato che provoca incontri coinvolgenti e contaminanti da parte di nuove visioni) con la qualità dei soggetti coinvolti, è lo spirito vitale che produce connessione e da carattere alla relazione e alla probabile e successiva connessione.
Dunque la connessione è un processo aperto e dinamico, non può e non deve essere una relazione fine a se stessa, atto puramente funzionale ad un fine, ma deve essere potenza d’azione, permanente volontà attiva di superamento predisposta a contaminarsi, nell’agire della forma dialogica, col mondo delle possibilità.
Questa volontà di relazione dialogica, in divenire, tra finalità/opportunità e soggetti, assembla la forma e da un carattere di forza ibrida alla relazione: una forma che va ad esercitare potenza, grazie alla combinazione e alla contaminazione, caratterizzata dalla volontà di coinvolgimento delle finalità/opportunità con plurimi soggetti. Nei processi di connessione più sono i soggetti coinvolti più risulta potente la forza ibrida della relazione e la realizzata finalità: ecco il perché della necessità di una struttura reticolare delle connessioni.
La combinazione e la qualità della connessione risulta essere strategica in ogni processo, perché assegna ai due motori una allargata potenza espressiva.
Risulterebbe una potenza allargata che potrebbe riuscire a contaminare il l’egemonia culturale del momento (culturale-politico-economico “per ora locale”), e portare una ventata di innovazione alla tendenza in divenire, sempre in atto, del cambiamento: mutare o produrre, pensieri biopolitici, modelli bioecologici che possono concretizzare e caratterizzare nuove visioni spaziali della convivenza, nuove condizioni comuni capaci di radunare gli abitanti in Comunità.
LE FORZE DELLE CONNESSIONI IBRIDE RINFORZANO LE CITTÀ
I luoghi, la città e il territorio sono il vero prodotto e supporto della convivenza di una Comunità, vere realtà mutanti che mutano al mutare della composizione e dei processi di connessione ibrida prodotti dalla moltitudine abitante.
Queste realtà, mutano attraverso l’applicazione di “casuali e puntuali” processi produttori di forme ibride, relazioni complesse che, concretizzandosi in forme “comuni”, riescono a rappresentare un modello in divenire: potenza ed egemonia associata ad una determinata idea di cambiamento.
Più è esteso, nella forza ibrida, il fenomeno “comune”, più si rafforza la potenza dell’egemonia e più l’dea della città risulta condivisa.
Questa volontà e questo comportamento, il “come” dell’agire politico, di dare (oppure rinunciare) potenza e qualità di rete alle connessioni (dialogo della moltitudine), diventa il vero agire e la possibile forza egemone culturale, nonché la principale responsabilità nel governo del territorio.
LE CONNESSIONI TRASPORTANO EGEMONIA CREANDO STORIA
L’incidenza del fenomeno compositivo dei motori lo si può facilmente accertare andando a studiare la storia delle città e delle mutazioni avvenute nelle diverse epoche.
I luoghi e gli edifici religiosi e pubblici sono dei portatori significativi di queste forme ibride di egemonia.
Gli stili architettonici ecclesiastici sono un chiaro fenomeno della mutazione dello spirito religioso e della egemonia di quel pensiero: le grandi finestre gotiche e le forme concave o convesse del barocco sono un eclatante esempio di isomorfismo: una concreta espressione di rappresentazione del pensiero egemone maturato attraverso un agire di connessioni trasportatrici di sapere e forme comuni artigiane:
Ogni periodo è caratterizzato da una o più forme comuni che strutturano i diversi elementi della realtà sociale e del pensiero. Queste forme comuni, o isomorfismi, propri di ogni periodo storico sono, per esempio, quelli descritti da Foucault nei suoi studi sulle distribuzioni spaziali e sulle architetture delle differenti istituzioni disciplinari della modernità. Antonio Negri e Michael Hardt – “Moltitudine” ed. Rizzoli
Anche la storia della recente pianificazione urbana è sintomatica: si è passati da teorie dello zoning – espressione di un pensiero economico concentrato su una separazione delle funzioni corrispondenti al modello di lavoro industrializzato della fabbrica – ad un modello di economia sociale del lavoro che richiede l’estensione e il coinvolgimento, del tempo del lavoro, all’intero tempo del vivere quotidiano.
Dunque ad un ripensamento dei modelli di pianificazione urbana, un ripensamento che richiede il bisogno di un elaborazione molteplice di connessioni che interessano, non solo le funzioni materiali produttive concernenti la città, ma anche i significati e i bisogni immateriali con cui queste connessione interagiscono coinvolgendo, nell’abitare esperito, l’intero territorio.
Questo nuovo modello di abitare l’economia della città, che (con)vive di creatività sociale, mette in crisi l’egemonia del tradizionale pensiero economico e politico.
Economia e politica, sono due realtà che si trovano ad affrontare una differente narrazione, una realtà amplificata di relazioni alternative che devono dialogare con nuove esigenze e forme urbanistiche che richiedono, alla città e al territorio che le abbracciano, di offrire maggiori connessioni osmotiche, una connessa configurazione a rete che si scontra con rappresentazioni rigide e con gerarchie funzionali o disegni utopici “panottici” di governo.
CAMBIAMENTO DI PARADIGMA: DALL’EGEMONIA LINEARE ALL’EGEMONIA DELLA RETE
Parliamo dell’oggi: la convivenza nelle città è sempre più complessa, abbiamo detto che la città diffusa è sempre più abitata da una moltitudine di soggetti che si rifanno a modelli diversi di pensiero e saperi scientifici che continuano a riprodursi spacchettandosi e specializzandosi, ed è così anche per l’ambito dell’istruzione e della formazione.
Oggi, appunto, sta avanzando la convinzione che sia indispensabile una nuova rivoluzione culturale, una consapevolezza di dover contrastare questo dissociativo trend socio-culturale ed economico, un modo di pensare e comportarsi che chiede di ritornare a modelli di pensiero olistici.
Una convinzione che per realizzarsi, ha bisogno di aumentare le connessioni uscendo dalle logiche lineari del progresso capitalistico e connettere, condividendoli, differenti sentieri che strutturano e potenziano modelli di relazione a rete.
Questa spaziale rivoluzione connettiva a rete (“… il lavoro di rete permette di mettere insieme risorse e competenze diverse che sanno costruire delle risposte e delle strategie tra loro complementari, strategie che, se ben sperimentate e condivise, possono diventare la buona prassi…”) ricade, non solo sugli impianti urbanistici ma anche sulle singole costruzioni e, in modo particolare, su quelli che svolgono delle articolate funzioni pubbliche come la salute e gli istituti scolastici.
Entrambe queste funzioni, per attuare l’egemonia del pensiero della rete, dovranno affrontare un generale ripensamento comportamentale interdisciplinare e, di conseguenza, una mutazione degli spazi della città.
Ripensamenti e comportamenti che dovranno riclassificare gli spazi e rimodulare le infrastrutture cercando di trovare soluzioni che possano ri-connettere gli esistenti e nuovi luoghi dell’abitare, in una visione condivisa di città connessa.
Conseguire tale visione e condivisione della città connessa vuol dire operare sul “come politico” e decidersi di operare, una volta per tutte, attraverso serie e partecipate co-progettazioni alla ricerca dell’ambito del comune.
Andare alla ricerca del valore comune, in una realtà sociale moltitudinaria, è possibile solo attraverso l’elaborazione di processi e di investimenti che concretizzano ambienti predisposti a funzionare da vere macchine per la connessioni a rete.
NUOVO MODO DI CO-PROGETTARE LE INFRASTRUTTURE
Per quanto riguarda le infrastrutture, la connessione a rete, non sembra possibile con la sola vicinanza o il semplice contatto tra edifici; questa vicinanza non sembra soddisfare quella realtà a rete, empatica e dialogante, che richiede la relazione sia scientifica che quella esperienziale.
Se pensiamo a nuovi centri scolastici, composti da percorsi scolastici differenti, -sarebbe meglio per coerenza al linguaggio della “rete” chiamarli nodi scolastici- non possiamo non pensare all’interessante relazione connettiva che potrebbe innescare un incontro concreto tra discipline e attività differenti e come, questa preziosa e praticabile relazione interdisciplinare, potrebbe essere confermata e potenziata materialmente e immaterialmente nei progetti architettonici.
Pensare le fasi progettuali di affinamento, con l’affiancamento di esperti del settore educazione e di personalità del mondo della cultura, si potrebbe affrontare considerazioni pedagogiche, teorie e prassi educative innovative trasformandole in spazialità; condizione che potrebbe consegnarci delle nuove visioni progettuali più performanti alla tendenza socio-culturale.
Questa ricerca di relazioni eviterebbe così di ignorare la potenza dell’idealità e la sua presenza -incontro/confronto- nell’accompagnare le relazioni quotidiane della convivenza: un dialogo ed uno scambio tra teorie pedagogiche e pratica esperienziale: sintesi immediatamente trasformabile in comune e creativa operosità.
LA NARRAZIONE DELLA RETE HA BISOGNO DI UN USO APPROPRIATO DELLA METAFORA
L’utilizzo delle metafore, con il preciso compito di presentare e giustificare una narrazione riguardante un modello progettuale, richiede un utilizzo responsabile.
Il “treno della conoscenza”, proposto a Luino per il futuro centro scolastico localizzato nell’area dismessa della stazione ferroviaria non appare, così come è stata spiegata, un narrazione progettuale di innovazione.
Questa metafora è affiliabile ai precedenti modelli industriali, oggi in fase di declino perlomeno nel luinese: basta guardare lo stato di degrado e abbandono delle nostre stazioni.
È una Metafora inappropriata, richiama un tipico vettore (il treno) di attraversamento rigido e di collegamento lineare che non descrive la contemporanea visione dinamica della società struttura per connessioni a rete, visione sicuramente più appropriata per un nodo pluri-scolastico.
Il “treno della conoscenza” risulta pertanto essere una metafora poco innovativa.
La lineare composizione a vagoni, giustificata dalla conformazione dei binari esistenti che nulla centrano con l’istituzione e la pedagogia scolastica e nemmeno con il Genius Loci (genio del radunare) del contesto circostante –composizione che dovrebbe ospitare i differenti istituti-, risulta essere un disegno non corrispondente e inappropriato per cogestire presenti e future, nonché probabili, potenziali relazioni (“reti di scopo” territoriali) delle attività scolastiche.
Dunque, il modello progettuale proposto non rappresenta una auspicabile e suggestiva visione narrativa e nemmeno una possibilità progressiva pedagogica dallo spirito olistico: relazioni e integrazioni di didattica dei saperi.
Ricordo che in questo nodo scolastico c’è la presenza di discipline diverse che nel quotidiano risultano complementari e che sarebbe interessante si potessero relazionare: tipo i geometri con i falegnami; i cuochi con alcune discipline filosofiche o storiche.
Pertanto, il “treno della conoscenza” è da ritenere una metafora e un’impostazione progettuale involutiva, non rispettosa della tendente egemonia di pensiero che individua, la connessione a rete, come indispensabile per qualsiasi processo sociale e territoriale.
Il “treno della conoscenza” è un modello superato prima ancora di nascere.
L’opportunità di ricostruire un articolato nodo scolastico e culturale dovrebbe, in questa fase preliminare, consigliare maggior cautela di approccio e andare ad affrontare, con spirito di ricerca, l’opportunità di nuove modalità di coinvolgimento (pedagogisti, insegnanti, filosofi, urbanisti, architetti, tecnici ambientali ecc.), di co-progettazione (nel caso specifico dell’area ferroviaria anche di verifica del rischio) e maggior tempo di affinamento (ricerca di sistemi pedagogici interdisciplinari reticolari) in modo che si possa volare sulle ali di una rivoluzione: per oggi ideale e per domani concreta e attiva.
Campagnano, 30 settembre 2024
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