Luino | 19 Maggio 2018

Luino, “Relazioni, conoscenze e differenti pensieri per costruire il futuro insieme”

Area Borri, Ratti e Visnova, aree dove in futuro si potrebbe scrivere la storia del paese lacustre, input per gli spunti di riflessione di Diego Intraina e Ivan Rovetta

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Una lunga analisi della situazione attuale riguardante la politica luinese e le decisioni che verranno prese nei prossimi mesi che, necessariamente, andranno a scrivere il futuro urbanistico, sociale e culturale del paese lacustre.

Ad intervenire oggi, insieme, sono Ivan Rovetta e Diego Intraina, cittadini sempre attivi sul territorio che partendo dalle vicende e dalle prese di posizioni legate al progetto del Palazzetto dello Sport, intervengono a 360° sul ruolo dell’amministrazione comunale e su quello che potenzialmente, almeno in teoria, si potrebbe fare per incentivare le relazioni ed il confronto costruttivo, per “condizionare in meglio la qualità della vita, in primis per i residenti presenti nell’area e nelle vicinanze, poi per i cittadini e infine per tutti i luinesi”.

Ecco il loro testo, inviato alla redazione.

Sui Social network si aprono molto spesso il “mercato dei desideri” e, con la stessa velocità, lo si chiude senza però comprendere che questi “cataloghi” rimangono, e che molto spesso vengono politicamente utilizzati in modo strumentale dagli enti interessati.

La politica, ambito in continua mutazione, “usa i” e si “fa usare nei” liquidi social network. Perché si parla di utilizzo strumentale? Perché il più delle volte i desideri e la loro elaborazione risultano essere incuranti delle complessità dei luoghi e deficitari di quelle reali conoscenze territoriali che conformano e qualificano la geografia (perimetro) dell’intervento. Però, nonostante questo, possono essere utilizzati discrezionalmente per far credere di soddisfare un “consenso manipolato” che vela ben altri interessi.

Anzitutto l’adeguarsi alle richieste della “rendita differenziata”: aree dall’alto valore simbolico e di mercato fondiario. Vedi area Borri, Ratti e Visnova dove il cambio di destinazioni da zone industriali/speciali a zone residenziali hanno permesso tutt’al più nella realizzazione e nella discussione la possibilità di venire o essere macchiate da puntuali standard: servizi, parcheggio, aree verdi ecc.. In secondo luogo, deviare il pensiero su protocolli semplificati dove fà da padrona la parcellizzazione del luogo e dove il “pro-getto” viene declassato trasformandolo in banale edificazione.

Il “come” del comportarsi pregiudica i risultati pianificatori. A Luino sta forse succedendo qualcosa di simile? Sì. L’intera area ex Visnova con una parte non marginale dell’area ferroviaria adiacente al Villaggio Fanfani – perché è di questo perimetro che stiamo parlando – corre il rischio che non gli venga assegnata una giusta connettività, sia in termini territoriali che in quelle possibili di “relazione attiva”; connettività che dovrebbe soddisfarsi nel coinvolgimento tra le molteplici condizioni di proprietà e una elaborazione strutturata della domanda di interesse collettivo. Affrontare un’area con queste complessità – orografiche, di sicurezza, di valenza storica e strategiche funzionali – non può eludere da una pre-dichiarata visione generale delle “invarianti”: custodia e cura delle qualità preesistenti e di intuizione prevedibili supportabili attraverso volontà di civiltà: culture altruiste disponibili ad introdurre soluzioni esistenziali caratterizzate da pensieri solidaristici e rigenerativi, scelte consapevoli pronte ad accettare che tali obiettivi possano provocare anche una differente e considerevole distribuzione dei costi (cambiamento delle priorità o addirittura l’applicazione di tasse o moltiplicatori di scopo). Insomma una consapevolezza ridistributiva capace di condizionare in meglio la qualità della vita, in primis per i residenti presenti nell’area e nelle vicinanze, poi per i cittadini e infine per tutti i luinesi.

Il “fare”, per diventare la rappresentazione virtuosa del sapere, deve essere l’espressione di un processo di condivisione e connessione territoriale. Quali strumenti comportamentali potrebbero qualificare le politiche territoriali? Per ottenere questo risultato di condivisione non è sicuramente sufficiente l’elaborazione di un generico documento d’indirizzo, pur Consigliare o di Commissione, oppure di intermittenti pensieri astratti “del fare” di qualche politico che altro non fanno se non precorrere fini elettorali e incrementare virtuali e interminabili desideri insostenibili. Oggi si sono ormai sperimentate tecniche molto più performanti ed efficaci per costituire processi di condivisione attraverso la co-progettazione, modalità che però (anche nel caso specifico) sembrano indigeste al “sistema Luino” (ma non solo! Su questo è vero, almeno nel luinese troppo spesso non esistono differenze tra sinistra o destra o …).

L’eticità della Politica viene determinata e riconosciuta dalla volontà sensibile di dialogare con la conoscenza. Ma nel concreto su cosa ci si dovrebbe concentrare per affrontare questi processi?  Le invarianti dovrebbero essere le prime interrogazioni che una Politica attenta e diversa (ormai un ritornello in questi giorni pre e post-eletorali) oltre che sensibile, dovrebbe condividere con l’intera popolazione, per poi e solo poi, potersi rapportare in modo consapevole, responsabile e trasparente con gli adeguati interessi della proprietà. Questo comportamento permetterebbe alla politica attenta e diversa di porsi in modo alternativo nell’atto dell’osservazione, mettendo in primo piano i bisogni e gli interessi degli elettori in modo da poter garantire, a tutta l’attività politica, un reale e condiviso comportamento etico.

L’efficacia della governance è nell’intensità delle relazioni e nel risultato del coinvolgimento attivo nella fase di co-progettazione. Ma questa “attenzione diversa” potrebbe fare la differenza nel caso specifico? Qualcuno potrà asserire che le osservazioni finali non c’entrano nulla con la progettazione dell’area, ma mi permetto di dire che sbaglia. Abbiamo sempre sbagliato fino ad oggi e i risultati li si possono osservare ovunque. Abbiamo creduto nella possibilità che la politica, cavalcando il diritto di rappresentanza, fosse autorizzata e capace di decidere in modo autorevole, magari giustificandone anche l’autoritarismo, senza ricorrere ad elaborazioni di sintesi che si generano e si strutturano dal basso (tant’è che oggi addirittura si vuole forzare la mano teorizzando questa nuova stratificazione esistenziale affermando, secondo me affrettatamente, che le categorie sinistra-destra devono essere superate per l’appunto dai dei moti ondosi socio-spaziali come alto e basso).

La governance, per essere democraticamente efficace ad esprimere sensibilità paesaggistiche, deve necessariamente farsi carico di una elaborazione di sintesi: intercettare e confrontare pensieri individuali con quelli collettivi a sua volta rigenerati.

Per svolgere questo ruolo di sintesi una Amministrazione Pubblica deve confrontarsi con quelle espressioni portatrici di moltitudine societaria. In primo luogo cercando di apprezzarle nella loro motilità (proprietà degli organismi viventi di modificare attivamente e in modo reversibile la propria posizione, ndr) andando a contribuire alla “messa in relazione” delle loro conoscenze, unica “messa in relazione” capace di causare re-azioni di energia creativa. In secondo luogo attraverso un coinvolgimento attivo nella co-progettazione in cui, venendo richiesti avanzamenti ed elaborazioni strumentali delle conoscenze, si concretizza l’identificazione dei differenti pensieri (e qui bisognerebbe immettersi nel significato gramsciano di egemonia per (ri)interpretare il significato della dualità sinistra-destra) di cui, oggi come ieri, c’è ancora un gran bisogno per sopravvivere nell’imbarazzante liquidità.

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Una replica a “Luino, “Relazioni, conoscenze e differenti pensieri per costruire il futuro insieme””

  1. Paolo A. Pavan ha detto:

    Quando si scrive per un pubblico vasto e di media cultura il linguaggio deve essere semplice e comprensibile. Qui non si capisce niente. Si fa uso di espressioni roboanti inutili e improprie.

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