Varese | 16 Settembre 2023

Monteviasco, morte di Silvano Dellea: «Funivia sicura dopo la revisione»

In tribunale la tesi dell’ingegnere responsabile per quella procedura: impianto a norma di legge e dotato di tutti gli strumenti per le manutenzioni

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«Un impianto sicuro e in linea con le norme di legge». Anche l’ultimo dei nove imputati nel processo per omicidio colposo legato alla morte di Silvano Dellea, il caposervizio della funivia di Monteviasco deceduto il 12 novembre 2018 a seguito di un tragico incidente, respinge le accuse. 

Si tratta di un ingegnere con una lunga esperienza nel settore degli impianti a fune, e la sua posizione è identica a quella degli altri tecnici finiti sotto inchiesta per l’incidente, rinviati a giudizio e poi comparsi in aula in tribunale a Varese, dove il dibattimento è ora giunto alla fase conclusiva.  

Non ci sarebbero stati errori nei lavori per la revisione generale della funivia, affidati all’ingegnere, né dimenticanze – sempre secondo il diretto interessato – rispetto ad una revisione quinquennale dell’impianto gestita dallo stesso professionista, incaricato dal Comune di Curiglia. «È sbagliato – ha inoltre aggiunto l’imputato in udienza – che mi venga contestata la violazione di una normativa emanata cinque anni dopo rispetto all’epoca dei fatti». 

Ma in mezzo ai tecnicismi ci sono due punti, nelle dichiarazioni rese spontaneamente dall’ingegnere, che si collegano in modo diretto a quanto avvenuto quel drammatico 12 novembre del 2018, poco dopo la pausa pranzo, mentre Dellea, solo in cabina, stava effettuando un giro di controllo. Un giro partito dalla stazione a monte e terminato a quella di valle, dove il suo corpo fu rinvenuto da una collega, incastrato tra la cabina e una passerella della stazione. 

Il capo servizio avrebbe dovuto limitarsi a controlli visivi e uditivi, sporgendosi dalla botola della cabina, e non viaggiando imbragato al suo esterno, peraltro con la vettura che si muoveva ad una velocità sostenuta e incompatibile con qualsiasi tipo di controllo. Affermazioni già sentite più volte nel corso del processo, e ribadite anche dall’ingegnere della revisione generale. 

Secondo punto: l’assenza in funivia, secondo la tesi accusatoria, di un terrazzino, cioè di una protezione da applicare fuori dalla cabina per svolgere determinate manutenzioni, che in base alle parole degli imputati non spettavano a Dellea, ma a personale più qualificato e dotato di tutti gli strumenti per lavorare in sicurezza, tra cui «pedane di stazione, sia a monte che a valle». A Curiglia era presente un terrazzino mobile, ha fatto sapere l’ingegnere: «Io stesso l’ho usato per alcuni controlli delle funi». 

Nulla di nuovo, dunque, nell’udienza che ha chiuso la fase centrale del processo. A ottobre toccherà alle difese e al pubblico ministero riassumere i fatti e formulare le rispettive richieste al giudice. 

Tutti gli articoli sul processo:

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– Funivia di Monteviasco: «Dellea non morì per un malore»
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Monteviasco, morte di Silvano Dellea: gli imputati respingono le accuse

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