Comincerà il mese prossimo in Tribunale a Varese la fase dibattimentale del processo per omicidio colposo riguardante la morte di Silvano Dellea, manutentore della funivia di Monteviasco, deceduto a seguito del drammatico incidente del 12 novembre 2018, avvenuto alla stazione di valle della funivia mentre l’uomo stava per eseguire un intervento.
Dieci le persone rinviate a giudizio, tra loro il direttore d’esercizio della struttura, funzionari ministeriali, l’ex primo cittadino di Curiglia con Monteviasco e alcuni membri del consiglio di amministrazione della cooperativa che gestiva la funivia.
Durante la prima udienza del processo, che si è svolta questa mattina, gli avvocati Dal Noce e Rumiati, difensori di uno dei membri del cda della cooperativa, hanno chiesto al giudice l’ammissione tra le prove di una perizia su alcuni campioni di sangue appartenenti alla vittima e prelevati durante le indagini da un consulente della Procura per eventuali esami tossicologici, poi non eseguiti.
Qual è la finalità di tale accertamento? Prima di tutto la piena comprensione delle condizioni in cui si trovava la vittima al momento dell’incidente, hanno spiegato i legali in aula, e poi vi è la questione del confronto con quanto emerso dagli accertamenti che hanno riguardato un operaio dell’impianto (non rinviato a giudizio), che il 12 novembre di tre anni fa si trovava alla stazione a monte della funivia e aveva un tasso alcolemico, si è scoperto in seguito, superiore al limite dello 0,50 grammi per litro.
Alla richiesta si è opposto l’avvocato Corrado Viazzo, difensore dei familiari di Dellea, parte civile nel procedimento, che ha contestato l’utilità della perizia a quasi quattro anni dai fatti, «considerando che le tracce di alcol scompaiono del tutto dopo un massimo di novanta giorni ricorrendo al test delle urine, che è il più attendibile». Opposizione anche dal pubblico ministero, che in subordine ha chiesto la valutazione della richiesta dopo l’esame del medico legale, previsto nel corso del dibattimento.
«Allo stato attuale non ci sono elementi per stabilire se l’esame sia indispensabile o meno», questa la posizione del giudice, che ha quindi rinviato la decisione per attendere l’esame dei primi testimoni. L’appuntamento in aula è per il 21 aprile.
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