New York | 22 Dicembre 2019

“Luinesi all’estero”, il dottor Michele Stefano Piccolo da anni a New York

Lo psicologo e psicanalista, dopo aver frequentato il Liceo "Sereni" ed essersi laureato a Torino, è negli Usa da un decennio, dove è sposato e ha due figli

Tempo medio di lettura: 6 minuti

Ad oltre un anno dall’ultima intervista, torna la rubrica “Luinesi all’estero”, che periodicamente continua a raccontare le esperienze e le vite di tutti quei cittadini lacustri che hanno abbandonato l’Italia per costruirsi una vita ed una famiglia dopo aver lasciato la propria terra d’origine.

Oggi è il caso del dottor Michele Stefano Piccolo, psicologo e psicanalista che vive a New York ormai da anni, dopo aver frequentato il Liceo “Vittorio Sereni”, ed essersi trasferito a Torino per studio, dove si è sposato con una donna americana.

Successivamente, dopo la stesura della tesi di laurea e di dottorato, il medico luinese ha vissuto in due periodi diversi nella città statunitense, dove si è poi stabilito.

Ecco l’intervista che ci ha rilasciato.

Raccontaci di te… Quando sei andato via dall’Italia? Dove vivi?

Il mio nome è Michele Stefano Piccolo, sono uno psicologo/psicoanalista e abito a New York City. Sono nato a Luino, dove i miei genitori si sono trasferiti per lavoro prima della mia nascita negli anni ’70. Ho frequentato tutte le scuole a Luino, incluso il Liceo Scientifico di via Lugano, prima di trasferirmi a Torino per studiare Psicologia dopo la maturità. Inizialmente facevo il pendolare, poi ho conosciuto una ragazza americana che studiava a Torino e mi sono stabilito in città, sposandomi.

Inizialmente a motivo di un lutto in famiglia non ho potuto completare subito gli studi in psicologia, ma ho intrapreso una carriera da informatico autodidatta, fino a lavorare come programmatore per un istituto del Politecnico di Torino. Successivamente, dopo aver vinto un concorso come informatico presso un altro ateneo torinese, ebbi occasione di riprendermi e di riprendere gli studi, di laurearmi e soprattutto di intraprendere un Dottorato di Ricerca in Psicologia Clinica. La stesura della tesi di laurea e di dottorato poi, mi ha portato ad affacciarmi su New York in due occasioni diverse, nella seconda ci sono rimasto.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Durante gli anni del Dottorato, ho avuto occasione di fare un anno di studi all’estero. Avevo in mente New York perché volevo svolgere la tesi di dottorato con docenti newyorchesi come avevo già fatto per la laurea. Ero inizialmente interessato a una scuola di pensiero sbocciata a New York negli anni ’90 da un connubio tra psicoanalisi freudiana classica e altre correnti.

Durante quell’anno di scambio all’estero accaddero due cose: la prima fu che, purtroppo, il mio primogenito dava dei segnali di ritardo nello sviluppo; la seconda era avere ottenuto un posto per una specializzazione dopo il dottorato nella desiderata scuola di psicoanalisi clinica. Quindi siamo rimasti in città anche perché il sistema educativo newyorchese ci offriva un posto in una scuola elementare speciale, dove nostro figlio avrebbe ricevuto un programma di supporto promettente per le sue difficoltà.

Siamo in città da circa 10 anni, ci è nata una seconda figlia, entrambi i bambini stanno crescendo qui e il primogenito dà dei segnali di miglioramento. Ho completato la specializzazione desiderata ed ho intrapreso l’esercizio privato della professione.

Di cosa ti occupi?

Mi occupo di psicoterapia e psicoanalisi. L’abilitazione alla professione (la cosiddetta iscrizione all’Albo) è stato un iter complesso perché la maggior parte dei miei titoli erano stranieri. Quindi, nel frattempo, ho svolto altri lavori, come informatico e insegnante. Una volta ricevuti i riconoscimenti burocratici, ho lavorato in cliniche per la salute mentale fino all’apertura del mio studio privato come psicologo.

Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

Mi reco nel mio studio qui a Manhattan dove ricevo persone di tuti i tipi: studenti, manager, professionisti, casalinghe, pensionati, ecc… Mi siedo con loro per una o più ore a settimana. Mi raccontano delle loro vite: dei loro traumi infantili, delle loro dinamiche matrimoniali, della loro sessualità, delle fatiche genitoriali, delle schermaglie al lavoro, dei loro licenziamenti/assunzioni, del loro desiderio di aver un bimbo che non arriva, dei loro nipoti scapestrati, ecc…

Tra i miei pazienti per esempio c’è un trentacinquenne che sente di aver “dormito” per tutti i suoi vent’anni immerso nell’alcol e ora vuole recuperare, ma ci sono anche manager di successo che non sanno se vogliono avere figli, un milionario che sta attraversando un brutto divorzio, una quarantenne psicologicamente devastata per quello che ha subito come “strip dancer” quindici anni prima, una cinquantenne che ha viaggiato tutta la sua vita e che ora fa fatica a crescere un figlio da sola, una settantenne che sta elaborando ora il lutto della perdita di suo padre novantacinquenne, una quarantenne laureata in un’università selettiva di altissimo profilo che dopo la laurea non è riuscita a funzionare in nessun posto di lavoro… e molti italiani immigrati che faticano a trovare il proprio posto. Alcuni pazienti vengono alle 8 del mattino prima del lavoro, altri vengono alle 7 di sera dopo il lavoro, e molti altri negli orari intermedi. In genere giornate molto lunghe.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato? 

In Italia ho lavorato come informatico e come tirocinante-psicologo prima di partire e di formarmi come terapeuta qui. Esercitare psicoterapia in questa città è più facile di Torino – e forse di Luino – per diversi motivi a detta dei miei colleghi italiani. Qui non c’è uno stigma nell’andare dallo psicologo. Chiedere un consulto è cosa normale per lavoratori, professionisti, giovani e pensionati. Tra i miei pazienti ci sono avvocati, medici, manager che non si vergognano di dire agli amici che vanno in terapia. Da molti anni, anche VIP e persone di successo menzionano la propria esperienza di terapia, quindi si è creata una cultura di accettazione. Una collaboratrice di Harvey Weinstein era mia paziente (purtroppo vedendone di tanti colori in ufficio). In questi anni, la moglie del sindaco Di Blasio è una promotrice entusiasta delle cliniche di salute mentale.

La principale differenza riscontrata è che la salute mentale qui non è appannaggio dei camici bianchi come in Italia, dove i laureati in psicologia faticano più dei medici ad inserirsi. Mentre qui è normale per un cardiologo mandarmi pazienti quando ha escluso che la tachicardia di un paziente sia di origine organica. I medici qui hanno molto rispetto per gli psicologi.

Inoltre, un punto importante è che – pur vantandomi del sistema sanitario italiano – in Italia nel privato ci sono solo medici convenzionati ma non “psicologi convenzionati”. Intendo dire che mancano “psicologi di base” che come un medico di base possano ricevere rimborsi dal sistema sanitario nazionale per le visite fatte ogni giorno nel proprio studio privato. Qui la maggior parte dei miei pazienti ha una delle numerose assicurazioni sanitarie private che coprono anche i costi della psicoterapia. Alcuni miei pazienti pagano solo quello che in Italia è chiamato “ticket” per vedermi.

Anni fa, in questo paese è passata una legge che impone la “parità” della salute mentale alla salute fisica per cui le assicurazioni sono tenute a pagare gli psicologi quanto i medici (non gli stessi importi, ma la stessa dignità professionale).

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrato nella società?

Del decennio passato qui finora, i primi quattro anni sono stati i più difficili. Erano gli anni della vita da emigrante, quando l’inserimento era difficile su molti fronti: costruire amicizie, adattarsi ai costi della vita smisuratamente diversi dall’Italia, ed esercitare una professione dove bisogna saper conversare fluentemente in una lingua a me straniera. Ora ci siamo integrati bene. Devo molto a mia moglie che pur essendo un’americana cresciuta culturalmente in Italia, mi ha supportato nell’inserimento a New York, tanto difficile quanto il suo inserimento a Torino anni prima. Emigrare è cosa ardua e tosta. Ho molti pazienti italiani che “o rimpiangono o fuggono dall’Italia”… con tante emozioni contrastanti.

Per quanto riguarda l’inserimento dei miei figli (il primo ora adolescente e la seconda alle elementari), ormai New York è casa loro. Parlano più inglese che italiano.

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovato dal punto di vista lavorativo?

Non ho vissuto in altri paesi, sono sempre stato negli Stati Uniti.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

È inutile dire che mi manca il cibo, ma non solo per i sapori quanto per l’accesso più facile in Italia al prodotto genuino e biologico. Non so perché, ma un piatto di spaghetti con pomodorini freschi ha un sapore del tutto diverso in Italia anche se riesci a trovare i pomodorini qui.

Mi manca la sensibilità italiana verso i prodotti senza glutine (una necessità per la nostra famiglia).

Ma soprattutto, anche se ho vissuto molti anni a Torino, ho ora un’attrazione forte verso territori lacustri. Senz’altro mi manca molto il nostro lago, in particolare la navigazione sul lago. Quando mi prende la nostalgia m’imbarco su un traghetto sull’East River.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Dipende molto dagli sviluppi scolastici dei miei figli e da eventuali cambiamenti giuridici della professione dello psicologo in Italia. Al momento vedo i miei figli inseriti a scuola qui a lungo termine e al momento esercitare la mia professione qui ha vantaggi. Ma mi piacerebbe che le cose cambiassero per gli psicologi in Italia. Chi lo sa?

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel AndreettiGiuseppe ScaleseFrancesca SaiIros BarozziRosita CordascoFederico FolciaAlessio BadialiMarco ChiminiMark MasneriMaria Giovanna FolciChiara TepsichGabriele Romano,  Cristian MassaMattia StragapedeRoberto BrambiniSerena FiorilloSerena MartinelliRamona CerinottiLuca MaremmiDario CaputoMirco ZaniniAndrea FaraceAntonio ArcieriLorenzo BinaElena ArgentonStefano BelluzCarol BaggioliniPaolo RussoLoris MeotLea CanellaDiana CossiBeatrice BeruttiStefano Berutti, Emanuele Rocca, Lorenzo Mandelli, Serena MorandiRoberta ManganoNiccolò ContiniAgnese PalermoAlessia Musso e Marco Oggian questa è la 58esima testimonianza della nostra rubrica “Luinesi all’estero”.

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