Un’altra testimonianza di “Luinesi all’estero”, la 56esima da quando abbiamo lanciato la rubrica, che periodicamente continua a incuriosire tutta la comunità del territorio perchè racconta le vite e le esperienze di tutti quei cittadini, soprattutto under 40, che hanno deciso di lasciare le rive del lago per cercare un lavoro e di costruirsi una vita all’estero.
Come tanti altri concittadini, infatti, sono decine e decine i luinesi che si sono trasferiti nei paesi stranieri, alcuni anche in Usa, Oriente o Australia. Oggi siamo volati proprio oltreoceano per andare ad intervistare la 26enne Alessia Musso che vive da due anni e mezzo a Houston, in Texas, dove è impiegata in una compagnia di brokerage. Ecco quello che ci ha raccontato.
Raccontaci di te Alessia, quando sei andata via dall’Italia? Dove vivi?
Vivo a Houston, Texas, da due anni e mezzo circa.
Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?
Il motivo principale è sicuramente il mio ragazzo, ora marito, Gabriele Romano (un altro ‘Luinese all’estero’, ndr). Quando lui è stato assunto qui ho dovuto decidere se seguirlo o meno. Diciamo che non è stata una decisione complicata: ho sempre desiderato fare un’esperienza lavorativa o di studio all’estero e l’occasione si è presentata al momento giusto.
Di cosa ti occupi?
Lavoro da un anno in una compagnia di brokerage (RT Specialty). La figura del broker assicurativo in Italia non è molto conosciuta; in poche parole si tratta di un intermediario tra l’agenzia\agente e la compagnia assicurativa. La mia posizione al momento è quella di broker assistant. È un lavoro che si svolge a catena: l’azienda che ha bisogno di un’assicurazione contatta un agente che normalmente fa parte di un’agenzia assicurativa, questo a sua volta contatta noi brokers e noi comunichiamo con le varie compagnie assicurative. L’obiettivo è quello di trovare la soluzione ideale per il cliente. Si tratta di un lavoro piuttosto complesso perchè gli assicurati sono di solito grandi aziende o professionisti che richiedono soluzioni personalizzate in base al tipo di business. In particolare il team di cui faccio parte si occupa di responsabilità professionale, sicurezza informatica e assicurazioni per la responsabilità di dirigenti e amministratori della società.
Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?
Tutto si svolge tra scambio di mail e telefono: ogni giorno devo rispondere a mail e chiamate, preparo preventivi, controllo e invio polizze assicurative, richiedo documenti e tanto altro. Sono appena stata promossa e ho da poco preso la licenza per poter svolgere il lavoro di broker, quindi sono anche in fase di training. E’ un lavoro in team: al momento sono l’assistente di due vice presidenti che ogni giorno mi assegnano compiti nuovi e mi insegnano il loro lavoro.
Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?
Le differenze sono enormi. Ho capito cosa davvero significa vivere l’American dream: qui nessuno ti regala nulla, ma se davvero vuoi qualcosa e ti impegni al massimo per ottenerla troverai sempre qualcuno disposto a darti un’opportunità. Al lavoro sento di essere una parte fondamentale del team e il mio lavoro viene apprezzato e riconosciuto. L’obiettivo dei mie capi, infatti, è quello di farmi crescere professionalmente e ci tengono che io acquisisca nuove conoscenze e abilità.
In Italia, dopo la laurea in Mediazione Linguistica e Culturale, sono riuscita ad ottenere un paio di stage. L’ultimo in particolare è stato positivo dal punto di vista dell’ambiente lavorativo: mi sono trovata bene fin da subito con i miei colleghi e il mio capo. I lati negativi purtroppo sono quelli che rispecchiano il mondo del lavoro in Italia: ero sottopagata e vivevo a Milano per poter lavorare quindi dovevo sempre contare sull’aiuto dei miei genitori. Inoltre non avevo visione a lungo termine: nonostante avessi lavorato duro non sapevo se avrei avuto una possibilità oltre allo stage di sei mesi, figuriamoci per una crescita professionale. Purtroppo in Italia mi sarei dovuta accontentare, qui ho la possibilità di scegliere. Dall’altro lato, creare un rapporto con i colleghi (quasi tutti americani nel mio ufficio) non è stato semplice: l’ambiente è più professionale e freddo, poche persone danno confidenza. Solo ora, dopo un anno, sto imparando a conoscerli meglio: se hai bisogno di aiuto sono tutti molto disponibili e sono molto rispettosi del lavoro altrui.
Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrata nella società?
Mi trovo molto bene! Houston è la città più multiculturale degli Stati Uniti, mi sono sempre sentita benvenuta, le persone in generale sono molto ospitali, gentili. Bisogna considerare che è una città del sud quindi i ritmi sono più rilassati rispetto al nord, il che non mi dispiace arrivando dalla frenesia di Milano. Non c’è un vero e proprio centro città, e divisa in zone ognuna diversa dall’altra: inizi ad apprezzarla solo dopo che impari a conoscerla. Ho molti amici, mi sembra sempre di essere sempre in erasmus. Io e Gabriele siamo sempre impegnati tra feste, eventi, cene… siamo sempre in compagnia. Inoltre il clima è stupendo, è praticamente estate quasi tutto l’anno. Anche per quanto riguarda il cibo Houston è la capitale del sud: si mangia molto bene, sia il cibo americano di qui, il famoso Tex-Mex, che il cibo di tutto il resto del mondo. Essendo una città multiculturale ha molto da offrire da questo punto di vista.
Quali difficoltà hai riscontrato?
Appena arrivata qui con Gabriele non conoscevamo nessuno, non è stato semplice creare una cerchia di amici, anche perchè per i primi nove mesi non ho potuto lavorare per questioni di permessi. Ho dovuto avere molta pazienza e determinazione. La città è enorme e quasi totalmente priva di mezzi di trasporto e non avendo una macchina per spostarsi dovevo utilizzare Uber o la bicicletta, anche per andare a fare la spesa. Lavorativamente parlando, non avendo referenze negli States, ho dovuto guadagnarmi la fiducia degli americani: mi sono tenuta impegnata con attività di volontariato (qui molto apprezzato nel curriculum) e ho cercato di crearmi delle conoscenze e di migliorare la lingua inglese. Tutti i sacrifici hanno dato i loro frutti…
In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovata dal punto di vista lavorativo?
Non ho mai vissuto in altri paesi.
Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?
Sicuramente la mia famiglia e gli amici in primis. Non è semplice stare lontani e non poter condividere tante cose… diciamo che è il prezzo da pagare. Vivendo all’estero mi sono resa conto di quanto è bella l’Italia, paesaggisticamente parlando. Quello che mi manca di più è il poter visitare un posto nuovo ogni weekend e avere tante città meravigliose a poche ore di distanza. Negli Stati Uniti per spostarsi l’aereo è quasi sempre l’unica opzione e spesso i biglietti sono molto costosi, il che rende tutto più difficile.
E invece, che progetti hai per il futuro?
Al momento non ho un progetto ben definito. Vorrei continuare a crescere professionalmente e stare a Houston fino a che questa città mi potrà dare nuove opportunità. Mi piacerebbe magari trasferirmi in un’altra città degli Stati Uniti o in Europa, per fare un’esperienza diversa.
Pensi che un giorno tornerai in Italia?
Vorrei sicuramente tornare in Italia, ma ovviamente ci dovranno essere le condizioni giuste per farlo, ad esempio nel caso dovessi trovare un lavoro e una posizione soddisfacenti.
Dopo quelle a Marco Zanatta, Nicholas Vecchietti, Silvia Camboni, Alice Gambato, Fabio Sai, Matteo Lattuada, Luciano Amadei, Antonio Buccinnà, Patrizia Dellea, Fabiana Sala, Giorgia Parodi, Emanuele Marano, Wilmer Turconi, Roberto Zanaldi, Serena Fortuna, Michel Andreetti, Giuseppe Scalese, Francesca Sai, Iros Barozzi, Rosita Cordasco, Federico Folcia, Alessio Badiali, Marco Chimini, Mark Masneri, Maria Giovanna Folci, Chiara Tepsich, Gabriele Romano, Cristian Massa, Mattia Stragapede, Roberto Brambini, Serena Fiorillo, Serena Martinelli, Ramona Cerinotti, Luca Maremmi, Dario Caputo, Mirco Zanini, Andrea Farace, Antonio Arcieri, Lorenzo Bina, Elena Argenton, Stefano Belluz, Carol Baggiolini, Paolo Russo, Loris Meot, Lea Canella, Diana Cossi, Beatrice Berutti, Stefano Berutti, Emanuele Rocca, Lorenzo Mandelli, Serena Morandi, Roberta Mangano, Niccolò Contini e Agnese Palermo questa è la 56esima testimonianza della rubrica “Luinesi all’estero”.
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