Mesenzana | 13 Ottobre 2024

“Luinesi all’estero”, Alessia Drago da ormai 6 anni vive a Tokyo

Dopo il diploma al Liceo "Sereni" e la laurea a Venezia, Alessia è partita per il Giappone, dove ora lavora in un hotel

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Dopo una lunga pausa, rieccoci finalmente con una nuova edizione della rubrica “Luinesi all’Estero”.

In questo episodio conosciamo Alessia Drago, giovane di Mesenzana ed ex allieva del Liceo di Luino.  Trentunenne, Alessia è emigrata nel Paese del Sol Levante nell’autunno del 2018, quando aveva solo 25 anni. Oggi vive ad Akishima, una tranquilla cittadina nella periferia di Tokyo, la capitale nipponica.

Di seguito l’intervista.

Quando è nata la tua passione per il Giappone?

Durante il terzo anno del liceo, quando ho iniziato a guardare il mio anime preferito, “Detective Conan” in lingua giapponese, ma con i sottotitoli in italiano. Alcune puntate si focalizzavano su dei temi particolari, come ad esempio il teatro Nō, e in questo modo ho cominciato a conoscere diversi aspetti della cultura giapponese. Una passione che poi è cresciuta andando a studiare giapponese all’università Ca’ Foscari di Venezia per tre anni.

Cosa ti ha spinto a lasciare il tuo paese natale per trasferirti in una nazione così diversa?

Dopo la laurea, io e una mia collega di studi, Flavia Fede, abbiamo deciso di andare ad Osaka per tre mesi e sperimentare di persona tutto quello che, fino ad allora, avevamo solo studiato sui libri. Ci siamo iscritte a una scuola di lingua e intanto abbiamo lavorato come commesse in un negozio che vendeva articoli italiani. Volevamo capire se davvero ci sarebbe piaciuto vivere lì, o se il Giappone era una passione che preferivamo coltivare a distanza. Una volta tornata, ho provato a cercare lavoro in Italia per un anno, ma senza successo. Alla fine sono tornata di nuovo in Giappone, questa volta decisa a restare. Per un anno ho lavorato part-time in una gelateria, vivendo in una share house con 18 persone, e nel frattempo ho frequentato anche una scuola di perfezionamento della lingua, che mi ha aiutato a inserirmi nel mercato del lavoro

Ora di che cosa ti occupi?

Adesso lavoro all’Hotel Sorano, una struttura alberghiera di fascia medio-alta che si trova a Tachikawa, a dieci minuti di treno da dove vivo. Principalmente mi occupo di preparare le stanze per il check-in, il che significa sovrintendere ai lavori di pulizia e assistere i clienti durante il loro soggiorno, cercando di soddisfare le loro richieste. Ormai lavoro lì da cinque anni, stata assunta subito a tempo indeterminato, prima ancora che l’hotel aprisse ufficialmente, e ho svolto diverse mansioni al suo interno: ho lavorato in reception, al ristorante, al bar e anche alla spa. La struttura è grande, con 80 stanze divise su 11 piani e una piscina sul tetto, e la vista su un grande parco.

Come trascorri invece il tempo libero?

Innanzitutto cerco di rimanere sempre esposta alla lingua, leggendo manga o guardando anime e film in giapponese. Da poco ho anche iniziato a filmare video per i social sul mondo di “Detective Conan”, anche se in italiano. Per il resto, mi piace fare shopping nei quartieri più commerciali e turistici come Shinjuku e Ikebukuro, dove fanno spesso eventi che riguardano gli anime. Ogni tanto, poi, vado al cinema a vedere i film giapponesi, sia di animazione che non, oppure qualche raro film americano.

Cosa ti manca di più dell’Italia?

Sicuramente la mia famiglia e i miei amici. Coi giapponesi è difficile mantenere i rapporti nel tempo e coltivare amicizie profonde, perché sono persone molto private. La cucina italiana, invece, non mi manca tanto, perché oggigiorno, in una città metropolitana come Tokyo, al supermercato si trovano molti marchi italiani, come la pasta De Cecco, la Alce Nero e la Barilla. Per il resto, a volte i miei genitori mi mandano del cibo italiano che qua non si trova, ad esempio grandi pacchi di biscotti: i giapponesi incartano sempre i biscotti uno per uno, perché per loro il cibo deve essere sempre presentato bene, e non li infilerebbero mai nel pacchetto tutti insieme col rischio di sbriciolarsi.

Quali sono, secondo te, i vantaggi di vivere all’estero?

Forse questo non vale per l’estero in generale, però ho potuto constatare che in Giappone il sistema sanitario è molto più veloce ed efficiente rispetto a quello italiano. Le aziende ogni anno mandano gratuitamente i dipendenti a fare un check-up sanitario completo e poi l’assicurazione paga una parte delle spese mediche. Oltre a questo, i treni sono quasi sempre in orario e si viene sempre informati in modo preciso sul perché di ogni ritardo. Senza contare che all’uscita si può ritirare un bigliettino da esibire al lavoro recante i minuti di ritardo del treno. Per il resto, vivere in un paese straniero è sicuramente una sfida, soprattutto i primi tempi. Adesso qui mi sento come se fossi a casa mia, però integrarsi al cento per cento direi che è impossibile. Di solito si tende a legare di più con altri stranieri che vivono la stessa situazione, ma questo non è un male, anzi contribuisce ad aumentare il bagaglio culturale. Si impara ad accogliere i punti di vista altrui anche sulle tematiche attuali.

Quali sono, invece, le difficoltà maggiori che hai incontrato?

All’inizio sicuramente la lingua, in special modo per quanto riguarda le pratiche burocratiche, come i contratti d’affitto o di lavoro, perché ci sono molti termini tecnici. Per cercare lavoro full-time in Giappone bisogna avere almeno un livello N2 certificato. L’inglese non è obbligatorio, anche perché i giapponesi non lo parlano molto bene, preferiscono che ci si rivolga a loro nella loro lingua. Quando tutto è nuovo è normale sentirsi un po’ spaesati, ma avere qualcuno vicino con cui affrontare i vari passaggi è di grande aiuto. A poco a poco ho compreso meglio anche alcuni aspetti legati all’etichetta che in un soggiorno di qualche mese è difficile interiorizzare. Normalmente i giapponesi tendono ad essere un po’ chiusi e diffidenti verso gli stranieri, ma non mi sono mai sentita discriminata. Alcuni di loro sentendomi parlare pensano perfino che io sia cresciuta nel loro paese.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Ora come ora mi trovo bene qui e, a parte una visita annuale ai miei parenti in Italia, ho intenzione di rimanere, però nella vita mai dire mai. Non escludo la possibilità che qualcosa mi faccia cambiare idea in futuro, anche se, almeno per il momento, preferisco vivere il momento e godermi quello che ho qui.

Dopo quelle a Rudi Amadei, Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel AndreettiGiuseppe ScaleseFrancesca SaiIros BarozziRosita CordascoFederico FolciaAlessio BadialiMarco ChiminiMark MasneriMaria Giovanna FolciChiara TepsichGabriele Romano,  Cristian MassaMattia StragapedeRoberto BrambiniSerena FiorilloSerena MartinelliRamona CerinottiLuca MaremmiDario CaputoMirco ZaniniAndrea FaraceAntonio ArcieriLorenzo BinaElena ArgentonStefano BelluzCarol BaggioliniPaolo RussoLoris MeotLea CanellaDiana CossiBeatrice BeruttiStefano Berutti, Emanuele Rocca, Lorenzo Mandelli, Serena MorandiRoberta ManganoNiccolò ContiniAgnese PalermoAlessia MussoMarco Oggian e Michele Stefano Piccolo questa è la 60esima testimonianza della nostra rubrica “Luinesi all’estero”.

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