Scozia | 6 Maggio 2018

“Luinesi all’estero”: Lorenzo Mandelli ha lasciato l’Italia nel 2012, ora studia in Scozia

"Se dovessi tornare in Italia, vivrei o a Luino, che non ho mai smesso di amare, o a Milano. Forse Bologna, o Torino. Credo che a una certa tornerò, ma non so quando"

Tempo medio di lettura: 4 minuti

Anche oggi vi proponiamo l’esperienza di un “Luinese all’estero”, la rubrica che periodicamente sta raccontando vite, esperienze e speranze di tutti quei luinesi che hanno deciso di abbandonare l’Italia per cercare un futuro migliore. Come tanti altri concittadini, infatti, sono decine e decine i luinesi che si sono trasferiti all’estero, alcuni anche in Usa, Oriente o Australia, con l’intenzione di lavorare oppure spinti dal seguire le proprie passioni.

Oggi siamo andati ad incontrare Lorenzo Mandelli che ha lasciato l’Italia nel 2012 e ora vive e studia in Scozia. Avevamo conosciuto Lorenzo nel 2014, in occasione dell’intervista dopo l’uscita del libro che aveva scritto, “Il Bacio delle Pupille”.

Raccontaci di te… Quando sei andato via dall’Italia? Dove vivi?

Sono partito nel 2012. Lo scorso gennaio mi sono trasferito in Scozia, a St Andrews, una cittadina universitaria sul Mare del Nord.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Più avventure. Sapevo, o credevo di sapere, che a Luino non ne avrei trovate abbastanza. Non so come sarebbe andata se fossi rimasto, non ha neanche senso pensarci probabilmente. Avventure per me voleva anche dire, e continua a voler dire, l’incontro dell’altro, dell’ignoto. Trasferirsi da soli in una nuova città è un’esperienza elettrizzante e spaventosa. Riesco a pensare a poche sensazioni così forti, così contradditorie. Forse alcuni thriller, o il paracadutismo. Cambiare paese, ho scoperto negli anni, ti mette in uno stato di perdita. Era anche questa perdita che, confusamente, desideravo. Non mi riferisco alla perdita degli affetti, sia chiaro, ma alla perdita, tra le tante cose, di un senso di appartenenza e di identità che è spesso fasullo, ideale, tossico.

Di cosa ti occupi?

Sto facendo un master in letteratura comparata e migrazioni culturali. Si chiama Erasmus Mundus. Dura due anni e ti porta a studiare in tre paesi diversi: Argentina, Scozia e Francia. Adesso sto studiando e facendo ricerca all’Università di St Andrews, a gennaio dovrei trasferirmi a Perpignan, in Francia. Mi interesso di letteratura latinoamericana moderna e contemporanea nel contesto mondiale.

Come si svolgono le tue giornate quotidianamente?

E’ il lavoro di qualsiasi studente dedicato che ha il privilegio di non dover lavorare mentre studia. I due poli della mia quotidianità sono la biblioteca e il pub (ma decisamente più la biblioteca che il pub): libri e birre insomma, due modi di essere felici. Nel tempo che mi avanza scrivo, traduco, leggo, esco, cucino, viaggio.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?

Ho solo lavorato per l’Italia, come traduttore.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrato nella società?

Nel contesto britannico conosco meglio l’Inghilterra della Scozia. A volte mi sento come un europeo che vive nel Regno Unito, a volte come un inglese o meglio un londinese che vive in Scozia. Sono integrato, ma sono anche confuso.

Quali difficoltà hai riscontrato?

Quattro mesi fa mi stavo godendo l’estate australe a Buenos Aires. A fine gennaio mi sono trasferito qui in Scozia e da lì in poi non ho mai smesso di avere freddo. Per il resto tutto bene, gli scozzesi sono l’opposto del loro meteo.

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovato dal punto di vista lavorativo?

Ho vissuto a Londra, Barcellona e Buenos Aires. Solo a Barcellona ho lavorato, facevo l’insegnante di inglese in azienda. Insegnare è molto divertente. Anche nelle giornate peggiori ero sempre contento di entrare in classe. E poi per me i catalani sono una sintesi culturale rara e stranamente perfetta. Per fare un catalano, mischia uno spagnolo con un tedesco o, se vuoi, un barista di Siviglia con un impiegato di Francoforte: l’edonismo mediterraneo del primo, la perseveranza teutonica del secondo.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Non so bene cosa sia l’Italia per me. Quello che so – quello che mi manca – è la mia famiglia, i miei amici luinesi, certi profumi di pomodoro o di lavanderia, mi manca guidare, mi manca il rumore indistinto di una radio lasciata accesa in un angolo di casa al mattino, mi mancano alcun aperitivi, alcune espressioni del linguaggio o del viso, alcuni gesti, mi manca Montalbano, il lago e il Corriere della Sera (la versione cartacea, ovvio, quella online è insopportabile). Ma l’Italia per me è un concetto troppo riduttivo o troppo generale. Mi sento molto più luinese che italiano.

E invece, che progetti hai per il futuro?

Forse farò un dottorato, forse tornerò a lavorare come insegnante e traduttore, forse cambierò mestiere. Forse qualcos’altro. Voglio scrivere. Il resto è importante ma ancillare.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Se dovessi tornare in Italia, vivrei o a Luino, che non ho mai smesso di amare, o a Milano. Forse Bologna, o Torino. Credo che a una certa tornerò, ma non so quando. Qualche settimana fa, in un articolo su Edward Said, ho letto un aforisma di Hugues de Saint-Victor, un teologo francese del Duecento, e non riesco a smettere di pensarci: ‘L’uomo che trova dolce la propria terra è ancora un debole principiante; colui che considera ogni terra alla stregua di quella in cui è nato è già forte; ma perfetto è solo colui al quale il mondo intero appare come una terra straniera.’

Dopo quelle a Marco ZanattaNicholas VecchiettiSilvia CamboniAlice GambatoFabio SaiMatteo Lattuada, Luciano AmadeiAntonio BuccinnàPatrizia DelleaFabiana SalaGiorgia ParodiEmanuele MaranoWilmer TurconiRoberto ZanaldiSerena FortunaMichel AndreettiGiuseppe ScaleseFrancesca SaiIros BarozziRosita CordascoFederico FolciaAlessio BadialiMarco ChiminiMark MasneriMaria Giovanna FolciChiara TepsichGabriele Romano,  Cristian MassaMattia StragapedeRoberto BrambiniSerena FiorilloSerena MartinelliRamona CerinottiLuca MaremmiDario CaputoMirco ZaniniAndrea FaraceAntonio ArcieriLorenzo BinaElena ArgentonStefano BelluzCarol BaggioliniPaolo RussoLoris MeotLea CanellaDiana CossiBeatrice Berutti, Stefano Berutti ed Emanuele Rocca questa è la 51esima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”.

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