Spagna | 9 Dicembre 2018

Da Laveno in Galizia, Marco Oggian è creative designer. “Tanti progetti in giro per il mondo”

Ti manca qualcosa dell’Italia? "Sì, la bresaola". Progetti per il futuro? "Cambiare il mondo, non arrabbiarmi mai più e girovagare l'oceano in barca di porto in porto"

Da Laveno in Galizia, Marco Oggian è creative designer.
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Oltre a “Luinesi all’estero”, la rubrica che periodicamente continua a raccontare le esperienze e le vite di tanti concittadini partiti per cercare lavoro e fortuna tra Europa, America e Stati Uniti, allargando un po’ i “confini”, sono tanti gli under 40 presenti su tutto il territorio dell’Alto Varesotto che hanno scelto la stessa strada. 

E così, spostando lo sguardo verso Laveno Mombello, abbiamo incontrato Marco Oggian, che da tre anni, dopo aver studiato in Canton Ticino, ha lasciato il paese lacustre per trasferirsi in Spagna, Galizia, dove lavora come creative designer (graphic designer/illustratore e anche fotografo) per tanti e svariati progetti in giro per il mondo.

Raccontaci di te… Quando sei andato via dall’Italia? Dove vivi?

Sono andato via dall’Italia quasi 8 anni fa più o meno e mi sono ritrovato in Svizzera a Lugano, per l’università. Diciamo che più che un andare via dall’Italia è stato un semplice “Mamma vado a vivere da solo a 20 minuti da casa, in un altro paese”. In questi 8 anni è vero però che ho avuto la fortuna di poter viaggiare molto e da 3 anni vivo in Galizia, nel nord della Spagna, il paradiso del surf atlantico e soprattutto dei frutti di mare e del buon vino.

Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?

Non ho grandi motivi per cui abbia lasciato l’Italia. In realtà penso non possa nemmeno dire di aver lasciato il mio paese, non mi sembra la parola adatta. Direi piuttosto che, come tutte le persone mature, ho agito per convenienza. Ho avuto offerte di lavoro e contratti migliori e ovviamente ne ho approfittato. Normale il solo pensare che la curiosità verso posti nuovi ha aiutato la cosa.

Di cosa ti occupi? Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?

Generalmente pianifico la giornata la sera precedente poi, quando mi sveglio, non ricordo assolutamente nulla, quindi apro le mail per vedere un po’ cosa devo fare. Mi alzo, preparo la colazione assieme alla mia ragazza e parliamo di cose bellissime fino alle nove e trenta più o meno poi, in pigiama, vado in studio. In mattinata chiamo il mio agente/rappresentante a Londra, che è più un amico che un collega di lavoro e parliamo un po’, tra una cazzata e l’altra, dei progetti, lavori e esposizioni varie. Nel pomeriggio riprendo invece le mail e inizio a lavorare, finalmente. Sostanzialmente non faccia un cazzo tutto il giorno però non sempre è così, capita anche che, quelle due o tre volte al mese, debba lavorare 14 ore al giorno, prendere aerei su aerei, parlare con un sacco di gente, cambiare continuamente lingua, diventare pazzo per fare tutto alla perfezione, stress a non finire ma devo ammettere che sono i due o tre giorni più belli del mondo. È una classica frase fatta, forse più irritante che la sempre attuale “Venezia è bella ma non ci vivrei”, ma è vero che Confucio non si sbagliava dicendo “Scegli il lavoro che ami e non lavorerai neppure un giorno in vita tua”.

Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?

Certo, ne ho avuto tantissime e generalmente l’unica vera differenza è il fatto che sto ancora aspettando diversi pagamenti. Ultimamente tendo a declinare le offerte italiane, purtroppo.

Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrato nella società?

Malissimo. Noi italiani qua in Spagna veniamo derisi tutto il tempo, per le strade c’è chi ci urla addosso. Una volta sull’autobus mi si avvicina un signore di mezza età e con una incazzatura ben visibile mi fa “torna al tuo paese! Ti dobbiamo mantenere noi con 35 euro al giorno”. A parte gli scherzi, no non è vero… la Spagna è un paese civile e io sono europeo. Mi trovo benissimo, le persone sono generalmente molto buone e si fa festa fino alle 7 del mattino. Quindi certo, mi sono integrato alla grande.

Quali difficoltà hai riscontrato?

Le uniche difficoltà che ho riscontrato sono quelle che ho creato nella mia testa. Ho una fortuna enorme e anzi, tutti noi italiani ce l’abbiamo e niente meno è che un semplice libretto di carta che ci permette di viaggiare dove vogliamo, in qualsiasi momento con qualsiasi mezzo. Sono l’ultima persona sulla faccia della terra che può parlare di difficoltà.

In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovato dal punto di vista lavorativo?

Ho vissuto un po’ in Svizzera, per un brevissimo periodo in Germania, son tornato in Italia per ripartire l’anno dopo per la Spagna. Di questi tre anni uno l’ho passato girovagando per il Sud America con la mia ragazza e quest’ultimo ogni 20 giorni sono in giro per il mondo. Sostanzialmente vivo in Spagna per amore e perché mi piace un sacco ma potrei vivere ovunque. Tra disegni, concetti, fotografie, illustrazioni, animazioni e video penso di aver lavorato per oltre 100 differenti progetti in tutto il mondo e mi son sempre trovato benissimo perché ho imparato con il tempo ad apprezzare anche le cose negative, a concentrarmi sul percorso del lavoro anziché il risultato finale, dove anche la critica più infame è una parte essenziale del lavoro e in una visione un po’ speciale, è un qualcosa quasi positivo.

Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?

Sì, la bresaola.

E invece, che progetti hai per il futuro?

Cambiare il mondo, non arrabbiarmi mai più, vivere in una barca a vela girovagando di porto in porto qua sull’oceano e basta.

Pensi che un giorno tornerai in Italia?

Mi manca ogni giorno ed è il paese più bello del mondo, certo!

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