Ancora un’altra testimonianza di “Luinesi all’estero”, la nostra rubrica che periodicamente continua a raccontare le vite e le esperienze di tutti quei cittadini che hanno deciso di lasciare le rive del lago per cercare un lavoro e di costruirsi una vita all’estero. Come tanti altri concittadini, infatti, sono decine e decine i luinesi che si sono trasferiti nei paesi stranieri, alcuni anche in Usa, Oriente o Australia.
Oggi siamo tornati in Belgio, a Bruxelles, dove siamo andati a trovare Roberta Mangano che dal 2016 vive in lì e che oggi si divide tra insegnamento, musica e teatro nella capitale belga. Ecco quello che ci ha raccontato.
Raccontaci di te… Quando sei andata via dall’Italia? Dove vivi?
Sono andata via da Luino nel 2016 per vivere in Belgio, a Bruxelles.
Quali motivi ti hanno portato a lasciare l’Italia?
Il motivo principale era un Master in chitarra classica al Conservatorio di Bruxelles, per cui ero stata ammessa e che ho appena concluso. Secondariamente c’era la voglia di re-inventarmi e viaggiare.
Di cosa ti occupi?
Diciamo che la mia vita è divisa a metà, tra la musica e le lingue. Nel campo linguistico sto sfruttando le lauree in lingue e in didattica dell’italiano per stranieri, grazie a cui insegno italiano e cultura in quattro scuole, tra cui un’università. Con la musica riesco invece a fare concerti e mettere in scena dei progetti misti tra musica e teatro. Poi c’è sempre l’insegnamento di chitarra e di musica per i più piccoli.
Come si svolge il tuo lavoro quotidianamente?
Ogni giorno è diverso perché l’insegnamento è una professione molto dinamica. Diciamo che non mi annoio mai perché nella stessa giornata mi capita di avere delle lezioni in scuole diverse, in parti geograficamente opposte della città e lavorare l’ora prima con gli adulti e l’ora dopo con bambini di tre anni.
Hai avuto esperienze lavorative in Italia? Se sì, quali differenza hai riscontrato?
In Italia ho sempre lavorato mentre facevo l’università, insegnando musica in diverse scuole, tra cui una a Luino, l’Accademia “Pietro Bertani”. Poi ho collaborato con “La Verdi” di Milano: scrivevo i programmi di sala ed effettuavo conferenze all’interno delle stagioni sinfoniche. Diciamo che rimbalzavo tra un lavoretto e l’altro, i concerti e l’università, non avendo mai qualcosa di fisso. In Belgio trovo la stessa dinamicità (che altri chiamerebbero precarietà) che avevo anche in Italia. L’unica differenza che trovo tra i due Paesi è che in Italia rimbalzavo in macchina e a Bruxelles con i mezzi pubblici.
Come ti trovi nel paese in cui vivi? Ti sei integrata nella società?
L’integrazione a Bruxelles, che è la capitale d’Europa e chiaramente cosmopolita, ha dei risvolti particolari. Si viene accolti e accettati subito, perché c’è già molta diversità, però col tempo mi sono accorta che le etnie di origine vincono sempre. Quindi si creano gruppi tra gli immigrati della stessa nazione, perché in quella confusione forse è l’unica situazione che possa dare una sensazione di casa.
Quali difficoltà hai riscontrato?
Non ho avuto grandi difficoltà, perché fortunatamente ho trovato subito diverse occasioni lavorative e il mondo musicale fatto di tanti stranieri come me è diventato presto la mia nuova famiglia. Ecco, l’unica difficoltà è stata abituarsi al cielo perennemente grigio e alla mancanza di luce.
In quali altri paesi hai vissuto? Come ti sei trovata dal punto di vista lavorativo?
Quando ero in università ho ottenuto uno scholarship per studiare alcuni mesi all’UCD di Dublino, ma non ho avuto esperienze lavorative lì. Nel 2016, invece, ho fatto uno stage in Australia vicino a Melbourne, come assistente di italiano. Nell’ambito lavorativo mi sono trovata bene perché in Australia c’è molto rispetto per la professione di insegnante, infatti è uno dei lavori meglio retribuiti. Anche il sistema scuola è molto interessante perché è organizzatissimo e può vantare di strutture (aule, laboratori, strumenti…) all’avanguardia. Anche le tecniche di insegnamento sono molto moderne: c’è una continua ricerca verso la ludo-didattica e l’uso delle nuove tecnologie in classe. Credo quindi che per molti aspetti l’Australia possa essere d’esempio per le scuole europee, normalmente più conservatrici. Personalmente non sono rimasta perché preferisco sempre la geografia e la vita nella vecchia Europa, oltre a non vedere molte prospettive a livello musicale.
Ti manca qualcosa dell’Italia? Cosa?
Sento nostalgia del lago, principalmente. Invece vedo spesso la famiglia e gli amici per cui non riesco ad avere il tempo di sentirne la mancanza.
E invece, che progetti hai per il futuro?
Bruxelles sarà la mia casa fino a dicembre 2018, anche se ho dei concerti che mi porteranno a viaggiare anche in Italia. Da gennaio partirò per un viaggio in Sudamerica di qualche mese e poi credo che Barcellona sarà la nuova città in cui mi fermerò.
Pensi che un giorno tornerai in Italia?
Non lo so, ma credo di no. Il mio legame con l’Italia resterà in ogni caso molto forte perché torno spesso per concerti, ma credo che il mio carattere mi porterà sempre a scoprire nuovi posti.
Dopo quelle a Marco Zanatta, Nicholas Vecchietti, Silvia Camboni, Alice Gambato, Fabio Sai, Matteo Lattuada, Luciano Amadei, Antonio Buccinnà, Patrizia Dellea, Fabiana Sala, Giorgia Parodi, Emanuele Marano, Wilmer Turconi, Roberto Zanaldi, Serena Fortuna, Michel Andreetti, Giuseppe Scalese, Francesca Sai, Iros Barozzi, Rosita Cordasco, Federico Folcia, Alessio Badiali, Marco Chimini, Mark Masneri, Maria Giovanna Folci, Chiara Tepsich, Gabriele Romano, Cristian Massa, Mattia Stragapede, Roberto Brambini, Serena Fiorillo, Serena Martinelli, Ramona Cerinotti, Luca Maremmi, Dario Caputo, Mirco Zanini, Andrea Farace, Antonio Arcieri, Lorenzo Bina, Elena Argenton, Stefano Belluz, Carol Baggiolini, Paolo Russo, Loris Meot, Lea Canella, Diana Cossi, Beatrice Berutti, Stefano Berutti, Emanuele Rocca, Lorenzo Mandelli e Serena Morandi questa è la 53esima testimonianza della rubrica “Luinese all’estero”.
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