Luino | 30 Ottobre 2022

Luino, imprenditori e lavoratori: «Tra rincari, tasse e lavoro transfrontaliero i bonus non bastano»

Non ci sono agevolazioni per imprenditori e dipendenti che restano a lavorare in Italia. Locatelli (Ratti Srl): «Non vogliamo la carità, vogliamo vedere i nostri lavoratori contenti»

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Al tavolo di “Incontro con i cittadini”, tenutosi sabato scorso presso Palazzo Verbania a Luino ed organizzato da Furio Artoni, capogruppo di “Azione Civica per Luino e Frazioni” e consigliere comunale, hanno partecipato diversi relatori, come Franco Vitella, presidente di Confcommercio Ascom Luino, che ha approfondito la situazione di commercio e turismo nel Luinese.

Sono state diverse, ma di interesse pubblico, le tematiche portate al tavolo dai vari partecipanti, ognuno dei quali non si è limitato a dar luce alle problematiche locali, ma ha anche fornito idee e soluzioni concrete come suggerimenti per l’amministrazione attuale.

Imprenditoria e lavoratori

Tra gli interventi, quello di Giovanni Locatelli, noto imprenditore del Luinese, che ha affrontato le criticità che sta vivendo attualmente l’imprenditoria locale attraverso il binomio “imprenditori e lavoratori”. «Un dipendente prende uno stipendio di 1.800 euro al mese, ma l’azienda ne paga 4.000 – spiega Locatelli -. La tassazione a cui sono sottoposti gli imprenditori non permette un confronto equo con gli stipendi Svizzeri». Difatti, le politiche economiche e fiscali attualmente in vigore sembrerebbero favorire una «concorrenza quasi sleale dalla Svizzera», come enunciato dal Governatore di Regione Lombardia, Attilio Fontana.

Questo è il motivo principe che sta dietro alla frequente dipartita di lavoratori formati e qualificati verso il territorio elvetico. «La maggior parte dei frontalieri sono impiegati nel settore terziario – spiega Furio Artoni, capogruppo di “Azione Civica per Luino e Frazioni” -. Si tratta di persone qualificate che potrebbero dare un contributo sostanziale all’economia locale e nazionale».

Locatelli, titolare de “La Minuteria” di Grantola e che dal 2010 ha acquisito il marchio “Ratti” rendendolo, oggi, “Ratti Luino Srl”, ha spiegato come la perdita di un dipendente dia il via ad una serie di conseguenze a catena all’interno del contesto aziendale. «La media di fatturato di un dipendente è tra gli 80 e i 100 mila euro l’anno, su cui, ovviamente, si pagano l’Iva, le tasse, eccetera – spiega l’imprenditore -. Ciò significa che con un operaio bravo si riesce a dar lavoro ad altri tre manovali».

Lavoro transfrontaliero e “Comuni di fascia”

L’Ufficio federale di statistica della Confederazione Svizzera mostra come il lavoro transfrontaliero sia in perenne crescita, con un aumento del numero di frontalieri italiani del +4,2% rispetto allo stesso periodo del 2021 e del +1,2% rispetto al primo trimestre del 2022. L’Italia, con oltre 87mila frontalieri, è al secondo posto nella STAF (Statistica dei frontalieri), solo dopo la Francia, per numero di persone frontaliere che lavorano in Svizzera.

«Uno dei problemi principali – chiarisce Locatelli -, è legato al fatto che nei cosiddetti Comuni di fascia (Comuni che si trovano entro i 20 km dal confine, ndr) esistono agevolazioni per i frontalieri che vi risiedono, ma non per i lavoratori che scelgono di continuare a lavorare su suolo nazionale – continua l’imprenditore -. Se si detassassero perlomeno gli straordinari, potendoli inserire in busta paga senza riduzioni, si potrebbe avere un piccolo incentivo».

Servono agevolazioni non solo per i dipendenti, ma anche per gli imprenditori locali, come spiegato da Furio Artoni. «È necessario porre gli imprenditori nelle condizioni in cui possano lavorare. Creare una zona franca – prosegue Artoni -, è limitativo, poiché aiuterebbe il commercio, ma non le industrie. Bisognerebbe, piuttosto, riflettere sulla creazione di una politica fiscale mirata a livello locale, così da ridurre il cuneo fiscale ed agevolare e incentivare la nascita e la crescita delle imprese, tenendo anche conto della moltitudine di immobili tutt’oggi rimasti inutilizzati».

Svantaggi “transfrontalieri”

Anche se il lavoro transfrontaliero è in costante crescita, non significa che sia tutto rose e fiori. «Quando assumiamo un dipendente – spiega Locatelli -, ci mettiamo una fede al dito. Investiamo sul lavoratore, sulla sua formazione e questo comporta dei costi. Vederlo andar via fa piangere il cuore, non solo per gli investimenti fatti, ma anche perché è molto più facile essere licenziati in Svizzera».  Locatelli chiarisce, dunque, come la Svizzera possa offrire ai lavoratori dei “Comuni di fascia” delle condizioni economiche migliori che vanno, però, di pari passo con l’incertezza della durata nel tempo delle stesse.

Artoni offre un altro spunto guardando al settore energetico: «In Italia siamo molto indietro sulle energie rinnovabili e per tale motivo dipendiamo in maniera significativa dalle importazioni – spiega il consigliere comunale -. Una detassazione mirata alle startup in questo settore incentiverebbe l’imprenditoria da un lato e farebbe crescere l’economia locale e nazionale, anziché quella estera, dall’altro».

Istituire una “Zona Economica speciale” nelle aree di confine con la Svizzera, così da supportare l’imprenditorialità e incentivare i lavoratori italiani e la loro produttività a restare in territorio nazionale, rappresenta una strategia concreta per la crescita economica locale e del Paese. In un contesto in cui i bonus alle imprese non rappresentano una soluzione duratura, Locatelli conclude: «Non vogliamo la carità, vogliamo poter applicare delle condizioni che rendano i dipendenti contenti di lavorare sul nostro territorio».

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