Luino | 28 Ottobre 2022

Alto Varesotto, «La zona franca non basta, necessaria occupazione con redditi adeguati»

Dopo l'incontro di sabato interviene nuovamente Furio Artoni, attento alla situazione nell'area di confine per quanto concerne non solo gli stipendi ma anche la tassazione di lavoratori e imprenditori

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Dopo la riunione di sabato scorso a Palazzo Verbania, in città sono emerse sicuramente parecchie problematiche nel mondo del lavoro della nostra zona, tra cui quelle legate a turismo e commercio, come spiegato dal presidente Confcommercio – Ascom di Luino, Franco Vitella.

Nel frattempo, però, il senatore Massimiliano Romeo, eletto tra le fila della Lega, ha presentato negli scorsi giorni un ddl sulle zone economiche speciali da istituire in Regione Lombardia, proposta raccolta positivamente da Davide Cataldo, segretario cittadino del circolo leghista Nord Verbano.

Ad intervenire sul tema, nuovamente, però, è il capogruppo e consigliere comunale di “Azione Civica per Luino e frazioni”, l’avvocato Furio Artoni, che ha organizzato proprio l’incontro nello scorso weekend. «La mia opinione è che l’accordo concluso con la Svizzera, ed ancora in fase di approvazione, non sia assolutamente benefico per i nostri Comuni soprattutto dopo il 2033 quando i ristorni dei frontalieri non ci saranno più».

«Ritengo però che ci si debba muovere con un’ottica diversa – continua Artoni -: creare occupazione con redditi adeguati in Italia, per rendere meno attrattivo il lavoro dei nostri concittadini in Svizzera. La nostra zona soffre molto per la carenza di lavoratori che vengono impiegati per buona parte nel settore terziario svizzero, depauperando un patrimonio umano per i nostri Comuni. È vero che questi lavoratori non possono essere impiegati in Italia, ma è anche vero che quando trovano un posto di lavoro italiano, l’attrattiva dello stipendio maggiorato svizzero è fortissima. Quindi parliamo di lavoratori formatisi in Italia, che poi abbandonano il suolo patrio per recarsi nella vicina Confederazione in condizioni lavorative economicamente vantaggiose ma meno tutelate umanamente».

E allora che fare? «Un progetto di legge adeguato per la nostra zona dovrebbe essere in primo luogo quello di concedere la riduzione della tassazione sugli stipendi dei lavoratori, permettendo agli stessi di percepire uno stipendio maggiorato ed agli imprenditori di sostenere costi inferiori – continua ancora il consigliere di minoranza -. Una zona franca mirata allo stipendio dei dipendenti. Sarebbe inoltre indispensabili che tutti Comuni della fascia di confine si attivassero per un censimento degli stabili abbandonati e non più utilizzati per favorirne il recupero, con costi a fondo perduto ed agevolazioni per la nascita di nuove imprese manifatturiere dove l’Italia sempre stata ai primi posti».

«Sicuramente nella nostra zona ci sono tantissimi immobili che erano destinati ad attività imprenditoriali ora abbandonati (pensiamo solo a Creva, Germignaga , Dumenza, ecc) – va avanti ancora l’avvocato varesino -. Permettere il recupero di questi immobili con finanziamenti a fondo perduto, per il cosiddetto start up, e cioè la partenza di imprese, e magari puntando sulle cosiddette tecnologie di avanguardia (hi tech, app, alla produzione di strumenti per le energie rinnovabili, ecc. )».

Secondo Artoni, quindi, si tratterebbe di un progetto mirato a rendere il nostro territorio appetibile ai nuovi imprenditori che può diventare d’esempio per il resto d’Italia. «Un progetto ambizioso, forse, ma realizzabile solo se pensiamo ai miliardi che il governo precedente ha elargito indiscriminatamente senza costruire nulla per le nuove generazioni. Questi soldi dovrebbero essere utilizzati per far nascere imprese e dare la possibilità a giovani imprenditori di creare nuove realtà economiche».

«La nostra zona può diventare la testa di ponte per una rinnovata economia e la spinta può arrivare proprio dalla vicinanza con la Svizzera che nel nostro caso può essere il motore per spingerci a cambiare e a riportare a casa i nostri concittadini. Abbiamo la fortuna di avere politici locali al governo, da Pellicini a Giorgetti. Prendiamo posizione perchè dalle parole si passi ai fatti. La creatività italiana d’eccellenza deve tornare a manifestarsi, un buon trampolino può essere proprio la nostra comunità», conclude Artoni.

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