Milano | 14 Maggio 2019

Tangenti in Lombardia, Fontana: “Ho chiarito tutto”. Prosegue il lavoro dei magistrati

Un interrogatorio durato tre ore quello del Governatore di Regione Lombardia, nel quale ha rivendicato i fatti, dando la propria versione. Sentito anche Zingale

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“Ho risposto a tutte le domande che mi sono state sottoposte e ritengo di aver chiarito la mia posizione. Sono tranquillo e sereno”. Lo ha detto il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, al termine dell’interrogatorio cui è stato sottoposto nel pomeriggio di ieri, accompagnato dall’avvocato Jacopo Pensa, dopo l’inchiesta che, ad inizio maggio, ha portato ad arresti e misure cautelari per 43 tra amministratori e imprenditori lombardi, compresi diversi importanti esponenti di Forza Italia a livello locale e regionale.

Come Fontana, è stato ascoltato anche Giuseppe Zingale, secondo gli inquirenti uomo di Caianiello e direttore dell’Afol, l’azienda di Regione Lombardia che propone servizi per la formazione, l’orientamento e il lavoro. Se il presidente è indagato per abuso di ufficio, con la tesi dell’accusa che lo avrebbe visto alla ricerca di una sistemazione lavorativa per Luca Marsico, suo amico e socio nel suo studio legale, ex consigliere regionale non eletto alla passata corsa del Pirellone nel 2018, Zingale è indagato per istigazione alla corruzione insieme a Nino Caianiello nei confronti del governatore.

La posizione di Fontana, però, è in corso di accertamento: Caianiello gli avrebbe offerto uno scambio che prevedeva di nominare come direttore della Formazione della regione l’attuale direttore generale di AFOL Metropolitana, Zingale, in cambio, AFOL avrebbe assegnato a Marsico consulenze per 80-90mila euro l’anno (che gli hanno fruttato comunque 11.500 euro l’anno e 180 euro a seduta).

Da quanto emerge dalle tre ore di interrogatorio di ieri, “Fontana ha rivendicato i fatti, senza negare i rapporti con Caianiello e ammettendo di non conoscere che competenze abbia l’organismo in cui è stato nominato Marsico”, si legge su Repubblica. Nessun passo indietro, quindi, ma la versione esposta non ha convinto i magistrati. Dal capo della Direzione distrettuale antimafia, Alessandro Dolci, e dai suoi pm Silvia Bonardi, Luigi Furno e Adriano Scudieri, sono stati contestati una serie di elementi che lasciano invariato il rischio del presidente Fontana ad affrontare il processo, con la Procura che potrebbe chiedere il rito immediato.

Le contestazioni della Procura riguardano le modalità di nomina all’incarico attribuito poi a Marsico e un potenziale conflitto d’interesse tra il governatore e l’ex consigliere regionale forzista: Fontana, però, ha ribadito di non aver voluto “disperdere le competenze e, siccome Marsico non poteva avere incarichi dalla Regione per due anni (dopo aver ricoperto il ruolo di consigliere regionale, ndr), mi sono rivolto a Caianiello per trovare una soluzione. Considero la sua nomina di carattere discrezionale, fiduciaria”, si legge ancora su Repubblica. Ora sarà l’iter giudiziario nelle prossime settimane a decretare eventuali responsabilità e reati, ma nel frattempo proseguono le indagini e gli interrogatori.

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