Varese | 4 Aprile 2024

Presunti abusi edilizi a Lavena Ponte Tresa, chiesta l’assoluzione per il sindaco

La requisitoria del pm nel processo legato ai lavori per la costruzione del condominio Petra: nessuna responsabilità a carico di Mastromarino e del predecessore Roncoroni

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Tre richieste di condanna e due richieste di assoluzione nel processo per i presunti abusi edilizi nella costruzione del condominio Petra a Lavena Ponte Tresa.

Le parti hanno presentato le rispettive conclusioni davanti al collegio del Tribunale di Varese, a cominciare dal pubblico ministero, che per il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, accusato di abuso d’ufficio, ha chiesto l’assoluzione perché il fatto non sussiste; e per il suo precedessore, l’ex sindaco Roncoroni, accusato di omissione di atti d’ufficio, ha chiesto l’assoluzione per non aver commesso il fatto: non era più sindaco all’epoca dei fatti, e quindi non poteva attivarsi, in veste di primo cittadino, per far fronte alle problematiche igienico sanitarie sollevate dall’Ats in merito alla situazione della palazzina con vista sul Ceresio, costruita in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico.

Le richieste di condanna sono arrivate per due tecnici comunali (abuso d’ufficio) e per il committente delle opere (concorso in abuso d’ufficio): due anni e sei mesi di reclusione.

La vicenda ruota attorno ai lavori eseguiti per rendere abitabile il piano seminterrato della palazzina, modificando l’altezza dei locali. Lavori che secondo la tesi del pm sarebbero stati eseguiti prima di ottenere le apposite autorizzazioni.

Si tratta di appartamenti successivamente venduti, ma con problemi di vivibilità a causa dell’intera vicenda, come sostenuto dai condomini (tre coppie) che si sono costituiti parte civile, chiedendo risarcimenti per un totale di oltre 200 mila euro.

Già nel 2016, con un esposto da consigliere di minoranza, Mastromarino aveva sollevato delle perplessità su certi aspetti procedurali relativi ai lavori del condominio. E nel suo interrogatorio in aula il primo cittadino ha ricordato di non aver avuto competenze in materia edilizia per quanto concerne i lavori. E di non aver ricevuto segnalazioni dagli uffici in merito a presunti abusi edilizi riguardanti la palazzina.

Aspetti ripresi dalla difesa dell’attuale sindaco, che ha inoltre evidenziato come «tutti gli elementi per una sentenza di non luogo a procedere» fossero già presenti in sede di udienza preliminare. Ora manca soltanto il verdetto dei giudici.

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