La prescrizione entra nel processo per i presunti abusi edilizi e urbanistici al condominio Petra di Lavena Ponte Tresa, al centro di un’indagine della guardia di finanza – risalente al 2017 – e poi del rinvio a giudizio di tredici persone, tra committenti per la costruzione dello stabile affacciato sul lago, tecnici dell’impresa edile che ha svolto i lavori, tecnici comunali, l’ex primo cittadino Pietro Roncoroni e l’attuale sindaco Massimo Mastromarino.
Alcuni presunti reati risalgono a parecchi anni fa (nello specifico ad un periodo che va dal 2010 al 2017) e oggi, giovedì 9 novembre, i giudici del tribunale di Varese hanno stabilito di non dover più procedere rispetto a varie accuse, tra cui contravvenzioni relative al Testo unico dell’edilizia e al Codice dei beni culturali e del paesaggio, ma anche minacce verso condomini della palazzina costruita tra via Libertà e via Zanoni, in una zona sottoposta a tutela paesaggistica. Minacce legate ad un clima pesante che si era creato attorno alla conversione in spazi abitativi dei locali presenti nel piano seminterrato dello stabile.
Operazioni che, secondo la tesi della Procura, sarebbero state svolte commettendo degli abusi edilizi, e prima ancora di ottenere i necessari permessi, ma anche in mancanza di specifici requisiti sanitari, causando disagi a vari residenti: carenza di luce e aria, infiltrazioni, consumi energetici esagerati. Da qui le infinite discussioni e le liti.
Tutti temi già affrontati nelle precedenti udienze dai condomini coinvolti in prima persona. A parlare, a fine febbraio, saranno invece gli imputati. Tra questi, il sindaco Mastromarino ha già annunciato di voler spiegare nel dettaglio la propria posizione, che per l’accusa corrisponde ad un abuso d’ufficio legato al fatto che il sindaco avrebbe favorito il committente delle opere, pur essendo a conoscenza degli illeciti in campo edilizio.
Illeciti di cui ha parlato oggi in aula da testimone Donata Mina, che alle spalle ha una lunga esperienza come amministratrice del Comune di Lavena Ponte Tresa: assessore, vice sindaco, sindaco e consigliere di minoranza. Proprio nel periodo trascorso all’opposizione – ha ricordato Mina davanti ai giudici – il suo gruppo consiliare, nel quale era presente anche Mastromarino, aveva segnalato le «pesanti anomalie» del condominio Petra, tra eccessi di volumetria e situazioni che avrebbero potuto causare danni alla salute dei condomini: «Mi chiedevo come mai dopo il nostro esposto non si procedesse a sistemare quelle condizioni», ha raccontato l’ex prima cittadina.
Dopo che l’impianto accusatorio è stato sostanzialmente dimezzato per via della prescrizione, anche la posizione dell’ex sindaco Pietro Roncoroni potrebbe presto venire meno. Come è emerso in aula, e come sostiene da tempo la difesa dell’imputato, l’accusa di omissione di atti d’ufficio, per non aver disposto con un’ordinanza il ripristino dei luoghi a fronte dei pareri dell’Ats sui requisiti igienico sanitari del condominio con vista sul Ceresio, riguarda un periodo in cui Roncoroni non era più in carica.
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