Varese | 21 Ottobre 2022

Lavena Ponte Tresa, “Operazione Vista Lago”: in tribunale i primi testimoni

È iniziato il dibattimento per i presunti abusi edilizi al condominio Petra. Un residente: «Lavori fatti a nostra insaputa». Tredici gli imputati, tra cui l'attuale sindaco e il predecessore

Tempo medio di lettura: 2 minuti

Problemi igienico sanitari e ingenti spese per affrontare le questioni di carattere amministrativo sorte a seguito dell’acquisto di alcuni spazi abitativi all’interno del condominio Petra di Lavena Ponte Tresa, al centro di un processo per abusi edilizi in corso in Tribunale a Varese (qui i dettagli).

Disagi da cui avevano preso il via, su segnalazione di alcuni condòmini, gli accertamenti della guardia di finanza di Luino, poi confluiti nella cosiddetta “Operazione Vista Lago” del 2017, che ha condotto al rinvio a giudizio di 13 persone tra cui l’attuale sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, accusato di abuso d’ufficio per decisioni che avrebbero favorito il committente delle opere riguardanti il condominio, e il predecessore Pietro Roncoroni, accusato di omissione di atti d’ufficio per non essersi attivato con le dovute procedure a fronte delle problematiche evidenziate dall’Ats. Le stesse circostanze sono state al centro di una delle deposizioni che ieri mattina hanno aperto il dibattimento.

Le criticità della palazzina, sei piani con vista sul Ceresio in una zona sottoposta a tutela paesaggistica tra via Libertà e via Zanoni, erano legate alla conversione di alcune cantine in appartamenti, sulla base di un progetto voluto dal committente e inserito in una apposita convenzione con il Comune, ma rispetto al quale l’Ats aveva rilevato l’incompatibilità tra le caratteristiche dei locali e i lavori.

Un testimone comprò con la moglie due appartamenti ma prima, visitando il cantiere, rimase sorpreso – ha raccontato – dalla presenza delle condizioni di abitabilità negli spazi adibiti a cantine: servizi igienici, impianti, soffitti alti. Tutto già predisposto, secondo l’accusa, prima di ottenere i permessi necessari per procedere con le conversioni, tanto che la guardia di finanza durante le indagini riuscì a risalire all’acquisto di mobili per gli appartamenti, mesi prima rispetto alla chiusura dell’accordo. «Abbiamo capito che quel piano era già stato costruito per ospitare abitazioni», ha sottolineato in aula un operante che all’epoca dei fatti aveva indagato sulla vicenda.

Anche perché, sempre in chiave accusatoria, negli stessi spazi non sarebbero stati rispettati i requisiti sanitari e ciò sarebbe alla base dei disagi patiti da alcuni residenti – come ha ricordato il condomino chiamato a testimoniare – a seguito dei lavori, tra cui quelli finalizzati alla chiusura di un ballatoio.

«Carenza di luce e aria, infiltrazioni, consumi energetici superiori a quelli che ci erano stati prospettati. Ne parlammo con la società immobiliare che mostrò disinteresse, quindi procedemmo con un contenzioso in sede civile. Il tribunale alla fine ci ha dato ragione. I locali erano in linea con i requisiti sanitari quando li abbiamo comprati – ha precisato il testimone – poi a nostra insaputa l’immobiliare ha portato avanti delle opere che hanno pregiudicato la sussistenza dei requisiti», con tanto di scontri tra condòmini a favore e altri contrari, e con risvolti anche sul piano di presunte minacce e intimidazioni. Aspetti, questi ultimi, che verranno approfonditi nelle prossime udienze.

© Riproduzione riservata

Vuoi lasciare un commento? | 0

Lascia un commento

"Luinonotizie.it è una testata giornalistica iscritta al Registro Stampa del tribunale di Varese al n. 5/2017 in data 29/6/2017"
P.IVA: 03433740127
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com