Varese | 12 Giugno 2024

Polizia del Medio Verbano, processo per la gestione dei soldi: «Male interpretata la mia azione»

Gianpietro Ballardin in aula ha risposto alle domande sulla busta che l'ex comandante dei vigili gli aveva consegnato per far fronte ad un ammanco. «Ho agito per aiutare l'ente»

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«Ho agito per aiutare l’ente che rappresentavo, perché stava affrontando una fase complessa. L’ho fatto nell’interesse dell’ente stesso e per questo, a fronte delle accuse che mi vengono mosse, ritengo che il mio gesto sia stato interpretato in modo sbagliato».

Con queste parole il sindaco di Brenta, Gianpietro Ballardin, ha spiegato ai giudici del collegio del Tribunale di Varese il proprio ruolo nella vicenda – risalente ormai a quasi dieci anni fa – che lo vede ancora imputato per falso e favoreggiamento nella gestione dei soldi del Comando di polizia locale che all’epoca dei fatti faceva parte dell’Unione dei Comuni del Medio Verbano, di cui Ballardin era presidente.

Le ragioni per cui il sindaco di Brenta si trova a processo sono legate al ruolo attribuito ad una busta contenente poco più di 1.600 euro. Soldi relativi ai conti dell’ente, e riemersi – secondo le accuse – soltanto al momento della ricostruzione del fondo cassa per il passaggio di consegne tra Ettore Bezzolato (ex comandante dei vigili, a sua volta imputato per abuso d’ufficio, peculato, concussione e falso), e il nuovo comandante. Proprio Bezzolato – sempre in base alla tesi accusatoria – avrebbe simulato la restituzione del denaro con la consegna della busta a Ballardin, che avrebbe così prestato la propria complicità per coprire l’ammanco.

Una ricostruzione che Bezzolato aveva già respinto in una precedente udienza, affermando di non aver mai usato per scopi personali i soldi dell’ente per cui lavorava (il comandante ricopriva anche il ruolo di economo), e di essere stato vittima di omissioni nell’attività di controllo sui conti dell’ente, sottolineando inoltre che quelle attività di controllo spettavano ad appositi organi esterni all’Unione. E non a lui.

Ballardin, che ieri – martedì 11 giugno – in aula ha risposto alle domande delle parti, ha aggiunto dei dettagli sul contesto in cui si trovava l’Unione all’epoca, precisando che il clima era pesante per via della vicenda giudiziaria e che «nessuno voleva avere a che fare con Bezzolato», dopo che lo stesso era finito agli arresti domiciliari nel corso dell’indagine sulla gestione dei conti dell’ente.  All’Unione i tecnici, ha ricordato il sindaco, erano impegnati nell’analisi del bilancio e nella ricostruzione del fondo economale per l’inizio della gestione del nuovo economo.  «Vista la situazione – ha proseguito Ballardin – mi sono offerto per incontrare Bezzolato e recuperare quel denaro, preparando una lettera da allegare alla busta, per specificare la provenienza dei soldi prima di depositarli nella cassaforte dell’Unione, e dando appuntamento all’ex comandante (a quel punto non più ai domiciliari, ndr) negli uffici dell’ente».

Proprio quegli uffici che, in base alla testimonianza di Bezzolato, la guardia di finanza avrebbe perquisito solo in parte, e dunque senza rinvenire i soldi del fondo cassa, che per l’ex comandante non sono mai usciti dal suo vecchio posto di lavoro. Il processo proseguirà ad autunno inoltrato con l’esame degli ultimi testimoni. E per alcuni reati si avvicina la prescrizione.

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