Luino | 4 Agosto 2017

Area Ratti e Lido di Luino, differenti prospettive dalle quali guardare la questione

"Differenti sensibilità e sfaccettature alla base dell'interesse per il lungolago. Inaccettabile ridurlo a mera strategia elettorale". Le riflessioni di Diego Intraina

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Una discussione che nelle ultime settimane nel luinese continua a tenere banco è quella riguardante l’ultimo tratto del lungolago della cittadina che affaccia sul Maggiore. La zona interessata, che partendo da “porto nuovo” arriva, integrandola, all’area industriale dismessa della “Ratti”, è divenuta oggetto di dibattito anche per via dell’importanza che tale area ha, a più livelli, per gli abitanti di Luino e dintorni, dopo le parole del sindaco di Luino, Andrea Pellicini.

Oggi ad intervenire sulla questione è Diego Intraina che, muovendosi attraverso le differenti sfaccettature che il rifacimento di questa area andrebbe a toccare, traccia un quadro capace di restituire degli interessanti spunti di riflessione dai quali è possibile partire per interfacciarsi ad una progettualità di questa tipologia.

In questi giorni sui social network si è acceso un gran dibattito su una parte del lungolago di Luino: quella che va dal “porto nuovo” e arriva fino alla foce della fiume Tresa integrando l’intera l’area industriale dismessa della “Ratti”. Dalla partecipazione alla discussione risulta chiaro come questa parte di territorio della città risulti essere significativa e importante per molti Luinesi.

Sicuramente, questo interesse empatico, è generato da differenti sensibilità: per alcuni è prioritario l’interesse per la complessità biotica e ambientale: caratterizzata dall’unicità delle sue componenti e dalla sua conformazione deltizia; per altri è importante il percepibile valore paesaggistico, come dialogo simmetrico di opportuna unitarietà con l’altra parte germignaghese. L’amministrazione, che nello scorrere degli anni ha cercato di non compromettere la naturale esistenza del sito, nonostante interventi d’antropizzazione: spiagge e aree aperte all’uso pubblico e spontaneo; per molti, ancora, l’empatia è l’effetto di un’esigenza di un equilibrio della relazione/contrapposizione che il “tessuto duro della città” determina. Fenomeno indispensabile per garantire e permettere un’importante e progressivo equilibrio funzionale tra l’habitat urbano e quello immateriale extra urbano, tra bisogni urbani e desideri di naturalità. Forme di relazione che contraddistinguono e caratterizzano lo stato d’appartenenza e d’identità tra i luoghi e gli abitanti. Relazione tanto cara alla formazione dinamica di quei valori generativi che accompagnano una determinata popolazione a riconoscere e nominare i beni comuni.

Quest’ultima opportunità, insieme alle altre sensibilità osservate, creano quell’humus fondamentale pronto per rigenerare le relazioni dell’anima che molto bene i nostri artisti hanno saputo riconoscere e interpretare, facendogli intraprendere un viaggio che li ha trasportati oltre l’oggettività delle forme materiali e delle finitezza del pensiero umano. Questo patrimonio immateriale del pensiero, capace di contaminare l’immaginario collettivo, continuerà imperterrito il suo cammino, arricchendo le memorie individuali e collettive, attraverso la pittura, la scultura, la musica e anche con la madre dell’anima: la poesia.

Torniamo al pragmatismo politico. Si è pensato istituzionalmente di (non) agire su questo sito, con queste esistenziali compresenze, con un Piano di Governo del Territorio che ha formalmente deciso di “sospenderle temporaneamente” iscrivendole in perimetri chiamati “aree centrali”. Strumento che si è pensato, con un artefatto non comune e non proprio coerente alla filosofia classica della pianificazione territoriale, che parla di regole e di (pre)visione unitaria, programmatica e finanziaria, fosse sufficiente attrezzarlo con una sola narrazione d’indirizzo, senza ritenere indispensabile la necessità di affiancare alla narrazione, l’individuazione e la prescrizione di particolari forme comportamentali deliberative che garantissero un percorso di condivisione delle decisioni e delle trasformazioni, se non rifacendosi a quelle normali ed inutili procedure di consultazione. Decisione che di fatto non fa altro che decidere di posticipare discrezionalmente un’eventuale regolamentazione sul diritto e le modalità di co-progettazione: elaborazione di un percorso progettuale dinamico e creativo basato su azioni rigenerative, strutturate per risolvere, gestire e controllare i processi decisionali.

Quello che sta succedendo oggi sembra seguire un’altra storia. Siamo stati fatti entrare, di forza e in corsa, in una diversa e differente strategica urbanistica, una visione determinata che rende inutili le aspettative. Diversa dalle aspettative comunicate nell’approvazione del PGT. Questa nuova strategia demolisce le modalità e rende inutili le garanzie democratiche della partecipazione, perché va ad eliminare il campo delle aspettative, eliminando le aspettative future del “progetto città”. Tant’è che oggi appare uno scenario per lo meno strano e preoccupante. Veniamo trasportati, senza nessun controllo e senza nessuna particolare giustificazione, da una strategia basata su una possibile “visione di progetto”, processo/progetto unitario della città –strategia del “concorso progetto” (tanto enfatizzato quanto fallito per differenti motivi) che politicamente delegava l’affrontare dei reali problemi ad un poi, ad una “delega” che veniva legittimata grazie ad un probabile strumento visionario. Concorso d’idee che, nonostante tutto, permetteva ancora di rimanere nell’ambito del conflitto democratico delle scelte e negli sguardi dell’innovazione-, ad un’impostazione di “rivisitazione storica” che, spacchettata e puntinata, decide di ricalcare la storia passata in modo acritico. Storia che viene banalizzata e emulata, sottraendola dalle proprie causalità e proprie ragioni di senso dei tempi passati, solo perché è indolore e più facile da sfruttare elettoralmente.

Parlare e intervenire puntualmente su oggetti del passato, evidentemente discutibili funzionalmente, paesaggisticamente e progettualmente – recupero della Canottieri, del Lido, dell’ampliamento del porto nautico, del Circolo Velico con relativo stoccaggio barche e del Palazzo Verbania – senza ridiscutere la loro casualità originaria, il perché e il per come di quella localizzazione necessariamente da rivisitare rispetto alle sensibilità variate con il variare del tempo – vuol dire ingessarsi in un falso percorso storico che non solo non dà nessun contributo all’impianto urbanistico e paesistico, ma compromette anche quelle possibili qualità presenti che potrebbero diventare elemento di distinzione dell’essere del luogo e iniziazione pedagogica di una nuova rappresentazione di civiltà ecologica e ambientale.

Andare a condannare l’anima del paesaggio per una banale strategia di campagna elettorale non è più accettabile. Decidere di tenere un profilo basso, senza spirito innovativo, per evitare di prendere decisioni su argomentazioni che richiederebbero chiare scelte culturali, ambientali e politiche è un comportamento contrario del “fare politica”. Agire all’insegna della sola “ideologia politica”, evitando di dialogare con indirizzi di connessione tra l’interesse pubblico e le proprietà confinanti, acconsentendogli di rinchiudersi nelle proprie proprietà, è dichiarare apertamente la sconfitta: la possibilità di migliorare la qualità dei beni comuni. Questo è quello che in modo velato sta succedendo a Luino, purtroppo sotto gli occhi di una politica ormai in vacanza. Ma il vento fuori palazzo sta cambiando e ne dà prova la pancia del consenso online che comincia a scricchiolare.

Qui il sondaggio che abbiamo lanciato sul Lido di Luino.

(Foto © divisare.com)

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Una replica a “Area Ratti e Lido di Luino, differenti prospettive dalle quali guardare la questione”

  1. Patrizio Albertini ha detto:

    Caro Diego,questa è la tua idea. E ben sia. Ma siamo in democrazia(almeno a Luino si e’ votato). LA MAGGIORANZA VINCE. ps. Le 4 colonne,x me,in piazza Libertà sono oscene……mio parere. Però c’era la maggioranza. E tante cose,sia in negativo o positivo, ci sono tutt’ora. VINCE SEMPRE LA MAGGIORANZA!!!! Se no cosa andiamo a votare a fare??????

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