Nel processo per la gestione dei soldi al Comando della Polizia Locale del Medio Verbano, l’ex comandante Ettore Bezzolato respinge tutte le accuse. Bezzolato, che deve rispondere di abuso d’ufficio, concussione, peculato e falso, in un lungo interrogatorio che si è svolto davanti ai giudici del collegio del tribunale di Varese ha risposto alle domande delle parti, affrontando uno dopo l’altro i punti inseriti nel capo d’imputazione.
La vicenda risale ormai a quasi dieci anni fa ed è relativa ad un ammanco di diverse migliaia di euro rilevato nei conti del Comando, appartenente all’Unione dei Comuni del Medio Verbano, oggi in liquidazione. Ammanco che per chi ha indagato si lega in parte al denaro che l’ex comandante avrebbe utilizzato a scopi personali sfruttando il proprio ruolo – che includeva le funzioni dell’economo – e simulando una restituzione dei soldi, inseriti in una busta, una volta scoppiato il caso che ha fatto finire a processo – con le accuse di falso e favoreggiamento – anche l’allora presidente dell’Unione, Gianpietro Ballardin.
La busta che per l’accusa sarebbe ricomparsa – con allegata una lettera per spiegare la provenienza dei soldi – solo una volta rilevato l’ammanco e con la complicità del coimputato, per l’ex comandante è sempre stata al Comando, come ha dichiarato lo stesso Bezzolato davanti al collegio, specificando che quei soldi appartenevano alla cassa economale, ed erano custoditi in un armadio non perquisito durante le indagini.
Quanto alla gestione complessiva della contabilità, tra il 2015 e il 2016, l’imputato ritiene di aver subito le conseguenze di omissioni da attribuire agli organi di controllo, che se avessero svolto le opportune verifiche, avrebbero certamente rilevato gli errori nei conteggi. Sotto accusa anche il modo con cui veniva concessa la rateizzazione dei pagamenti riguardanti le multe, senza prima verificare che i cittadini avessero effettivamente i requisiti per accedere al pagamento dilazionato. Questo secondo l’impostazione della Procura. L’ex comandante ha invece affermato in udienza che le verifiche venivano svolte, consultando colleghi e servizi sociali, ma senza acquisire specifica documentazione. Una prassi peraltro consolidata al Comando, secondo la tesi difensiva, visto che il successore dell’odierno imputato avrebbe impiegato gli stessi accorgimenti in almeno 64 casi.
L’ultimo capitolo del complesso quadro accusatorio riguarda la natura di alcuni incassi derivanti dai servizi di vigilanza notturna svolti dagli agenti del Comando in occasione delle sagre di paese in Valcuvia. Per Bezzolato si trattava di servizi aggiuntivi previsti dalla legge: servizi svolti su base volontaria e fuori dai normali orari di lavoro – stando alla versione dell’imputato – e per i quali gli agenti non venivano retribuiti, ma ricevevano dei compensi con le donazioni da parte delle Pro Loco che organizzavano le feste.
All’appello, prima della chiusura del dibattimento, manca soltanto l’esame in aula di Gianpietro Ballardin, previsto per la fine di aprile.
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