Appropriazione indebita di denaro pubblico o normale amministrazione di un ente locale? Il quesito è ancora senza risposta, dopo più di sei anni dai fatti che hanno portato a processo l’ex comandante della Polizia locale del Medio Verbano, Ettore Bezzolato, e l’allora presidente dell’Unione dei Comuni del Medio Verbano, Gianpietro Ballardin, a capo dell’ente a cui fa riferimento il Corpo dei vigili che svolge servizi di pubblica sicurezza sui territori di ben undici Comuni dell’alto Varesotto.
Ettore Bezzolato – accusato di abuso d’ufficio, concussione, peculato e falso – si sarebbe impossessato di circa 2000 euro appartenenti al consorzio, dove ricopriva un ruolo di vertice, sfruttando la possibilità di accedere ai fondi dell’ente e simulando poi la restituzione dei soldi – una volta rilevato un ammanco finito al centro delle indagini – ottenendo, secondo la tesi accusatoria, l’appoggio di Ballardin, imputato per falso e favoreggiamento.
Il procedimento è in corso davanti al collegio del tribunale di Varese, e durante l’ultima udienza è toccato ad un ex dipendente del consorzio – che aveva ricoperto la carica di comandante dopo l’arresto di Bezzolato – ricostruire la situazione contabile e finanziaria dell’Unione nel periodo immediatamente successivo all’uscita di scena del capo dei vigili, nell’estate del 2015.
Cruciale in questa fase del dibattimento è la figura dell’economo, rappresentata all’interno dell’Unione dal comandante della Polizia locale. La carica implica la gestione diretta delle spese di minore entità – ha spiegato il testimone rispondendo alle domande del pubblico ministero Massimo Politi – per le quali ogni anno viene stanziato un budget, che nel 2016, quattro mesi dopo l’arresto di Bezzolato, ammontava a 3 mila euro circa.
Soldi in contanti, custoditi presso la sede dell’ente dove furono poi ritrovati dalla guardia di finanza durante le indagini. Soldi che però erano stati mischiati durante la “gestione Bezzolato” con quelli relativi ai proventi delle infrazioni al codice della strada (10 mila euro circa). Così ha precisato il testimone, che insieme ad altri colleghi si occupò di ricostruire la cronologia di entrate e uscite per contestualizzare l’ammanco, e far fronte a quel buco in parte coperto da Bezzolato consegnando a Ballardin, secondo le accuse, una busta contenente 1600 euro. L’ex presidente del consorzio, nonché sindaco di Brenta, allegò alla busta una lettera per evidenziare la provenienza del denaro. Un falso per l’accusa, che la ritiene parte di uno stratagemma attuato per fare fronte a quanto emerso dall’analisi dei bilanci del consorzio. Un equivoco, invece, per Ballardin, spiegabile guardando alle funzioni dell’economo.
Perché Bezzolato era in possesso di quel denaro? Perché era lui, in qualità di comandante, a gestire direttamente i fondi; e il regolamento gli consentiva di decidere dove custodirli, non necessariamente presso gli uffici del Comando. Questa la tesi sostenuta dagli avvocati della difesa: Marco Mainetti, per l’allora presidente Ballardin, e Fabio Margarini, per l’allora comandante Bezzolato.
Riguardo agli introiti derivanti dalle infrazioni al codice della strada – di cui Bezzolato avrebbe usufruito in modo improprio – il successore dell’ex comandante ha spiegato in aula che i pagamenti venivano effettuati dagli automobilisti recandosi al Comando, dove le ricevute, indipendentemente dalla modalità di pagamento, venivano poi caricate su un apposito registro digitale, al fine di tracciare l’attività.
Un secondo filone dell’impianto accusatorio riguarda invece il modo con cui il Comando gestiva, tra il 2007 e il 2014, le prestazioni di vigilanza notturna in occasione delle grandi manifestazioni estive promosse dalle Pro loco della Valcuvia e di alcuni paesi limitrofi. Prestazioni disciplinate con turni da stabilire su base volontaria, stando ad una delibera firmata da Bezzolato nel 2009, e retribuite con dei pagamenti che le associazioni corrispondevano proprio a Bezzolato (che per il pm si sarebbe impossessato anche di una parte di quei soldi), secondo quanto già dichiarato in aula da alcuni soci Pro loco durante le precedenti udienze.
«Mai ricevuto soldi dalle Pro loco – ha invece dichiarato l’ufficiale che rilevò il posto dell’odierno imputato – era il consorzio a retribuirci. Ricordo che una volta le associazioni, per sdebitarsi, ci regalarono degli etilometri da impiegare durante i controlli». Il processo proseguirà ad aprile con l’esame di ulteriori testimoni.
© Riproduzione riservata




Vuoi lasciare un commento? | 0