Varese | 22 Settembre 2021

Abuso d’ufficio a Maccagno, chiesta l’assoluzione per il sindaco Passera

Accuse ritenute insussistenti anche per gli altri quattro imputati coinvolti nei fatti riguardanti lo spostamento di alcuni bomboloni gpl. A fine novembre la sentenza

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Fino a quando un imputato pensa di essere a processo a causa di un errore di valutazione, si è nella normale dialettica che intercorre tra difesa e accusa. Ma quando una delle parti si trova in difficoltà nel districare gli elementi alla base di un rinvio a giudizio, e dunque non riesce a cogliere pienamente la connessione tra la tesi accusatoria e la fattispecie di reato, i problemi assumono tutto un altro spessore.

Questo è il senso della premessa con cui l’avvocato Paolo Bossi, davanti al collegio del tribunale di Varese presieduto dal giudice Cesare Tacconi, ha avviato l’intervento finalizzato a chiedere la piena assoluzione del sindaco di Maccagno con Pino e Veddasca, Fabio Passera, imputato insieme ad altre quattro persone in un processo per abuso d’ufficio, falso ideologico, esercizio arbitrario delle proprie ragioni e concorrenza sleale, che a vario titolo vede coinvolti anche un amministratore di condominio, il comandante della Polizia locale del paese lacustre, un tecnico del Comune e un procacciatore d’affari.

Da una questione riguardante le utenze gas di una palazzina – materia da riunione condominiale, generalmente “smaltita” seguendo le vie della burocrazia – si è passati ad un procedimento penale che inizialmente prevedeva anche accuse, poi cadute, come furto ed estorsione.

Tutto inizia nell’ottobre 2013 con un’assemblea in cui l’amministratore del palazzo, un 67enne luinese oggi in pensione, propone ai residenti un cambio di gestore per quanto riguarda il gas; cambio motivato da un’offerta economica più vantaggiosa e dalla convinzione (che verrà poi ribadita dallo stesso amministratore in aula, durante il dibattimento) che il fornitore abbia installato dei bomboloni gpl non regolari.

L’azienda però non ne vuole sapere di uscire dal contratto e rigetta la disdetta presentata dall’amministratore con il benestare dei condomini, ritenendola non idonea, e rifiuta poi una seguente e analoga richiesta – questa volta firmata da tutti i residenti, meno uno – perché presentata in ritardo rispetto alle tempistiche di riferimento.

Nel frattempo il passaggio da un gestore all’altro va avanti e il fornitore tagliato fuori dal servizio non ritira i bomboloni, che devono essere rimpiazzati da quelli nuovi. Si sommano i solleciti ma i bomboloni di gpl restano sul posto e l’ormai vecchio fornitore ne segnala la pericolosità riguardante ovviamente il contenuto, e fa partire un contenzioso.

La situazione precipita quando il cambio delle bombole viene completato per mezzo di un’ordinanza comunale disposta dal sindaco – che abita nella palazzina teatro della disputa – atto con cui gli operatori della nuova gestione vengono autorizzati ad effettuare il trasferimento, depositando le vecchie bombole in un magazzino di proprietà del Comune di Maccagno, recintato e chiuso al pubblico.

L’ex gestore non si dà per vinto, segnala l’operazione, avvenuta a suo dire attraverso una decisione arbitraria, e punta il dito sul magazzino comunale in cui i bomboloni vengono provvisoriamente collocati, mettendone in discussione la natura privata e le misure di sicurezza. Parte da qui l’indagine della Procura e il pm titolare dell’azione penale all’epoca dei fatti individua nel comportamento degli odierni imputati una condivisione d’intenti per porre fine ad ogni disagio sfruttando la posizione del primo cittadino.

“Un disegno intricato dietro il quale non è presente alcuna collusione – ha aggiunto l’avvocato Bossi davanti ai giudici e al pubblico ministero Giulia Grillo che a sua volta ha chiesto l’assoluzione di tutti gli imputati per insussistenza dei fatti -. Non ci sono complotti dietro una scelta dettata dalla volontà di trovare uno stoccaggio provvisorio per quel materiale, e attuata scrivendo all’amministratore di condominio e coinvolgendo la Polizia locale, secondo la normale prassi”.

Identica la richiesta formulata dall’avvocato Giovanni Grassi, difensore dell’amministratore di condominio, e dagli avvocati Gianluca Vissi e Corrado Viazzo, difensori rispettivamente del procacciatore d’affari – coinvolto nelle prime trattative per il cambio di gestore al solo scopo di fornire un’offerta contrattuale alternativa ai residenti della palazzina – e del comandante dei vigili. La sentenza è attesa per la fine di novembre.

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