Verrà chiarito all’inizio di ottobre il destino processuale della cosiddetta “operazione vista lago“, condotta nell’estate del 2017 dalla Guardia di Finanza di Luino, indagine da cui è scaturita successivamente la richiesta della Procura di Varese di rinviare a giudizio tredici persone, con accuse che vanno dall’abuso di ufficio a quello edilizio, in rapporto al sequestro di diciassette immobili situati sul territorio comunale di Lavena Ponte Tresa e del valore di oltre quattro milioni di euro.
Per la costruzione di un condominio – presente nell’elenco degli immobili attorno ai quali si è concentrata l’inchiesta – la Procura ha chiesto il processo anche per l’ex sindaco del paese lacustre, Pietro Roncoroni (difeso dall’avvocato Gianluca Vissi), e per l’attuale primo cittadino, Massimo Mastromarino, che all’epoca dei primi sviluppi – oggetto di dibattiti e di divergenze in consiglio comunale – sedeva tra i banchi della minoranza.
Una parte dell’accusa riguarda l’autorizzazione del Comune finalizzata a concedere al committente dei lavori (difeso dall’avvocato Corrado Viazzo) una variazione volumetrica della struttura – approvata da alcuni tecnici del municipio che figurano a loro volta nella lista delle richieste di rinvio a giudizio – che avrebbe creato un ingiusto vantaggio al committente e, allo stesso tempo, disagi ai condomini per via del mancato rispetto delle norme igienico sanitarie e di una classificazione energetica sovrastimata. Il tutto per favorire la costruzione di nuovi appartamenti e negozi all’interno dell’area.
L’udienza preliminare – che già nei mesi scorsi era slittata a causa di uno sciopero – è stata ulteriormente rinviata, durante la giornata di oggi, per impedimenti procedurali. Il verdetto sul rinvio a giudizio arriverà il prossimo 5 ottobre.
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