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Lavena Ponte Tresa | 24 Agosto 2017

Il caso “Lavena Ponte Tresa” spiegato da Legambiente Valceresio, che presentò diffida nel 2014

La ricostruzione dei fatti della referente locale di Legambiente, Milena Nasi Benetti, permette di fare chiarezza sull'indagine che ha creato così tanto scalpore

Tempo medio di lettura: 4 minuti

L’operazione “Vista Lago”, portata a termine dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Luino lunedì scorso, ha scosso tutti gli abitanti di Lavena Ponte Tresa. Da allora, infatti, in paese, non si fa altro che parlare dell’inchiesta che, oltre al sequestro di 17 immobili (ndr, del valore di oltre 4 milioni di euro), ha individuato, denunciato ed indagato ben 16 soggetti tra amministratori, funzionari e pubblici impiegati del comune, nonché alcuni professionisti, tra geometri, architetti, imprenditori ed ingegneri edili. Tra loro, parrebbe ci siano anche l’ex sindaco Pietro Roncoroni, primo cittadino all’epoca dei fatti, e l’attuale sindaco, Massimo Mastromarino, che, invece, nel 2015 sedeva tra i banchi dell’opposizione.

La vicenda è complessa e ancora non sono chiare le ipotesi di reato contestate, ma il gruppo di Legambiente Valceresio ha seguito il caso sin dalle prime battute, quando ancora vi erano in ballo convenzioni tra comune e Petra Srl, l’azienda coinvolta dall’indagine dalle fiamme gialle luinesi. Proprio per questa ragione siamo andati ad intervistare Milena Nasi Benetti, con l’intento di spiegare quanto avvenuto.

Milena, allora, qual è il suo parere sull’operazione “Vista Lago” che ha coinvolto pesantemente Lavena Ponte Tresa?

Anzitutto, negli articoli comparsi sui quotidiani online ci sono diverse imprecisioni. Chi ha seguito la faccenda dall’inizio, come me e Legambiente Valceresio, sa che ci fu più di un intervento dell’allora consigliere di minoranza, Massimo Mastromarino, contro la convenzione, per motivi economici e normativi. La convenzione, però, è utile sottolinearlo, fu approvata a maggioranza con i voti contrari proprio di Mastromarino e Boniotto Valentina, l’astensione di Donata Mina, attuale vicesindaco, e con il parere favorevole di Boniotto Monica. Questo per ristabilire la realtà dei fatti. Petra Srl, per il condominio in questione, non ottenne nessuna deroga per una volumetria maggiore perchè era già costruito. Non sarebbe stato possibile. Ottenne solo una sanatoria per una variazione volumetrica, un’enormità che andava oltre la logica, sacrificando le pertinenze e i locali di servizio, a favore della realizzazione di appartamenti e negozi. I parcheggi e la sistemazione del piazzale sottostante, dichiarati in compensazione dei posti auto non realizzati erano parte della convenzione. Della situazione che si è venuta a creare per queste vicende giudiziarie, però, abbiamo una certezza, vale a dire quella che il piazzale sarà destinato a restare nelle condizioni attuali, per un tempo non breve. Presumo che le informazioni distorte siano dovute ad una superficiale lettura dei termini della convenzione o dei capi di imputazione pubblicati dalle autorità.

Ma cos’è successo, quindi? Qual è stata l’attività che, come Legambiente Valceresio, avete portato avanti?

Parlo documenti alla mano. A suo tempo, nel 2014, ho raccolto tutto il materiale necessario e ho presentato una diffida in comune, a nome di Legambiente Valceresio, senza accusare nessuno, ma mettendo in guardia l’amministrazione dal sottoscrivere quella convenzione. L’azienda Petra, infatti, presentò una richiesta in comune, una sanatoria di variazioni d’uso per 2.105,00 mc, una quantità di metri cubi enorme in proporzione all’edificio esistente. Il volume dell’involucro esterno non veniva maggiorata, venivano coinvolti solo i locali di servizi e i box auto. Adesso, per legge, quando si realizza una nuova costruzione, bisogna garantire, in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni 10 metri cubi di costruzione, i metri dedicati ai posti auto, normativa messa in atto per evitare un eccessivo numero di automobili parcheggiati su suolo pubblico. La sola variazione avrebbe obbligato la determinazione di ulteriori 15 posti auto in più… che invece non vennero realizzati.

E poi cosa successe?

L’azienda Petra presentò a suo tempo il progetto, ma prima ancora di terminare l’edificio, fece variazioni per i locali di pertinenza e i posti auto, trasformando la cubatura interna da locali servizi e posti auto in negozi e appartamenti. La richiesta della sanatoria, invece, avvenne uno o due giorni dopo la presentazione del PGT in consiglio comunale. Questa sanatoria, per la variazione del progetto, avrebbe fatto partire tutto l’iter di costruzione da zero, prima di ricevere l’approvazione dell’ufficio tecnico e della decisione del comune di adottare il nuovo piano. Così facendo si sarebbe ritardato l’iter di completamento dei lavori. Il punto è che queste variazione, come avevamo spiegato nella diffida, non erano a norma ed era necessaria una verifica delle aperture verso l’esterno dei locali, tra finestre e porte, oppure anche le distanze dei muri con gli edifici circostanti. Loro sono andati ad approvare una convenzione che al suo interno aveva diverse pecche di irregolarità. Era il luglio 2014, mentre la convenzione tra comune e Petra Srl, poi, è stata siglata ed ufficializzata nell’ottobre 2014.

Nessun amministratore locale, però, allora, parlo di illegittimità, ma le dure critiche della minoranza, tra cui Mastromarino e Valentina Boniotto, riguardavano aspetti tecnici. E’ così? Cosa avvenne dopo?

Sì, è proprio così. A convenzione recepita mandai personalmente una PEC in comune, senza ricevere risposta. La Petra Srl per i lavori nel condominio ritirò la prima proposta di convenzione, presentandone una nuova, dove veniva asserito che era tutto in ordine con pareri di diversi architetti, ingegneri ed avvocati. Ripeto la prima convenzione l’ha ritirata la Petra Srl, non l’ha rifiutata il comune. Nella seconda venivano precisati gli aspetti economico-burocratici, venivano valutati i metri cubi e tanti altri dettagli tecnici. Dai banchi dell’opposizione sono state messe in evidenza le tante incongruenze, ma senza citare illegittimità. Nelle sedi ufficiali, durante i consigli comunali, e sui social network, hanno edulcorato la pillola, ma Mastromarino è sempre stato contrario alla convenzione, sottolineandone i punti deboli.

Insomma, il caso è molto complesso, ma la ricostruzione di Legambiente Valceresio, che ha seguito da vicino tutta la vicenda sin dall’inizio, aiuta a capire maggiormente quanto sia avvenuto, in attesa di conoscere nel dettaglio quanto rilevato dalla Guardia di Finanza di Luino e quanto accertato dalla Procura della Repubblica di Varese.

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