Cassano Valcuvia | 13 Marzo 2019

Cassano Valcuvia, incertezza per il futuro dell’Eremo. Diffida del sindaco ad Agrisol

Il sindaco Marco Magrini: "Mai contrari alla comunità educativa sociale, ma le verifiche dell'ATS ha confermato le nostre preoccupazioni"

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Scadrà nei prossimi giorni la diffida che il comune di Cassano Valcuvia, tramite il sindaco Marco Magrini, ha inviato ad Agrisol, nella quale si invita la cooperativa con sede a Caravate a intervenire presso il convento in via dei Crotti, per sistemare alcuni requisiti mancanti evidenziati dall’ATS Insubria dopo un sopralluogo nella struttura.

Lo scorso novembre don Fausto Licio, padre provinciale dei Carmelitani Scalzi, aveva inviato una lettera in comune dove comunicava la decisione di affidare la gestione della proprietà ad Agrisol, non sanitaria, che da allora ha avviato all’interno degli spazi una comunità educativa di recupero di minori in situazione di disagio psichico, una da post trauma ludopatie e l’altra da post carcere.

A qualche mese di distanza, dopo le prime polemiche, però, gli operatori sanitari hanno effettuato alcune verifiche che hanno riscontrato la mancanza di alcuni interventi strutturali ed autorizzativi: oltre ai problemi ai servizi igienici, non dotati di un sistema di comunicazione, la centrale elettrica al momento non è in possesso del certificato di prevenzione incidenti rilasciato dai vigili del fuoco.

“La mia amministrazione comunale, come ho sempre detto – racconta Magrini -, non è mai stata contrara alla comunità educativa sociale a Cassano Valcuvia. Avevamo solo la preoccupazione per alcuni pazienti e le verifiche dell’ATS ci hanno dato ragione. La struttura era a norma, ma non organizzata per fare attività di tipo sanitario. A questo, però si aggiunge il fatto che il municipio non è stato coinvolto, nonostante quelli di recupero ragazzi e di affido siano servizi di competenza comunale”.

Da quanto si è appreso, pare siano tre i ragazzi disagiati in gestione ad Agrisol all’Eremo. “A preoccupare – continua Magrini -, non è tanto il numero, ma sapere che ci sono in paese minori con problemi psichiatrici (o provenienti da strutture carcerarie, ndr) e che sono in cura sotto trattamenti farmacologici, non è il massimo dell’attrazione”.

“Qualsiasi attività sperimentale di questo tipo, infatti, deve essere concordata con gli organi competenti, non bastano le autocertificazioni – conclude Magrini -. Avremmo potuto lavorare insieme, studiando protocolli e condividendoli con gli assistenti sociali. Se fossimo stati coinvolti direttamente, probabilmente non avremmo oggi una situazione così”.

Nei prossimi giorni il comune effettuerà le verifiche del caso, accertando la situazione e se, soprattutto, la cooperativa ha dato seguito alle richieste dell’ATS. In caso contrario la struttura verrà chiusa.

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