Caravate | 28 Febbraio 2020

“Metti una sera a cena”: il piacere dello stare insieme e la buona integrazione con Agrisol

Condivisione e preziosi scambi tra ragazzi con età e storie diverse nella serata promossa da Agrisol a Villa Letizia (Caravate,) con richiedenti asilo e oratori

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(A cura di Glave Vittorio, educatore di Agrisol) Domenica 16 febbraio, intorno alle 20, a Villa Letizia a Caravate, dove Agrisol ospita richiedenti asilo, è accaduto un fatto particolare: c’è chi parla di miracolo, chi di rivoluzione, chi ancora ( tra cui tutti i partecipanti all’evento) di una cosa tanto normale quanto straordinaria!

Difficile riassumere e descrivere quanto accaduto. Penso sia meglio partire dalle persone, dal contesto e dai motivi che hanno caratterizzato la serata: alcuni adolescenti e giovani degli oratori di Caravate, Gemonio e Cittiglio-Brenta (accompagnati dai loro parroci, don Livio e don Loris, insieme a Padre Marcello dei Passionisti), i richiedenti asilo coi loro educatori del Cas di Villa Letizia, gestito dalla coopertiva Agrisol, e i volontari delle parrocchie che condividono esperienze e quotidianità con i ragazzi summenzionati, tutti insieme appassionatamente seduti intorno ad una tavola a cenare.

L’intenzione degli organizzatori era quella di favorire condivisone e conoscenza tra ragazzi di diverse età, lingua e religione, paese di appartenenza e classe sociale: un’impresa in apparenza difficilissima e inconcepibile, ma perfettamente riuscita.

Detto ciò, meglio lasciare spazio a Silvia, una delle educatrici, che ha accompagnato i “nativi” in questa esperienza così positiva: “Nel panorama attuale, sembra impossibile parlare di migranti senza necessariamente imbattersi in discussioni politiche o morali, eppure quella domenica non è proprio avvenuto questo. Siamo un modesto, ma fantastico, gruppo di adolescenti e giovani, che sono parte viva di tre oratori limitrofi al Centro Agrisol. D’accordo con i parroci e gli educatori, abbiamo deciso di partecipare a una serata un po’ diversa dal solito, dove l’unica cosa ammessa era la disponibilità a stare insieme”.

“Come ospiti – prosegue Silvia – abbiamo vissuto un momento d’incontro, condividendo la cena e la sua preparazione con quei ragazzi di cui spesso sentiamo solo parlare al telegiornale sotto forma di numeri e statistiche. Ebbene sì, quei numeri hanno dei volti, hanno delle storie, che a volte possono emergere con una carica di nostalgia o volontà di riscatto, mentre in altre possono restare nascoste come un lato oscuro di sé, che non si vuole mostrare. Superato un primo momento di imbarazzo reciproco, con a volte la difficoltà nel capirsi, non sono tardati i sorrisi e le risate, intervallate da momenti di condivisione di storie e vicende personali, che hanno reso speciale per entrambe le parti quell’incontro e il rapporto che stavamo vivendo e costruendo insieme. Penso che quei momenti carichi di emozioni siano ciò che di più prezioso possiamo dire di aver portato a casa quella sera, oltre alle relazioni che per alcuni di noi sono solo l’inizio di un rapporto”.

Sembra incredibile che una realtà così vicina a noi ci sia stata fino ad ora quasi sconosciuta – conclude l’educatrice – e ringraziamo di certo tutti coloro che hanno reso possibile questo incontro così speciale. Un ringraziamento particolare è sicuramente rivolto agli ospiti del centro e agli educatori che sapientemente hanno stimolato l’incontro, rendendolo unico”.

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