Luino | 3 Marzo 2026

Luino, confronto sul futuro dell’area ex Ratti: «Noi seduti al tavolo, ma dall’altra parte non c’è nessuno»

Ieri pomeriggio la Commissione Territorio si è riunita per discutere l’articolata interrogazione presentata dal consigliere Artoni. Assente la società Grand Luino

Luino, variante PGT:
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«Noi siamo seduti al tavolo, ma dall’altra parte non c’è nessuno»: è questa la frase che potrebbe sintetizzare la discussione sull‘area ex Ratti di Luino avvenuta durante la seduta della Commissione Territorio convocata nel pomeriggio di ieri, lunedì 2 marzo, a Palazzo Serbelloni.

Ad affermarlo è stato Giuseppe Cutrì, presidente della Commissione che si è riunita per affrontare il tema della rigenerazione dell’ex stabilimento industriale a pochi passi dal lago sul quale il capogruppo di “Azione Civica per Luino e Frazioni” Furio Artoni ha depositato un’interrogazione articolata in diversi punti per chiedere all’amministrazione di chiarire la situazione relativa alla bonifica, all’iter amministrativo e urbanistico, alla sicurezza e ai contenziosi tra la società Grand Luino Srl, proprietaria dell’area, e il Comune.

Alla seduta, oltre al presidente e ai consiglieri che la compongono (Furio Artoni, Franco Compagnoni e Denis Ferrari), hanno partecipato il sindaco Enrico Bianchi, l’assessora Francesca Porfiri, la funzionaria comunale dell’Ufficio Tecnico Chiara Redaelli e dei rappresentanti di ARPA Lombardia e della Provincia di Varese, mentre ad assistere vi erano anche altri esponenti della maggioranza consiliare, addetti ai lavori e alcuni cittadini. Tra gli invitati all’audizione figurava anche la società Grand Luino, ma nessun rappresentante vi ha preso parte.

Dalle risposte che sono state fornite da parte del presidente Cutrì all’interrogazione del consigliere (e candidato sindaco) Artoni sui vari punti, è emerso chiaramente come l’iter di negoziazione avviato fra l’amministrazione e la società che possiede l’area ex Ratti, dopo diverse sedute di confronto e sopralluoghi, si sia fermato in seguito alla richiesta di integrazioni di carattere paesaggistico a cui Grand Luino non ha finora dato seguito.

Già nel 2021, come ha confermato lo stesso sindaco Bianchi, la società aveva proposto al Comune un protocollo di intesa per arrivare a un accordo di programma per attivare l’intervento all’interno di un ambizioso progetto di rigenerazione territoriale che, nel caso dell’ex Ratti, prendeva in considerazione non solo la parte privata dello stabilimento dismesso, ma anche l’area di proprietà comunale dell’attuale campo sportivo. Con delle planimetrie, ha affermato il primo cittadino, che identificano aree pubbliche da trasformare in aree di utilizzo privato: «Ma il Comune – ha osservato – ha diritto di avere quello spazio a uso pubblico».

La proposta avanzata da Grand Luino, dunque, non era stata condivisa poiché «priva di elementi tecnici fondamentali per una valutazione complessiva» e da Palazzo Serbelloni erano state sottolineate alcune criticità – tra cui la piena conoscenza dell’interlocutore o la verifica del piano economico-finanziario – con la richiesta di riformulare il progetto rispondendo alle problematiche evidenziate. «A noi, però, non è mai giunto altro», ha puntualizzato Bianchi.

Entrando poi sul punto della demolizione degli edifici dell’ex Ratti, benché inizialmente, nel 2023, da Palazzo Serbelloni fosse arrivato un primo parere positivo all’autorizzazione paesaggistica per l’abbattimento, il percorso si è bloccato a causa del parere negativo da parte della Soprintendenza che ha richiesto un procedimento urbanistico complessivo volto ad avere un’idea plano-volumetrica dell’intervento che sarebbe stato effettuato dopo la demolizione.

Una seconda richiesta di autorizzazione paesaggistica, presentata questa volta in forma ordinaria e non semplificata come la prima, è stata rigettata per improcedibilità, dato che le integrazioni richieste non sono state fornite e la negoziazione è stata interrotta. Da qui il quarto ricorso da parte della società nei confronti del Comune, in questo caso al TAR regionale, che ha annullato l’improcedibilità del rilascio dell’autorizzazione.

Questo, però, ha specificato l’assessora Porfiri, «non significa che ora si possa demolire dall’oggi al domani», dal momento che l’iter burocratico prevede comunque – in seguito a un nuovo parere positivo – la presentazione di una pratica edilizia e di un piano demolizioni, a cui andranno aggiunti i necessari approfondimenti ambientali sull’eventuale presenza di sostanze inquinanti auspicati anche da parte di ARPA e Provincia.

Relativamente ad accordi con Invitalia, Regione Lombardia o altri enti, è stato inoltre chiarito, dalla stessa Regione Lombardia, che non vi è agli atti alcuna documentazione in merito né c’è evidenza formale rispetto ad accordi tra Grand Luino e Invitalia né tra Grand Luino e Regione.

Replicando ai consiglieri Ferrari e Compagnoni, sia Cutrì che Porfiri hanno infine chiarito che non vi è alcuna di volontà di non dare autorizzazioni o di bloccare indiscriminatamente un progetto facendo ostruzionismo, ma, trattandosi di «un’area su cui si gioca il futuro della città e che è interesse di tutti che venga rigenerata e riqualificata, è giusto usare le dovute attenzioni: è compito di un’amministrazione sincerarsi che tutto venga fatto nella maniera più opportuna».

Anche per questo è stata affidata allo Studio OASI la progettazione del masterplan Lungolago, per avere una visione dell’area tra l’ex Ratti e il lago, di quello che può diventare, a beneficio della cittadinanza, e che «avrebbe potuto essere oggetto di discussione» nelle interlocuzioni con la società.

«Per far sì che le cose vadano avanti ed evitare l’immobilismo, – ha aggiunto il presidente della Commissione Territorio – bisogna sedersi intorno a un tavolo e trovare accordi: noi siamo seduti, ma dall’altra parte non c’è nessuno. Noi – ha ribadito – non abbiamo interesse a mantenere ferma la situazione, vedere gli edifici in quella situazione non piace a nessuno. Il privato fa le sue proposte, l’amministrazione le esamina con accortezza e inizia la fase di negoziazione che dovrebbe portare a una soluzione condivisa. Ecco, questo processo è iniziato e poi si è interrotto, ma non per volontà del Comune».

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