Premessa sul senso e significato del bene comune
Questo articolo è pensato per due tipi di lettore: chi desidera un approfondimento più teorico e riflessivo e chi invece è interessato soprattutto alle proposte concrete. La prima parte sviluppa il senso culturale e simbolico della questione; la seconda si concentra su cosa si potrebbe fare.
È importante chiarire che la riflessione che segue utilizza anche un linguaggio simbolico e immaginativo. Non si tratta di fantasia astratta, ma di un tentativo di guardare la realtà da una prospettiva diversa, per aprire possibili strade di interpretazione e di azione.
La torre piezometrica, il cosiddetto “Grande Fungo” della Ratti, è oggi un elemento profondamente radicato nella memoria collettiva dei luinesi. Non è percepita solo come un manufatto tecnico, nato per mantenere costante la pressione dell’acqua, ma come qualcosa che nel tempo è entrato a far parte della “seconda natura” del luogo, diventando presenza familiare nel paesaggio.
Si tratta di un oggetto che ormai è difficile separare dall’identità visiva e affettiva della città.
Per molti abitanti, la Torre non è solo un elemento architettonico: è un’impressione concreta, un segno che ha inciso nel senso di appartenenza. Nel tempo ha generato un legame emotivo, legato alla sua forma, alla sua verticalità, alla sua apparente fragilità e alla sua unicità estetica.
Questa dimensione emotiva non esclude la riflessione razionale. Dopo l’impatto visivo e affettivo, interviene la valutazione: che valore ha per la comunità? È coerente con ciò che riconosciamo come parte della nostra identità? Può essere considerata un bene comune?
Queste domande richiedono una riflessione collettiva. La Torre non appartiene alla quotidianità funzionale della maggior parte dei cittadini, ma parla un linguaggio simbolico. Richiama temi di memoria storica, di paesaggio, di identità culturale. Stabilire se debba essere considerata bene comune significa decidere se merita tutela e valorizzazione.
Negli anni, il “Grande Fungo” ha esercitato una forte presenza visiva grazie alla sua posizione e alla sua visibilità da diversi punti del territorio. Ogni luogo da cui la si osserva diventa, in qualche modo, un punto di osservazione privilegiato sul paesaggio. In questo senso, la Torre ha contribuito a costruire una relazione individuale e collettiva con lo spazio.
Ogni relazione con il paesaggio nasce dalla capacità di vedere qualcosa che va oltre l’immediato. Per ampliare lo sguardo, servono elementi che facciano da collegamento. La Torre ha svolto questa funzione di “elemento ponte”, aiutando a leggere il territorio in modo più articolato e connesso.
È diventata, di fatto, un perno simbolico nell’organizzazione spaziale di Luino.
Il territorio luinese è strutturato su diversi assi: la storica via dei commerci sul Lago, l’asse verso Maccagno, l’apertura verso la Valtravaglia e la relazione con la Tresa e Germignaga. In questo intreccio geografico, la Torre si colloca come punto di riferimento visivo e simbolico.
Con la sua verticalità, contribuisce anche a dare ritmo al paesaggio. Se si osserva Luino dal lago, si percepisce una composizione di segni: edifici, emergenze architettoniche, punti simbolici che dialogano tra loro.
In questo “contrappunto” rientrano l’ex colonia elioterapica di Germignaga, la torre piezometrica, il Palazzo Verbania, il centro storico con il porto vecchio e l’imbarcadero, fino alla Madonna della Punta di Maccagno. Tutti questi elementi contribuiscono a definire l’identità visiva e simbolica del territorio.
Accanto a questa armonia, esiste però il rischio di una progressiva frammentazione dovuta a un’urbanizzazione poco coordinata, che può compromettere la qualità paesaggistica.
Torniamo alla Torre e al suo destino.
Di fronte alla richiesta di demolizione totale degli edifici dell’ex area Ratti, diventa urgente chiedersi se la Torre possa continuare a svolgere il suo ruolo simbolico e organizzativo nel paesaggio.
Negli anni, anche in una fase di apparente trascuratezza, la sua presenza ha trasformato il semplice attraversamento dello spazio in una relazione tra luoghi. Ha permesso di guardare il territorio non solo in orizzontale, ma anche in verticale, ampliando la percezione e rafforzando la connessione tra le parti.
Se smettiamo di considerarla solo come un oggetto funzionale e iniziamo a leggerla come “Torre Ponte”, la sua verticalità assume un significato ulteriore: diventa richiamo alla relazione tra terra e cielo, tra stabilità e apertura, tra radicamento e visione.
Conclusione: cosa fare per rilanciare il bene comune
La Torre dell’Acqua, proprio per la sua doppia natura di oggetto tecnico e simbolo paesaggistico, potrebbe rafforzare il proprio ruolo se venisse reinterpretata.
Una possibile strada potrebbe essere quella di promuovere un concorso di idee aperto alla città, finalizzato a una reinterpretazione artistica o culturale. In questo modo la comunità potrebbe partecipare attivamente alla definizione del significato e del futuro di questo luogo.
Si tratterebbe di trasformare la Torre in un elemento comunicante, capace di esprimere un’intenzione condivisa e di rafforzare la sua funzione simbolica nell’unità paesaggistica.
Per questi motivi, la torre piezometrica – il Grande Fungo – può essere considerata un bene comune: non solo per la sua presenza fisica, ma per il valore immateriale che ha assunto nel tempo.
Salvaguardarla e valorizzarla significherebbe riconoscere il suo contributo all’identità e all’organizzazione paesaggistica di Luino e del territorio circostante.
(a cura di Diego Intraina)
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