È in corso, alla Camera dei Deputati, l’esame della proposta di legge di ratifica dell’accordo fiscale Italia-Svizzera sull’imposizione dei lavoratori frontalieri e in mattinata, a intervenire sul tema, è stato anche l’onorevole luinese Andrea Pellicini.
Ricostruendo brevemente le dinamiche vissute in questi anni da un territorio che Pellicini ben conosce, essendo stato sindaco di Luino per dieci anni, il deputato ha sottolineato ancora una volta l’importanza del primo accordo, quello siglato nel 1974, e l’impegno del presidente dell’Associazione Comuni Italiani di Frontiera e sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino per «difendere i diritti dei lavoratori e gli interessi dei Comuni italiani, ottenendo nelle trattative, insieme alla associazioni sindacali dei lavoratori, significativi risultati» nella lunga gestazione del nuovo accordo.
«In questo disegno di legge – ha proseguito Pellicini –diventa centrale anche un altro tema, cioè quello della tutela delle imprese italiane di confine che spesso si vedono sottratta la loro manodopera che, non appena formata, si indirizza verso gli stipendi molto più alti che vengono erogati oltre confine. In questo modo, l’intero sistema formativo italiano, dalla scuola all’impresa, è paradossalmente al servizio delle aziende svizzere, con il risultato della desertificazione produttiva nelle aree di frontiera», come accade proprio nel Luinese.
Proprio per questo l’onorevole ha espresso il proprio apprezzamento per il fatto che, nel passaggio al Senato, è stato «approvato un emendamento all’articolo 10 del disegno di legge che mira ad assicurare ai dipendenti delle aziende di frontiera degli assegni integrativi sullo stipendio a titolo di premio di frontiera», con l’obiettivo di «sostenere la competitività salariale rispetto ai livelli salariali oltre confine e scongiurare i conseguenti rischi di desertificazione produttiva».
Un «principio importantissimo, per cui si sono battuti industriali, artigiani e associazioni imprenditoriali del territorio, nonché politici eletti in queste terre», sottolinea Pellicini, che «trova finalmente riconoscimento in una legge dello Stato» e va nella direzione di un equilibrio «che oggi manca nelle relazioni economiche di frontiera». Il che può consentire «alle nostre imprese, già sottoposte ad un carico fiscale considerevole, che va comunque ridotto, di poter contare su una continuità nella propria manodopera, così non sacrificando anni di formazione scolastica e in azienda».
Insieme all’onorevole Andrea Mascaretti, Pellicini ha anche richiesto, attraverso un ordine del giorno, l’impegno del Governo «a dare immediato seguito alla dichiarazione congiunta del Ministro Giorgetti e della Consigliera Federale Karin Keller Sutter, attraverso la stipulazione con il Governo Svizzero di un accordo amichevole volto a disciplinare in maniera definitiva il ricorso al telelavoro per i lavoratori frontalieri».
Un altro tema caldo e molto sentito, in questi mesi, non solo dalle istituzioni locali e dagli esponenti politici del territorio che hanno fatto fronte comune nel richiedere una pronta risposta in merito da parte del Governo, ma anche e soprattutto dagli stessi lavoratori.
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