Un atto parlamentare sottoscritto da rappresentanti di PLR, Il Centro, UDC e Lega dei Ticinesi invita il Consiglio di Stato del Cantone Ticino a bloccare, totalmente o parzialmente, il trasferimento all’Italia delle somme derivanti dall’imposta alla fonte dei lavoratori frontalieri. L’iniziativa nasce in seguito all’introduzione, nella Legge di Bilancio 2024 italiana, della cosiddetta “tassa sulla salute”.
Il nuovo contributo interessa i frontalieri assunti in Svizzera prima di luglio 2023 che, secondo quanto stabilito dall’articolo 9 dell’accordo fiscale tra Italia e Svizzera, restano soggetti a imposizione esclusiva in territorio elvetico. A giudizio dei promotori, il prelievo sanitario rappresenterebbe una modifica sostanziale degli equilibri fissati dall’intesa bilaterale, configurandosi come un’ulteriore tassazione calcolata in base al reddito prodotto oltre confine.
Alla luce di queste considerazioni, i firmatari ritengono legittimo rivedere al ribasso i ristorni fiscali, riprendendo una posizione già espressa dal consigliere di Stato Christian Vitta. Nel documento si richiama inoltre la Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, che contempla la possibilità di sospendere un accordo in presenza di una violazione grave, e si sollecita l’Esecutivo ticinese ad agire con tempestività, coinvolgendo anche le autorità federali, per garantire il rispetto dell’intesa.
Il tema sta generando reazioni anche nelle aree italiane di frontiera, dove si discute delle modalità applicative previste dalla normativa nazionale. Un contesto che accresce il disagio tra i lavoratori frontalieri, i quali lamentano di non essere stati adeguatamente coinvolti nel processo decisionale.
Sul tema interviene anche il sindaco di Luino, Enrico Bianchi: «Qui non siamo più davanti a un semplice disaccordo tecnico, ma all’ennesimo scontro politico sulla pelle dei frontalieri. L’Italia introduce una nuova tassa su lavoratori che, per accordo internazionale, dovrebbero essere tassati solo in Svizzera; il Ticino risponde minacciando di trattenere i ristorni. Due Stati che si rimpallano responsabilità mentre chi lavora paga il conto».
E aggiunge: «La cosa più grave è che diversi Consigli comunali dei territori di confine si sono già schierati contro questa decisione, segno che il malcontento è reale e diffuso. Intanto la Regione Piemonte sceglie di non applicare questa misura, mentre la Regione Lombardia resta muta e prosegue imperterrita, ignorando le preoccupazioni dei cittadini coinvolti».
«I frontalieri continuano a restare senza ascolto, nonostante siano una componente fondamentale dell’economia transfrontaliera. Se gli accordi vengono modificati unilateralmente per fare cassa o consenso, si mina la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini. La politica dovrebbe risolvere i problemi, non crearne di nuovi», conclude Bianchi.
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