Dopo le numerose polemiche, dibattiti e proposte, pare si sia arrivati ad un dunque. Tra tredicesime e quattordicesime, spunta anche la “tassa sulla salute”. Il decreto firmato dal Ministero della Salute, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze, infatti, definisce il quadro normativo relativo alla compartecipazione al Servizio sanitario nazionale per i residenti in Italia che lavorano o soggiornano in Svizzera, con particolare riferimento ai lavoratori frontalieri e ai loro familiari.
Il provvedimento si inserisce nel contesto degli accordi bilaterali tra Italia e Confederazione svizzera, della normativa europea sul coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale e delle recenti disposizioni fiscali e sanitarie introdotte dalle leggi di bilancio.
Al centro del decreto vi è l’applicazione dell’articolo 1, comma 237, della legge 213 del 2023, che prevede il versamento di una quota di compartecipazione al Servizio sanitario nazionale da parte dei frontalieri che utilizzano il sistema sanitario italiano, di coloro che hanno esercitato il diritto di opzione per l’assicurazione malattie e dei familiari fiscalmente a carico. La misura riguarda in particolare le regioni di confine con la Svizzera, tra cui la Lombardia, ed è collegata anche all’Accordo del 23 dicembre 2020 sull’imposizione dei lavoratori frontalieri e alla successiva definizione delle aree entro i 20 chilometri dal confine.
Il decreto stabilisce che le regioni interessate definiscano annualmente la quota di compartecipazione familiare, compresa tra il 3% e il 6% del salario netto percepito in Svizzera, con un minimo di 30 euro e un massimo di 200 euro per ogni mese lavorato, importo che può essere raddoppiato in caso di omesso pagamento o comunicazione. Le somme raccolte sono destinate al sostegno del servizio sanitario nelle aree di confine e, in via prioritaria, al personale medico e infermieristico, nel rispetto dei limiti previsti dalla normativa nazionale.
Uno tra i primi a commentare questa decisione è il sindaco di Luino, Enrico Bianchi: «Chissà se la Lega Nord di una volta avrebbe apprezzato e approvato. Questa è la domanda che ricorre tra i lavoratori oltre confine. Un tempismo strano e preoccupante, subito dopo il dietro front sui 40 milioni di ristorno fatti sparire e recuperati in una notte. Quindi, ad oggi, quale altra sorpresa ci riserverà il futuro di questo governo?».
A commentare questo decreto è anche un altro esponente della politica luinese, il consigliere comunale di minoranza e capogruppo di “Azione civica per Luino e Frazioni”, Furio Artoni. «È di pochi giorni fa il decreto di attuazione della tassa sulla salute ai frontalieri, da 30 a 200 euro al mese. È Natale e come accade durante le feste, arrivano i pacchi natalizi. E che pacco! C’era una volta un Paese con un problema: gli ospedali di confine perdevano medici e infermieri, sedotti dagli stipendi elvetici».
«Prima mossa: tagliare 40 milioni ai comuni di frontiera. Secondo atto: marcia indietro tra le proteste. Sono stati bravi a emendare una legge già chiara. Come dice un mio amico prima graffiano la loro auto poi l’aggiustano e pretendono un premio: applausi. Terzo atto: applicare una tassa sulla salute per i frontalieri. Risultato: rischiamo di mandare a carte quarantotto cinquant’anni di rapporti con la Svizzera», denuncia Artoni.
«La mozione contro la tassa sulla salute è stata presentata in consiglio comunale a Luino, e approvata. È stato il primo Comune che ha preso una decisone netta contro questa che è una tassazione ingiusta e incostituzionale. La legge prevede che i 60.000 italiani che lavorano in Svizzera paghino tra 30 e 200 euro al mese per usare il servizio sanitario nazionale. Come si calcola lo stipendio “netto svizzero”? Mistero. Chi controlla? Nessuno. Chi fornisce i dati? La Svizzera dovrebbe, ma – sorpresa – non è obbligata e non lo farà. Perché mai dovrebbe aiutarci a tartassare i suoi dipendenti?», prosegue ancora Artoni.
«Nel 2020, dopo anni di negoziati, Italia e Svizzera firmano un accordo: i frontalieri pagano tasse ridotte all’80%, Berna versa alle nostre regioni il 40% del gettito. Decine di milioni l’anno, soldi veri, automatici. Passa un anno e l’Italia, con grazia, decide unilateralmente di stravolgere tutto. Inventa una tassa che gli accordi non prevedono, viola il principio “niente doppie imposizioni“, e si stupisce se a Berna storcono il naso», va avanti ancora il consigliere.
«La tassa dovrebbe “sostenere il servizio sanitario delle aree di confine”. Le stesse aree che già ricevono la compensazione svizzera per quello scopo. È come incassare l’affitto e poi chiedere un supplemento per averlo riscosso. Il vero problema? Medici e infermieri scappano in Svizzera per stipendi tripli. La soluzione? Pagarli meglio. Con quali soldi? Con quelli degli stipendi d’oro dei dirigenti sanitari», prosegue ulteriormente.
«Invece no. Meglio una tassa ingiusta, inapplicabile e dannosa. Tutto fuorché toccare le centinaia di dirigenti che guadagnano più del Presidente della Repubblica. I rischi: migliaia di ricorsi. Sospensioni dei giudici. Bocciatura della Corte Costituzionale. La Svizzera congela la compensazione. Le regioni restano con meno soldi. Governo in marcia indietro», critica ancora Artoni.
«Ma avremo dimostrato che quando si tratta di pasticciare nei rapporti internazionali, violare accordi appena firmati, inventare tasse inapplicabili e scontentare tutti senza risolvere nulla, noi non temiamo confronti. Come mi raccontava il mio amico Stefano: il carrozziere continua a graffiare l’auto e a bucare le gomme e noi paghiamo il conto dopo che l’ha riparata e magari pretendono che gli diciamo che sono stati bravi… complimenti e applausi», conclude Artoni.
Dello stesso parere, però, anche Angelo Orsenigo e Samuele Astuti, consiglieri regionali del Pd, dopo aver appreso la notizia che è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto di Ministero della Salute e Ministero dell’Economia che dà il via libera al contributo di compartecipazione per il Servizio sanitario nazionale a carico dei vecchi frontalieri.
«Dopo una lunga attesa, sorpresa – o ‘regalo’ di Natale, come lo ha già definito qualcuno ironizzando – del Governo di centrodestra: i frontalieri lombardi pagheranno la tassa sulla salute. Un prelievo forzoso nei confronti dei nostri lavoratori di confine che avviene con il beneplacito della Regione, probabilmente ben contenta dell’entrata, ogni mese, di diversi milioni di euro», spiegano Astuti e Orsenico.
«Ci aspettavamo una retromarcia da parte di Roma nell’interesse dei frontalieri, ma non c’è stata. E ci rimane ancora qualche dubbio sulla costituzionalità di questa norma. Ma le chiacchiere stanno a zero: con effetto retroattivo, anche se noi avevamo chiesto almeno di non applicare questo aspetto, i nostri lavoratori di frontiera dovranno sborsare come minimo un centinaio di euro al mese, più gli arretrati, non appena Regione Lombardia avrà deliberato. Adesso rimane da vedere come intendono muoversi Fontana e la Lega, con gli alleati di Governo, dopo che avevano promesso ben altra soluzione sui territori», continuano i dem.
«Abbiamo partecipato alle riunioni che i sindacati hanno organizzato nelle nostre provincie e visto quanta attenzione e preoccupazione ci fosse da parte dei frontalieri. Stato e Regione li hanno completamente abbandonati e intendono usarli solo per fare cassa», concludono Orsenigo e Astuti.
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