Luino | 23 Aprile 2026

Mozione sulla tassa salute, «Il teatro continua, ma la platea non ha nulla da ridere»

L'intervento di Furio Artoni sulla decisione del Consiglio regionale lombardo denunciando l’assenza di impegni concreti e contestando effetti su frontalieri e sistema sanitario

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Nella giornata di martedì il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato una mozione sulla cosiddetta tassa sulla salute per i frontalieri. Questa mattina sul tema abbiamo pubblicato anche un’intervista al consigliere regionale dem Samuele Astuti. A intervenire ora è Furio Artoni, consigliere di minoranza, capogruppo di “Azione civica di Luino e frazioni” e candidato sindaco per gli “Stati Generali del Centrodestra”, con un comunicato articolato.

«Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato il 21 aprile, Natale di Roma, una mozione sulla tassa sulla salute per i frontalieri. Applausi. Peccato che la tassa resti. Peccato che i 70.000 lavoratori lombardi che attraversano ogni mattina il confine continuino a pagare. E peccato che la mozione — come ha ammesso candidamente persino chi l’ha presentata — non contenga alcun impegno vincolante a ridurre il prelievo, ma solo un “generico invito”. Come invitare un rapinatore a essere gentile mentre svuota il portafoglio. Non diranno “fermi tutti, è una rapina”. Diranno “rallentate il passo e dateci gentilmente il portafoglio”». Esordisce così l’avvocato luinese.

Artoni prosegue: «Ho già definito questa norma un abominio giuridico. Lo dico perché è la realtà giuridica, fiscale e costituzionale di una misura iniqua, inapplicabile e destabilizzante di accordi bilaterali che abbiamo impiegato trent’anni a costruire. Ma oggi voglio aggiungere qualcosa. Voglio parlare di soldi. Di quelli che ci sono, e di quelli che — ci dicono — non ci sarebbero».

«Il governo italiano ha stanziato centinaia di milioni di euro per costruire ospedali in Ucraina. L’Unione Europea si prepara a versare miliardi per la ricostruzione di quel Paese. Benissimo. La solidarietà internazionale è un valore. Nessuno lo nega. Però permettetemi una domanda: mentre costruiamo ospedali a Kiev, i nostri ospedali di confineLuino in testahanno liste d’attesa da era geologica e pronto soccorso tenuti in piedi da medici e infermieri che spesso sacrificano la famiglia e i loro affetti per prestare servizio», va avanti Artoni.

«E la soluzione individuata dalla politica è quella di tassare i frontalieri per aumentare gli stipendi degli operatori sanitari di frontiera. Traduco: non abbiamo i soldi per pagare decentemente i nostri medici, ma li abbiamo per finanziare la sanità estera. Non ci sono risorse per le liste d’attesa, ma ci sono per le missioni internazionali. Non si riesce a trattenere un infermiere a Luino con uno stipendio dignitoso, ma si riesce benissimo a trovare i fondi quando si tratta di altri obiettivi», denuncia ancora il consigliere comunale.

Il comunicato entra poi nel merito delle risorse: «E nel frattempo — perché il quadro sia completo — apprendiamo di cittadini ucraini che acquistano ville milionarie. Con i nostri soldi. Quelli della solidarietà europea. Quelli che escono dalle tasche dei contribuenti italiani, compresi i frontalieri che già pagano le tasse, già contribuiscono attraverso i ristorni, già finanziano il sistema. Non ci dite che non ci sono i soldi. Ci sono. Decidete solo dove metterli. E sui frontalieri avete deciso di metterci le mani», critica ulteriormente.

Artoni definisce quindi la mozione approvata: «La mozione approvata in Regione Lombardia è, nella migliore delle ipotesi, un atto di cosmesi politica. Nella peggiore, un modo per dire ai frontalieri “ci pensiamo noi” mentre la tassa continua a girare. Il consigliere Zocchi parla di “strumento di riequilibrio capace di generare benefici reali”. Peccato che per generare benefici reali si stia attingendo alle tasche di lavoratori reali, con un prelievo reale, su salari reali guadagnati lavorando davvero».

«Non è riequilibrio. È redistribuzione forzata con una mano sola. E quando dal centrodestra regionale si dice che i frontalieri “sono pochi rispetto ai cittadini lombardi” e che i soldi prelevati “non sono poi molti”, ecco che il velo cade. Settantamila lavoratori non sono un problema politico abbastanza grande», incalza ancora.

Nel testo viene richiamato anche il quadro internazionale: «Nel 2020 Italia e Svizzera hanno firmato un accordo fiscale. I frontalieri pagano le tasse nello Stato in cui lavorano. I ristorni compensano iComuni italiani. Era un sistema equilibrato, costruito con fatica diplomatica. L’Italia lo ha stravolto unilateralmente. La Svizzera ha risposto: prima rifiutando di fornire i dati salariali, poi con mozioni nei cantoni di confine per sospendere i ristorni».

«Ho scritto mesi fa che stavamo maneggiando una bomba. La bomba non è esplosa. Ma il timer continua a ticchettare, e qualcuno a Milano sta fischiettando come se non sentisse». Artoni ricorda infine le iniziative intraprese: «Ho presentato mozioni al Consiglio Comunale di Luino — primo Comune della provincia di Varese a muoversi — e le ho viste approvare. Ho chiesto che Regione Lombardia seguisse l’esempio del Piemonte, che ha avuto il buon senso di non applicare la tassa. Ho organizzato convegni, scritto articoli, portato esperti e parlamentari a ragionare su questo tema davanti ai cittadini.»

«La risposta di Regione Lombardia? Una mozione senza impegni. Un generico invito. Un applauso a se stessa. Il problema reale — la fuga di medici e infermieri verso gli stipendi svizzeri — è reale. Non lo nego. Lo denuncio da anni. Ma la soluzione non è tassare i frontalieri per creare un fondo incentivi che arriva, forse, al 20% dello stipendio», afferma ancora Artoni.

«La soluzione è riformare strutturalmente la retribuzione del personale sanitario, tagliare gli sprechi, eliminare le posizioni dirigenziali dorate che pesano sui bilanci senza produrre salute e investire con serietà nei territori di confine. Costruire ospedali funzionanti. Non ospedali lontani. Pagare i medici di Luino come meritano», scrive Artoni.

«Non con i soldi dei frontalieri, ma con quelli che lo Stato trova sempre quando vuole trovarli. Eliminare le liste d’attesa che costringono il cittadino lombardo — quello che non può permettersi la visita privata — ad aspettare mesi per una prestazione a cui ha diritto», spiega ulteriormente.

Il comunicato si conclude con una presa di posizione netta: «Queste sono le priorità. Non una mozione blanda approvata il 21 aprile, mentre 70.000 lavoratori aspettano ancora di sapere se qualcuno li tutelerà davvero. La tassa sulla salute va abolita. Non riformata. Non alleggerita. Non monitorata con “costante attenzione”. Abolita. Le norme sbagliate — incostituzionali, inapplicabili, lesive di accordi internazionali — non si correggono con una mozione. Si abrogano. È quello che fa uno Stato serio.»

«Vado avanti, non mi fermo. Non è questione di campagna elettorale, è una questione di morale politica, di grande morale politica. Ma esiste ancora una morale nella politica dei partiti?», conclude Furio Artoni.

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