«Impossibile non criticare l’allestimento di una nuova area fitness (la terza in pochi mesi) con l’ennesimo spreco di soldi pubblici ed energie amministrative, non richieste da utenza, società e sportivi»: si apre con queste parole una nota con cui il coordinatore di Italia Viva di Luino, Piergiorgio Manfrè, esprime le proprie perplessità sul progetto di installazione di un circuito per l’allenamento all’ex campo sportivo del Lido, definendolo una «scelta inopportuna».
«Un’occasione da non perdere? No, programmazione sportiva inesistente – afferma l’ex docente luinese – Nessuno quanto il sottoscritto ha trascorso più ore nelle palestre pubbliche locali. Con una certa competenza in materia e soprattutto conoscenza e memoria potrei elencare quanti e quali sarebbero gli interventi strutturali necessari, da decenni. Le società sportive hanno ben altre necessità, non avendo spazi sufficienti, adeguati, sicuri, agibili e quasi tutti non omologati».
Cita uno sport che conosce molto bene, Manfrè, il basket, che «ha solo un campo di gioco omologato in tutto il distretto di Luino», quello presso il centro sportivo delle Betulle.
«Solo il cambiamento climatico più mite, e non una puntuale manutenzione ordinaria e straordinaria, ha preservato le palestre dai continui allagamenti, infiltrazioni e piogge all’interno delle strutture comunali e provinciali (quest’ultime in gestione al Comune, altra pluriannuale anomalia luinese). Ciononostante la scorsa settimana ha piovuto all’interno della palestra ITIS. Peggiore la situazione per quella ISIS, precaria fin dalla recente costruzione», prosegue, sottolineando le condizioni precarie in cui versano tali strutture, la cui costruzione risale agli anni ’70/’80 e ribadendo la necessità di un palazzetto dello sport, «invocato dagli anni ’90 e rinviato all’infinito da amministrazioni senza programmazione, idee e coraggio».
Tornando al progetto della nuova area fitness, co-finanziato al 50% attraverso un bando dell’ANCI, il coordinatore di Italia Viva si chiede «perché destinare risorse già limitate per costruire un terzo circuito di allenamento all’aperto, vicino ai due, già recentissimi, allestiti all’inizio e alla fine della pista ciclopedonale, presso il Parco Margorabbia e a Grantola? Perché sprecare così le scarse risorse destinate allo sport? Tra l’altro non mi paiono attrezzature così a buon mercato».
Due gli ulteriori punti sui quali poggia la critica espressa da Manfrè, a partire dallo scarso utilizzo di queste strutture – «Non si registrano
assembramenti tipo rave party e neanche i numeri minimi da biblioteca. Oltre alla ditta costruttrice dell’impianto a chi realmente interessa un’altra struttura simile alle altre due?» – per giungere alla posizione prescelta per la loro installazione, definita «insensata».
Quella dell’ex campo sportivo del Lido è «una zona dimenticata e dismessa da anni e spesso allagata, completamente avulsa e isolata da altre strutture, sportive e ricreative – afferma – Nelle vicinanze c’è solo la sede della lodevole Canottieri Luino che ha già strutture simili al coperto (e che dovrebbe gestire in prima persona proprio le nuove attrezzature, ndr), tra le pochissime dignitose e funzionanti. Nel 2020 si era allagata proprio la zona dove ora si vuole allestire l’area fitness. L’intera cittadinanza conosce bene quell’area in attesa da anni di una sua difficile riqualificazione, ora zona molto degradata, e mi fermo qui, utile solo per i purtroppo frequenti atterraggi dell’elicottero per gli incidenti».
Un’area di questo genere avrebbe potuto trovare uno spazio più adeguato alle Betulle, suggerisce Manfrè, «dove tale circuito, oltre a essere meno a rischio di atti vandalici avrebbe un uso più collegato alle varie attività sportive e soprattutto agli istituti scolastici» o, addirittura, valicando i confini amministrativi, sull’altra sponda del Tresa, al frequentatissimo Boschetto di Germignaga. Ma è «pura utopia – annota – sperare che amministratori pubblici e scolastici possano programmare insieme o pensare opere in sinergia tra i Comuni del distretto».
«Nel lontano 1984 il sottoscritto, neo diplomato ISEF, in cooperativa con altri sei docenti EF, proponeva dalle colonne del Corriere del Verbano un “Percorso Vita”, così ai tempi si descrivevano simili attività all’aperto». Strutture che a oggi si possono trovare ad esempio a Brezzo di Bedero, lungo la linea Cadorna, o nella pineta di Montegrino Valtravaglia ma che, se posizionate in luoghi in cui il passaggio non è frequente, rischiano di finire in disuso e oggetto di atti di inciviltà.
In conclusione, riferendosi alle parole con cui l’assessore Ivan Martinelli apriva all’eventualità di spostare le strutture per l’allenamento all’aperto in virtù della riqualificazione dell’intera area, Manfrè conclude il proprio comunicato esprimendo l’auspicio «che tale progetto venga bloccato o almeno modificato da qualche amministratore o tecnico più lungimirante, valutando con attenzione gli scarsi vantaggi e i notevoli rischi». Perché se «non si programmano le opere necessarie, si paga il 50% di tale struttura, doppione di altre uguali, si sprecano altri soldi e tempo per qualificare un’area dismessa e insicura e si devono impostare e costruire le opere edili, tutto questo prevedendo che si dovrà riconvertirla e posizionarla presto altrove, che senso ha questa “occasione da non perdere”?».
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