(a cura di Giorgio Roncari) Vedendo le mie nipotine e le loro amichette mascherate da zombie per la festa di Halloween, mi sono tornate alla mente le commemorazioni dei morti dei tempi della mia fanciullezza e a quanto erano differenti. Intanto cambiava la data, era il 2 novembre, e l’usanza era di far bollire la sera prima una pentola di castagne mentre tutti i membri della famiglia recitavano il rosario in latino con il “Salve Regina” da declamare in piedi.
Quando si andava a dormire si lasciavano le castagne cotte in una biella sul tavolo perché si credeva che i cari defunti sarebbero tornati quella notte a mangiarle, a rivedere il loro focolare, a portare la loro protezione sulla casa e lasciavano le loro ossa da mangiare, o così si faceva credere a noi bimbi, quando, alla mattina, soddisfatti, rosicchiavamo quei tipici biscotti secchi spacca ganasce.
Il giorno dopo si teneva un corteo funebre col prete in paramenti neri, salmodiando il “de profundis” e altri salmi funebri, fino al cimitero del paese dove veniva celebrata una messa in requiem per tutti i defunti, mentre le campane suonavano a morto. La radio, poi, trasmetteva solo musiche sinfoniche.
Ora, con Halloween, i morti si ricordano il 31 ottobre, ma più che un rito funebre è diventata una baldoria, la festa dei morti viventi. Allora da noi, il 31 ottobre, si festeggiava invece la giornata del risparmio, una celebrazione dell’economia e dell’importanza del risparmio nella vita quotidiana che è sempre stata difficile. C’erano banche che donavano ai bimbi delle elementari più disciplinati nello studio, piccoli libretti di risparmio con 1.000 lire. Anche chi scrive ne ottenne uno in quinta elementare accompagnata ad un salvadanaio a forma di libro requisito poi da qualcuno dei figli.
Poi le tendenze cambiarono e il risparmio perse di valore, anzi divenne un freno allo sviluppo perché il denaro bisognava farlo circolare se si voleva dare ossigeno all’economia, immetterlo nel mercato e non tenerlo fossilizzato o nascosto in qualche cassetto. Fu in quest’ottica che attecchì anche in Italia Halloween, una mascherata americana e anglosassone – paesi dove del resto non festeggiano il carnevale – che niente ha a che fare con le commemorazioni raccolte dei defunti e nemmeno con il concetto di risparmio.
Ma tant’è, le usanze cambiano e, seguendo la tendenza al consumismo, è cambiata anche la data per la vendita del “vino novello”, che fino a qualche anno fa era stabilita per legge al 6 novembre (compleanno di chi scrive) e che ora, diventato tanto di moda quel vino, è stata anticipata di una settimana, il 31 ottobre appunto, da poter bere per le feste di Halloween, e non fa niente se poi, magari, non è ancora del tutto maturo e possa causare qualche movimento di corpo.
Non si può certo proibire il moderno che avanza, sarebbe assurdo e illogico; con tale criterio saremmo ancora all’età della pietra. A volte però non sarebbe male cercare una mediazione tra il vecchio e il nuovo, del resto anche da noi si usavano le zucche illuminate, così come la parrocchia di Cerro Maggiore aveva fatto qualche tempo invitando i bimbi a festeggiare Halloween mascherandosi non solo da zombie ma anche da santi.
© Riproduzione riservata







Vuoi lasciare un commento? | 0