Italia | 11 Dicembre 2022

“Come eravamo”: quando c’era Carosello

«Era un gioco per noi bambini di allora, metterci davanti al video e indovinare il prodotto. All’inizio erano vietate anche le pubblicità di biancheria e prodotti intimi femminili e abiti indecenti»

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(A cura di Giorgio Roncari) «Dopo Carosello a nanna!» era l’ordine indiscutibile ai bimbi. Non che fosse sempre e per tutti così, perché almeno in estate, con le scuole chiuse e le giornate lunghe, la regola andava a farsi benedire, ma tant’è che questo motto è entrato nell’immaginifico dei modi di dire… e Carosello di modi di dire, frasi fatte e tormentoni ne ha coniati moltissimi.

Frasette concise ma efficaci per fini commerciali, da Jo Condor all’Etichetta Nera, dalla Simmenthalmentebuona a Calimero piccolo e nero, per non parlare delle innumerevoli musichette e jingle come Miguel son mi, Mariarosa Mariarosa, l’Olandesina. C’è chi ha fatto l’elenco di tutti questi slogan arrivando a compilare ponderosi volumi.

Carosello, per i cinquantenni che non ha avuto la ventura di conoscerlo o ricordarlo, pur essendo solo un contenitore di pubblicità, è stata la trasmissione televisiva più famosa in assoluto, andava in onda su Rai 1 alle 20,45 e veniva vista da decine di milioni di spettatori, soprattutto bambini.

Non ne esisteva una uguale in nessuna emittente del mondo. Nacque per la pressione delle industrie che nel dopoguerra, ripreso a produrre in grande, volevano un mezzo più efficace per reclamizzare i loro prodotti. La Rai bigotta e bacchettona del tempo tentennò alquanto, poi, capito l’interesse economico che sarebbe derivato all’azienda, si inventò una rivista, un carosello – da lì il nome – a siparietti, annunciati da una breve tarantella. La prima puntata fu trasmessa domenica 3 febbraio 1957.

I programmi di allora erano seriosi e pesanti, basti pensare al professor Cutolo con la sua storia d’Italia, interessante ma di una monotonia barbosa, o al telegiornale presentato in tono particolarmente ingessato e austero. Carosello, invece, fu una ventata di leggerezza che calamitò l’attenzione degli spettatori con i suoi sketch divertenti, le scenette sagaci, i consigli pratici che sapeva dispensare e così in poco tempo mutarono le usanze degli italiani. Ne trasse vantaggio anche la Rai che in due soli anni triplicò gli abbonamenti.

Carosello fu concepito con regole precise quanto assurde riguardo alle scenette: ognuna doveva durare 1’ 45” e andare in onda una sola volta tassativamente. Tali condizioni risultarono costose per le aziende che, per risparmiare, cominciarono a ideare personaggi e temi sempre uguali, riconducibili al prodotto stesso, creando così delle telenovelas ante litteram a brevi puntate. Quanti registi e attori affermati o meno hanno legato la loro faccia ad un’azienda? Era un gioco per noi bambini di allora, metterci davanti al video e indovinare il prodotto prima degli altri. All’inizio erano vietate anche le pubblicità di biancheria e prodotti intimi femminili e pure abiti indecenti, regola che, col mutare della moralità, andò scemando lasciando spazio a belle donne sempre più attraenti e svestite.

Vent’anni durò la dittatura di Carosello, come disse qualcuno affermando come dopo il ventennio fascista ci fosse stato quello di Carosello. Varie furono le cause per cui fu soppresso, in primis le aziende che, col criterio di una mono scenetta, spendevano capitali non alla portata di tutte; poi la difficoltà con i prodotti che, in numero sempre maggiore, venivano dall’estero dove vigevano concetti di pubblicità diversi, con sketch più brevi e ripetitivi, modelli fatti propri dalle tv commerciali che in quegli anni stavano sorgendo; infine il parlamento il quale riteneva poco coerente ai principi del servizio pubblicò che il programma più seguito dai bambini fosse una trasmissione di pubblicità.

L’ultima puntata andò in onda il 1° gennaio 1977 e a dare l’addio agli italiani fu Raffaella Carrà. Ci furono malumori e critiche ma i tempi e la società erano cambiati. Fu la fine di un’epoca, un ricordo comunque duro a morire se ancora al giorno d’oggi sentendo i nomi di Bongiorno, Calindri, Bramieri, Virna Lisi o le gemelle Kessler, pensiamo alla grappa, all’amaro, alle bacinelle, al dentifricio, alle calze.

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