Luino | 23 Giugno 2022

Luino, litigò con il vicino guardone dopo la notte di San Valentino: confermata l’assoluzione

Il giovane finito a processo, un 24enne, era accusato di lesioni ai danni di un uomo che avrebbe volontariamente assistito ad un momento d'intimità nel febbraio 2018. Dopo la lite, il volo dalle scale

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Il parapiglia sulla tromba delle scale di una vecchia casa di ringhiera nel centro storico di Luino, a seguito di una nottata – quella di San Valentino di quattro anni fa – in cui complicità e intimità avevano lasciato spazio all’inquietudine, per il sospetto di due giovani fidanzati di essere spiati dal vicino di casa, mentre erano avvinghiati sul divano letto dell’abitazione.

Poi un processo per lesioni, davanti al Giudice di Pace di Luino (qui i dettagli), terminato la scorsa estate con l’assoluzione del fidanzato 24enne della ragazza che abitava in quell’appartamento del centro; e ora il secondo verdetto, arrivato lunedì in un’aula del Tribunale di Varese, dove il giudice ha rigettato il ricorso della parte civile – il vicino di casa, 36 anni e di origine albanese, accusato dai fidanzati di essere un guardone e per questo presunta vittima di un pestaggio.

All’inizio della vicenda processuale il trentaseienne spiegò le ragioni che l’avevano portato, intorno alla mezzanotte di quel 14 febbraio 2018, davanti alla porta del monolocale in cui si trovava la coppia; una porta dotata di vetro, dietro la quale una tenda a quadretti, in parte trasparenti, consentiva di sbirciare all’interno. L’uomo sarebbe arrivato lì, muovendosi sulla balconata in comune, per recuperare il figlio piccolo che si era allontanato da casa. Una versione considerata poco credibile dall’avvocato della difesa, Fulvio Dagnoni.

Resta il fatto che il giorno seguente, sulle scale interne dello stabile, ci fu un faccia a faccia: i giovani dissero all’uomo che si erano accorti di tutto e che nel caso l’episodio si fosse ripetuto lo avrebbero denunciato e avrebbero messo la moglie al corrente delle sue “abitudini”: tanto bastò per far scaldare i toni e per passare poi alle mani. Dopo una spinta il trentaseienne perse l’equilibrio e rotolò dalle scale. 

Sulle conseguenze della caduta il difensore di parte civile, l’avvocato Andrea Pellicini, aveva impostato il percorso processuale per ottenere l’adeguato risarcimento, rifacendosi al referto medico agli atti, e al fatto che l’imputato era stato accusato di aver preso a calci e pugni il vicino. La difesa aveva invece inquadrato le informazioni contenute nel medesimo documento del pronto soccorso da una prospettiva completamente diversa: escoriazioni riconducibili alla caduta dalle scale, a seguito non di un pestaggio ma del tentativo del 24enne di allontanarsi dall’uomo, che gli aveva messo una mano al collo. Le due tesi sono tornate attuali nelle conclusioni delle parti, nuovamente riunite davanti al giudice. Ma l’esito non è cambiato, e il ricorrente dovrà ora pagare le spese legali per l’appello. 

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