Luino | 24 Gennaio 2022

Cunardo, lite tra vicini per i rifiuti: finisce a schiaffi e borsate

A processo un 54enne, accusato di aver colpito una donna: «Mi sono solo difeso. Loro usavano il nostro spiazzo come un parcheggio»

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«Come siamo arrivati a quel litigio? Ancora oggi non lo so spiegare». Eppure a processo, con l’accusa di lesioni, c’è lui: un uomo di cinquantasette anni, che a due anni di distanza dall’accaduto non è in grado di risalire con certezza all’origine dell’episodio che lo ha portato davanti al giudice di pace di Luino, dove è in corso il procedimento a suo carico.

La vicenda è inserita in un contesto di cattivi rapporti di vicinato e liti risalenti nel tempo, scaturite dall’utilizzo di un’area al confine tra due proprietà: il magazzino connesso alla attività autonoma dell’odierno imputato e un condominio in cui risiede insieme alla famiglia la persona offesa, una donna di sessantatré anni.

Lì, in quella porzione di terreno delimitata da una rete, il cinquantasettenne e il figlio di vent’anni erano soliti collocare rifiuti e scatoloni per il conferimento della differenziata. «Loro invece utilizzavano lo spazio come parcheggio privato per il figlio – ha raccontato in aula l’imputato – e quel giorno (quello in cui sono avvenuti i fatti riportati in querela, ndr) i rifiuti sono stati gettati sul nostro terreno. I secchi sono finiti in mezzo alla strada. Io ero in azienda, sono venuti a chiamarmi dicendo che qualcuno stava prendendo a sberle mio figlio».

Quel qualcuno era il marito della donna che, attaccato alla recinzione, aveva allungato le mani per colpire il ragazzo, dopo averlo chiamato a sé con tono gentile. «Mi sono avvicinato per portare via mio figlio – ha proseguito il cinquantasettenne, difeso dall’avvocato Iole Struzziero – quell’uomo aveva un forcone e accanto c’era la moglie, che ha iniziato ad agitare una borsa per colpirci entrambi. Io mi sono protetto con le braccia ma non l’ho nemmeno sfiorata. Le abbiamo prese noi, non lei. Poi all’arrivo dei carabinieri la forca è sparita».

Per l’accusa è in quei frangenti che la donna, difesa dall’avvocato Matteo Rodari, sarebbe stata colpita, riportando una distorsione alla spalla, come indicato da un certificato del pronto soccorso.

L’episodio, avvenuto sotto gli occhi di un vicino di casa – che durante l’ultima udienza ha di fatto confermato la versione dell’imputato, attribuendo al figlio della coppia lo spargimento dei rifiuti – era stato preceduto da battibecchi e litigi per il modo in cui i materiali da lavoro della ditta venivano sistemati a ridosso della proprietà condominiale e in prossimità di una siepe che sorge attorno al palazzo. Ma mai si era arrivati a tanto. Il processo proseguirà a marzo con l’esame di un ultimo testimone. Poi le parti concluderanno, formulando le rispettive richieste al giudice.

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