Luino | 27 Luglio 2021

San Valentino con il guardone: giovane luinese litiga col vicino. Va a processo per lesioni e viene assolto

Il ragazzo, oggi 24enne, la notte del 14 febbraio 2018 si sentì spiato dall'uomo, un 36enne albanese che il giorno dopo fu accusato dalla coppia e volò dalle scale

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Nel cuore di Luino, a pochi passi dal centro storico, un vicino “curioso” turba la quiete di una giovane coppia che durante la notte di San Valentino si trova in intimità. Lo fa con “discrezione”, cercando di buttare l’occhio sulla scena avvolta dalla penombra e in corso oltre la tenda situata dietro la porta d’ingresso – in parte in vetro e non del tutto chiusa – posizionata sul balcone di una vecchia casa di ringhiera.

Viene visto e le sue intenzioni non lasciano spazio ai dubbi. Per questo il giorno dopo viene richiamato dai due. Scatta un diverbio sul pianerottolo e il vicino finisce giù dalle scale.

Per quei fatti, risalenti al febbraio 2018, l’uomo – un trentaseienne albanese – ha denunciato l’allora fidanzato della ragazza per lesioni. Il giovane, oggi ventiquattrenne, si è giustificato durante il processo – che si è svolto presso il Giudice di pace di Luino – affermando di essersi sottratto alla presa del vicino che infuriato per l’accusa che gli era stata rivolta, gli aveva messo le mani al collo. Scostandosi con forza contribuì, probabilmente, a fargli perdere l’equilibrio.

Niente calci e pugni dunque, contrariamente a quanto sostenuto dalla parte civile, ma al massimo uno spintone. Versione, quest’ultima, difesa anche dalla fidanzata del ragazzo, una trentenne luinese: “Eravamo sul divano letto del mio monolocale, abbiamo notato la sua presenza sulla porta perché muoveva ripetutamente la testa cercando di spiare dai quadratini trasparenti della tenda. Non aveva motivo di essere là – ha sottolineato la ragazza in aula – quel balcone è in comune ma il suo appartamento era di fronte al mio e non aveva necessità di passare davanti al mio ingresso per rincasare. Non ho fatto niente fino al giorno dopo, quando incontrandolo sulle scale gli ho detto che mi ero accorta di tutto la notte prima, avvisandolo che se l’avesse rifatto avrei detto tutto a sua moglie e lo avrei denunciato. Lui a quel punto ha perso le staffe, mi ha insultato e ha messo le mani addosso al mio ragazzo che nel frattempo mi aveva raggiunto”.

Poi la baruffa, con il vicino che ruzzola dalle scale e la coppia che subito dopo rientra nel proprio appartamento. “Il referto medico conferma la presenza di traumi compatibili con un pugno al volto – ha ribadito l’avvocato Andrea Pellicini, difensore del trentaseienne – e ciò coincide con quanto dichiarato dalla moglie dell’uomo che dopo la caduta lo ha visto rientrare grondante sangue”.

Completamente opposto il significato attribuito al medesimo referto dall’avvocato Fulvio Dagnoni, difensore del giovane: “Nella documentazione sono descritte delle escoriazioni compatibili con una caduta e curabili con ghiaccio e antidolorifici. Un pugno in pieno volto, sferrato peraltro da un atleta esperto di combattimento, avrebbe provocato ben altri danni”. E poi, ha aggiunto ancora il legale, inquadrando la reazione del ragazzo nell’ambito della legittima difesa, resta il fatto che l’uomo giustificò la sua presenza sul balcone, intorno a mezzanotte, affermando che il figlio di poco più di un anno si era allontanato dall’appartamento. “A quell’ora e in quel modo? Davvero poco credibile”, ha concluso il legale.

Il giudice Davide Alvigini ha assolto il ventiquattrenne. Il pubblico ministero aveva chiesto la condanna a 900 euro di multa.

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