Tel Aviv | 12 Novembre 2021

Eitan, “Quindici giorni per il rientro in Italia”. I giudici bocciano il ricorso del nonno

La corte d'appello conferma la decisione presa dal tribunale di Tel Aviv. Una settimana di tempo per l'eventuale ricorso alla corte suprema. Il bambino è già con la zia

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Eitan “è stato rapito dal suo luogo abituale di resistenza”, deve pertanto fare rientro in Italia dove è giusto che continui la propria vita insieme agli zii paterni.

A Tel Aviv i giudici della corte d’appello hanno confermato la sentenza emessa dal tribunale della città, rigettando il ricorso presentato dai legali di Shmuel Peleg, nonno materno del bambino di sei anni unico sopravvissuto alla strage del Mottarone.

L’esecutività della sentenza, tuttavia, è stata sospesa per una settimana, nell’attesa che gli avvocati della famiglia Peleg decidano se effettuare un ulteriore e ultimo ricorso, rivolgendosi alla corte suprema. In ogni caso, come si apprende dalle pagine de Il Corriere della Sera, Eitan – che attualmente si trova in Israele insieme alla zia Aya, sua tutrice legale – dovrà tornare in Italia entro quindici giorni.

Le vicende processuali incentrate sul futuro del piccolo non si esauriranno in Israele. Smhuel Peleg e l’ex moglie – entrambi indagati dalla procura di Pavia per il sequestro di Eitan, avvenuto lo scorso 11 settembre – hanno annunciato la volontà di appellarsi in sede civile alla giustizia italiana, con l’obiettivo di ottenere l’annullamento della decisione con cui il tribunale dei minori di Pavia aveva assegnato la tutela legale del bambino alla zia residente in Italia. Il fatto – avvenuto secondo i Peleg con la loro completa esclusione dalle trattative – sarebbe inoltre alla base della decisione di Shmuel di portare il bambino in Israele.

L’attuazione di quel piano è al centro delle indagini condotte dalla procura di Pavia; indagini che si avviano verso la conclusione, e nell’ambito delle quali la procura stessa ha richiesto l’applicazione della misura cautelare in carcere per il nonno Shmuel, nella convinzione – espressa dagli inquirenti e formalizzata attraverso il mandato di cattura internazionale firmato dal gip – che l’indagato possa compiere nuovamente lo stesso gesto.

(Foto di copertina dal sito www.vconews.it)

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