Arrestato e poi rimesso in libertà, dopo essere stato davanti a un giudice del tribunale di Pavia che ha stabilito per lui il divieto di dimora sul territorio delle province di Pavia, Milano e Varese.
E’ quanto è successo nei giorni scorsi a Shmuel Peleg, nonno del piccolo Eitan Biran, l’unico sopravvissuto alla strage del Mottarone, avvenuta il 23 maggio 2021 e costata la vita a 14 persone tra cui i genitori e il fratellino del piccolo, poi affidato agli zii residenti in Italia.
E proprio in Italia Peleg, ex colonnello dell’esercito residente in Israele, si è presentato sbarcando all’aeroporto di Malpensa, consapevole dell’ordine di custodia cautelare emesso nei suoi confronti dalla magistratura del nostro Paese (che aveva chiesto l’estradizione, negata da Israele) in relazione alla vicenda del rapimento di Eitan, avvenuta l’11 settembre di un anno fa durante una normale visita del nonno al bambino, prelevato e portato a Tel Aviv con un volo privato, all’insaputa degli zii.
Da questo comportamento è poi scaturito un complesso procedimento giudiziario che ha aggiunto ulteriore dolore alla tragedia che ha investito la famiglia di Eitan, devastata dall’incidente mortale sull’impianto funiviario, ma il cui verdetto – pronunciato da un tribunale israeliano – ha stabilito l’affidamento del minore agli zii, affinché possa crescere in Italia, nell’ambiente dove già viveva prima della tragedia.
Davanti al giudice per le indagini preliminari – che ha respinto la richiesta della Procura di custodia in carcere per Peleg – il nonno di Eitan ha ripercorso tutti gli aspetti della vicenda dell’11 settembre 2021 (nel procedimento per concorso in sequestro di persona è coinvolto anche un presunto complice). Poi il giudice ha emesso il provvedimento che ha consentito a Peleg di rientrare in Israele, ma che ora gli impedisce di avvicinarsi al nipote senza specifiche autorizzazioni.
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