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Maccagno | 13 Ottobre 2021

Maccagno, “Irregolarità nei lavori post alluvione”: chiesto il rinvio a giudizio per 13 persone

I fatti risalgono al 2014, per la Procura il Comune trattò i detriti in modo illecito. Coinvolto anche il sindaco Passera: "Agito solo per risolvere l'emergenza"

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Per far fronte all’esigenza di intervenire in modo tempestivo sulle conseguenze di un evento meteorologico particolarmente intenso, avvenuto nell’inverno del 2014, il Comune di Maccagno con Pino e Veddasca predispose degli interventi di rimozione detriti dal torrente Giona, nei pressi dell’omonimo parco.

Su quelle operazioni, commissionate da Regione Lombardia, si concentrò l’attenzione della Procura di Varese, per via di alcune presunte irregolarità nel trattamento dei materiali trasportati lungo l’alveo del corso d’acqua durante l’alluvione.

Per questo motivo la stessa Procura, chiuse le indagini, ha chiesto il rinvio a giudizio del sindaco Fabio Passera (difeso dall’avvocato Paolo Bossi), di un tecnico comunale, di funzionari della Soprintendenza di Milano, di alcuni membri della Commissione paesaggistica della Provincia di Varese (rappresentati dall’avvocato Andrea Orelli) e dei titolari di tre ditte locali di scavi, per un totale di tredici persone coinvolte.

Le accuse vanno dall’abuso d’ufficio a molteplici violazioni del Testo unico in materia ambientale. Tra i reati contestati figura inoltre il deturpamento di bellezze naturali, per via delle modalità con cui i detriti furono trattati, in seguito al prelevamento dal Giona, nell’area del parco.

Tra quei materiali di risulta venne riscontrata, tramite analisi di laboratorio, la presenza di arsenico in percentuali lievemente superiori rispetto ai limiti dettati dalla normativa di riferimento. Quel materiale – secondo la tesi della Procura – doveva essere classificato come rifiuto speciale, con tutto ciò che ne consegue a livello di trattamento e smaltimento. Ecco perché i magistrati oggi contestano le scelte del Comune – e degli altri enti coinvolti nella vicenda – in merito all’utilizzo del pietrame una volta esaurita la fase d’urgenza (cioè dopo l’estrazione dal fiume) e all’impiego dello stesso per la realizzazione di alcune opere in riva al lago.

Tutto ciò sarebbe avvenuto in assenza di autorizzazione paesaggistica – secondo l’accusa, emessa dalla Commissione provinciale soltanto a cose fatte – e favorendo alcune ditte specializzate per lo svolgimento dei lavori (le stesse ditte che avevano operato nella fase di emergenza immediatamente successiva all’alluvione, quindi già presenti in loco).

“Affronto questa vicenda con serenità – ha commentato il sindaco di Maccagno Fabio Passera – consapevole di aver operato nell’interesse del paese, al solo scopo di affrontare e risolvere le problematiche create da quell’evento alluvionale”. Sarà il gup Alessandro Chionna a decidere sul rinvio a giudizio.

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