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Cuvio | 25 Luglio 2021

“Come eravamo”, un cuviese nella storia delle Olimpiadi

Enrico Porro fu il primo atleta italiano a fregiarsi della medaglia d'oro, conquistata nella lotta greco romana a Londra, anno 1908. Ecco la sua storia

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(A cura di Giorgio Roncari) In questo periodo di Olimpiadi mi piace ricordare come sia stato un campione dal sangue valcuviano, il cuviese Enrico Porro, il primo atleta italiano a fregiarsi della medaglia d’oro olimpica, trionfando nella lotta greco-romana a Londra nel 1908.

I genitori, Luigi e Maria Maggi si erano sposati per procura perché lui era emigrato a Milano per lavoro e lei abitava ancora in paese. Lo raggiunse, aprirono un ristorante vicino alle colonne di S. Lorenzo e nacquero Enrico (il 16 gennaio 1885) e Ida i quali, da bambini passavano, com’era costume, le vacanze estive dai parenti al paese.

Da giovane Enrico si era dimostrato un tipo poco malleabile, sempre pronto al litigio e fu per sfogare il suo carattere esuberante che si diede allo sport praticando la lotta greco-romana. Piccolo di statura ma con una forza erculea, ben presto si fece una discreta fama riuscendo ad atterrare atleti fino a 10 chili più pesanti di lui.

Il ragazzo che atterra gli uomini” lo definiva la Gazzetta dello Sport. Forte di due campionati italiani vinti nella categoria leggeri nel 1905 e 1906 e di un europeo nello stesso anno, nel 1908 si presentò alle Olimpiadi di Londra. Batté i primi tre sfidanti e si trovò in finale col russo Nikolay Orlov, di sette chili più pesante. Che fossero state sfide tirate e difficili lo dimostra il fatto che i suoi costumi erano andati in brandelli e siccome i mezzi della federazione erano limitati, riuscì a calcare il tappeto solamente perché un finlandese gli prestò il suo indumento, ma era così grande che ci stava due volte.

L’incontro prevedeva due lunghe riprese di 15 minuti. Se il pubblico parteggiava apertamente per lui accompagnando con entusiasmo la sua superiorità tecnica, non era così per i giudici dimostratisi avversi all’italiano, esigendo uno spareggio di 20 minuti. Alla fine, dovettero cedere all’evidenza e dichiarare Enrico campione olimpico.

Venne premiato dalla regina Alessandra, moglie di Edoardo VII, la quale ebbe parole di complimento ed elogio nel cingergli la medaglia d’oro. Il giorno dopo toccò al grande Alberto Bragia vincere nella ginnastica.

Per l’epoca, e per lungo il tempo, quella di Enrico Porro fu considerata la prima medaglia d’oro ufficialmente vinta dall’Italia, dato che le vittorie ottenute nel 1900 a Parigi da Giangiorgio Trissino nel ‘salto in alto a cavallo’, Antonio Conte nella ‘sciabola maestri’ e Ernesto Mario Brusoni nella ‘gara a punti di ciclismo’, non furono riconosciute tali essendo questi sport considerati professionistici e di dimostrazione, tanto che nessuna medaglia fu loro assegnata. Col tempo il CIO rivalutò le vittorie dei primi due, ma non quella di Brusoni e nemmeno i sette ori di Atene 1906 detti ‘Giochi del decennale’ riconosciute invece dal CONI.

Ritornato in patria, siccome stava svolgendo il servizio militare in marina, fu accolto a La Spezia da una grande folla, dall’ammiraglio Lucifero, dalla musica della Marina e financo dal Re Vittorio Emanuele III, compiaciuto nel costatare che un uomo della sua stessa bassa statura fosse stato capace di una simile impresa, donandogli anch’egli una medaglia d’oro ‘grossa come una michetta’, come ricordava Enrico.

L’eco della sua vittoria arrivò a Cuvio qualche settimana dopo quando, accompagnato dal padre, fece una visita al paese dei genitori per salutare i parenti, fatto che non sfuggì alla Cronaca Prealpina.

Porro vinse ancora il titolo italiano nel 1909 e nel 1910 e poi, dopo la guerra, per la quinta volta nel 1920 nei pesi gallo. Partecipò, ma senza successo, anche alle Olimpiadi del ‘20 ad Anversa e del ’24 a Parigi alla bella età di trentanove anni (nel ‘12 a Stoccolma era stato impedito da un incidente sul lavoro). Si ritirò quindi ad insegnare ai giovani fra i quali godeva di grande stima e simpatia perché, invecchiando, il suo carattere era diventato socievole e loquace da tipico ‘milanesone’.

Negli ultimi anni della sua lunga vita fu colpito da atrofia muscolare, grave malattia che gli paralizzò le braccia rendendogli difficile l’accudirsi.
Con le braccia inermi, ciondoloni lungo i fianchi, se lo ricordavano i vecchi di Cuvio, quando faceva le periodiche visite per salutare i parenti, ancor oggi in vita, e recitare una preghiera sulla tomba dei genitori qui sepolti. Enrico Porro – che era lo zio di Marisa Borroni una delle prime annunciatrici TV – nella sua vecchiaia amava mostrare la sua medaglia d’oro e regalare agli amici una sua foto giovanile in tenuta da lottatore, con una fascia carica di medaglie e lo sguardo risoluto del campione.

Morì a Milano il 14 marzo 1967 all’età di 82 anni e al suo funerale c’era tutto il mondo della lotta italiana. Due anni prima la Federazione Italiana di Atletica Pesante l’aveva onorato con una medaglia d’Onore al Merito Sportivo al Valore Atletico. Una curiosità: a Cairate ha sede l’unica società della provincia dedicata alla lotta ed è intestata a lui.

(Nella foto di copertina Enrico Porro giovane e anziano. Allegato in galleria lo scatto che ritrae la tomba dove riposano i genitori dello sportivo) 

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