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Luino | 30 Maggio 2021

“Come Eravamo”, quando governava il Regiòò. Ecco chi era

Torna la rubrica di i Giorgio Roncari, che ancora una volta ci permette di conoscere più da vicini aneddoti e storie "lontane" ma molto affascinanti

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(A cura di Giorgio Roncari) Chi non ha mai sentito qualcuno rivolgersi ad una persona anziana chiamandolo Regióó’, pronunciato con la ó chiusa. Un termine dialettale che al giorno d’oggi è più che altro onorifico, una forma di riverenza verso chi ha molte primavere alle spalle e i capelli color saggezza, così come in altre parti d’Italia si dice dottò o voscenza.

Una volta invece, e si parla dell’Ottocento, quando la società era contadina e basata sul patriarcato, era una figura rilevante per la società, una specie di piccolo sovrano che estendeva il suo potere sulla propria casata formata, per norma, da un ceppo consanguineo comprendente diverse famiglie di solito dimoranti nella medesima casa o cascina.

Il Regióó, che si può tradurre in “Reggitore” ossia “Reggente”, veniva eletto dalle famiglie imparentate fra loro in una riunione collettiva e durava fin che moriva o non perdesse le cognizioni mentali. Di solito era il più vecchio, il capostipite, poteva essere il nonno, lo zio, il suocero, purché avesse dato prove di saper reggere e amministrare a dovere il proprio piccolo regno.

Tutto faceva capo al Regióó: i figli, le nuore, gli abiatici, i nipoti, scendendo delle volte per tre e quattro generazioni, tutti quanti avevano rispetto per lui e gli dovevano obbedienza. Era lui che diramava qualsiasi questione, svolgeva di diritto qualsiasi atto civile o privato, era lui che alla nascita di un bimbo della famiglia andava ad avvisare il curato e l’ufficiale dello Stato Civile dichiarando il nome che lui aveva deciso. Era sempre lui che in caso di morte di uno dei suoi famigli, ne notificava il decesso, ne disponeva il cadavere, e ne ordinava le esequie.

A mensa aveva il posto d’onore ad un capo della tavola, seduto d’abitudine su un seggiolone di noce, magari antico e tarlato. A destra e sinistra prendevano posto gli uomini di casa che potevano cominciare a desinare, solo quando egli iniziava. Le donne e i bambini, invece, prendevano i piatti o le tazzine messi alla rinfusa in un angolo della cucina e andavano a mangiare sedute su cassapanche, negli angoli del camino, sotto il porticato esterno dove portavano i bimbi più piccoli così che non facessero chiasso e confusione in cucina.

Quando il Regióó si ammalava, tutti i parenti del suo ceppo ma anche membri di quelli imparentati, l’assistevano a letto; quando moriva, tutti, a turni di due ore dovevano a gruppetti vigilarne il cadavere, recitando il rosario e altre preghiere; nel frattempo gli altri parenti cenavano in una camera attigua e le donne più giovani dovevano tenere quieti i bambini affinché non facessero schiamazzi, né ridessero. Era usanza che fino al funerale il fuoco doveva ardere nel camino e, in molte occasioni, non si doveva spegnere per un anno e un giorno. Da lì a poco sarebbe stato scelto un nuovo Regióó.

Se il Regióó aveva un grosso potere, un’importante autorità la possedeva la Regióra, di solito la moglie, che fungeva, si può dire, da primo ministro. Oltre a ricevere le disposizioni dal Regióó, che con lei si consigliava, e farle eseguire a puntino magari col mestolo in mano, aveva l’incarico di gestire le questioni domestiche tenendo le chiavi del granaio, della cantina, della dispensa. Suo era l’incarico di assegnare i lavori femminili a figlie, sorelle, cognate, nipoti. Governava la casa con l’autorità che le competeva, però, in quel mondo maschilista soggiogato da consuetudini arcaiche e dogmi della chiesa, anch’essa non aveva posto a tavola e, come le altre donne, doveva servire gli uomini.

Con l’evolversi del tempo l’autorità del Regióó è andata perdendosi, un poco per volta la società è evoluta, trasformata dalle conquiste sociali e dalla presa di coscienza del mondo femminile ed ora si può dire che la Regióra e le sue donne si sono prese la rivincita.

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