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Luino | 7 Marzo 2021

“Come eravamo”: caramelle, francobolli e assegnini

La curiosa storia dei mini assegni nati per far fronte alla “sparizione” della moneta, negli anni Settanta, che divennero poi pezzi da collezione tuttora ambiti

Tempo medio di lettura: 3 minuti

(a cura di Giorgio Roncari) Un bel giorno in Italia sparì la moneta. Era la metà degli anni Settanta, c’era la Lira, e la cosa fu grave perché ancora si usavano gli spiccioli per acquistare il giornale, le sigarette, bere il caffe o giocare al totocalcio e tante altre spese minori. Il perché di tale carenza non lo si capì mai; si disse a che fosse a causa del boom di macchine automatiche funzionanti a moneta come flipper, juke-box, distributori automatici, o anche a causa della galoppante svalutazione dell’epoca che toccò il 20%.

La penuria di monete mise in difficoltà i commercianti che, per supplire a tale carenza, cominciarono a dare come resto, delle caramelle: per 20 £ un tot di caramelle, 40 £ due tot. Ebbero grossi problemi anche uffici ed enti pubblici come le poste, le agenzie amministrative, le autostrade e i servizi di trasporto che, non potendo dare resti dal valore generico, utilizzarono francobolli di diverso taglio. Tale emergenza sembrava non trovare fine e siccome non si poteva continuare senza moneta, le banche, incalzate dai commercianti e dai grandi magazzini, cominciarono a emettere dei comuni assegni circolari di bassissimo valore.

Ben presto però gli istituti finanziari intuirono l’affare e così presero a stampare dei mini assegni. Mini perché erano di formato più piccolo e perché avevano il valore delle monete. La prima a metterli in circolazione fu la San Paolo di Torino nel dicembre 1975 e, in breve tempo, la seguirono molte altre banche, casse e crediti. Furono una sessantina, a nome proprio o per conto di qualche grosso cliente o potente associazione. Fu una vera e propria inondazione. Fu calcolato che circolarono 835 tipi diversi di assegnini per un ammontare stimato all’enorme cifra di 200 miliardi di lire. La gente, non potendo scegliere, li accettò; erano sempre meglio di caramelle e francobolli.

Il fiuto delle banche, però, andò ben oltre perché ad un certo punto cominciò a svilupparsi il collezionismo e presero a essere venduti contenitori ad hoc e cataloghi illustrati come per le monete e i francobolli. Era ovvio che i pezzi collezionati non sarebbero tornati all’ente che li aveva emessi. Fu un’operazione vincente perché ci fu un exploit e per incentivare e soddisfare la frenesia dei collezionisti vennero stampati, oltre ai tagli in corso da 50 e 100 £ anche valori che non esistevano in moneta, ovvero 150, 200 – moneta coniata solo nel ’77 – 250, 300 e 350 £, oltre a varie serie con raffigurazioni diverse.

Quest’ultima operazione si disse che fu una manovra per dissuadere i falsari, ma fu palese che alcune serie in basse tirature raffiguranti vedute turistiche, fiori e animali oppure di misure diverse, erano da collezione, tanto è vero che ancora oggi questi assegnini hanno un loro mercato tra i collezionisti con prezzi che possono anche arrivare a 1000 euro. È pur vero che circolarono molti pezzi falsi ma, considerati i bassi valori, si sarebbe comunque dovuto smerciarne intere vagonate per avere un tornaconto conveniente. Per onor di cronaca non furono solo le banche a stampare miniassegni, lo fecero anche alcuni grandi magazzini sotto forma di ‘Buono Merce’, ma in maniera fortemente minore.

Un’altra furbata fu quella di usare carta di cattiva qualità e stampa scadente che, passando di mano in mano, in poco tempo li usurava e scoloriva, fattore che fece sì che moltissimi esemplari venissero buttati o andassero persi. La Zecca di Stato, coi suoi tempi burocratici, corse ai ripari coniando nuove monete che però inspiegabilmente non si reperivano sul mercato. Gli istituti di credito dissero che avevano svolto un servizio sociale in quel momento di emergenza, ma quando, nel ’78, questi assegnini vennero ritirati, nessuno si prese la briga di quantificare il valore dei pezzi non tornati alle banche. (Immagine di copertina da Wikipedia)

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