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Luino | 19 Gennaio 2021

Luino, punto tamponi: “Interesse dei cittadini e burocrazia. Cosa vale di più?”

Il segretario locale del Pd, Giorgio Ferri, ribatte nuovamente a Davide Cataldo e solleva interrogativi sull'operato di ATS. "Cavillare in modo acritico può fare danni"

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Errori commessi in buona fede, il botta e risposta tra forze comunali di maggioranza e di opposizione e una presunta “anomalia” nella trafila burocratica per l’attivazione di un importante servizio rivolto ai cittadini.

A una settimana abbondante dalle prime schermaglie sulla questione dell’apertura di un hotspot per tamponi rapidi a Luino, e a margine del recente intervento del consigliere di “#luinesi” Davide Cataldo, che sembrava aver assorbito definitivamente la contesa, tra forti critiche e ferme rivendicazioni, i residui del lungo botta e risposta tornano a fluttuare nel testo di una controreplica inviata in redazione dal segretario del Pd Luino Giorgio Ferri.

E così ad una nuova frecciata diretta alla minoranza leghista, rappresentata in consiglio comunale dall’ex presidente dell’assemblea Cataldo e dall’ex vice sindaco Alessandro Casali, il primo a sollevare dubbi sulla legittimità dell’operazione hotspot, poi bloccata a ridosso dell’apertura, si aggiunge un interrogativo sull’operato di ATS Insubria, ovvero dell’organo responsabile del congelamento del presidio a ridosso della sua inaugurazione, rinviata – come è ormai noto – principalmente a causa della mancanza di alcuni requisiti, in rapporto alle norme anti Covid, presso la struttura scelta dal Comune per istituire l’hotspot: l’ex ufficio turistico sito in via della Vittoria.

Di seguito il testo integrale della lettera firmata da Giorgio Ferri.

Qualche giorno fa, Davide Cataldo mi ha rimproverato su queste pagine la poca eleganza con la quale ho trattato, in una precedente discussione, un esponente della minoranza in Comune.

Si trattava dell’hotspot tamponi allestito dall’Amministrazione comunale e dalla Croce Rossa in locali di proprietà del Comune, attrezzati ma da tempo inutilizzati. Cataldo ha ragione e lo ringrazio per l’amichevole garbo col quale mi ha mosso il rimprovero. Me lo sono meritato, perché non si deve mai utilizzare l’ignoranza dell’interlocutore come elemento di discussione. L’ignoranza non è né una colpa né una scelta.

Avrei dovuto dire che non mi sembrava il caso di contestare l’apertura di un servizio tamponi ai cittadini (molto qualificato), per un cavillo burocratico. È evidente che la questione tamponi nasce da legittimi e urgenti bisogni dei cittadini ai quali l’Amministrazione ha cercato di dare risposta: la prevenzione può segnare in qualche caso la differenza fra la vita e la morte.

Invece ATS Insubria ha decretato la chiusura immediata dell’hotspot per errori procedurali simili a quelli indicati dall’esponente della minoranza. Mi sembra che siano stati subito sanati e che fossero stati fatti in buona fede, dopo un confronto con la procedura seguita da altri Comuni. Per quanto ne so ATS Insubria ha sollevato queste contestazioni solo a Luino.

Ed ecco la mia domanda a Davide Cataldo, ma non solo a lui: è questo il modo di esercitare il sacrosanto diritto della minoranza di controllare l’operato della maggioranza?

E ancora: valgono di più i legittimi interessi dei cittadini o il rispetto acritico di fredde norme burocratiche? Su questo punto ho come autorevolissimo riferimento una massima attribuita a Cicerone: “summum ius summa iniuria”.

Difficile tradurla in italiano in modo sintetico (il massimo del diritto è il massimo dell’ingiustizia), ma il senso è chiarissimo: cavillare in modo acritico può condurre a risultati che ledono la sostanza della giustizia.

Concludo: questo comportamento di ATS Insubria mi conferma nel giudizio negativo sulle modalità con le quali la Regione Lombardia nel suo complesso ha tentato di contrastare la pandemia che ci tormenta da quasi un anno.

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