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Luino | 22 Novembre 2020

“Fra le righe…”, la storia di 12enni soli al mondo dopo una catastrofe che ha annientato l’umanità

La recensione di Maria Giulia Baiocchi che racconta l’ultimo libro di Michel Bussi, “N.E.O. La caduta del sole di ferro” (Edizioni e/o, pp. 434, € 16,00)

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(A cura di Maria Giulia Baiocchi) È fresco di stampa l’ultimo libro di Michel Bussi, “N.E.O. La caduta del sole di ferro” (Edizioni e/o, pp. 434, € 16,00), primo volume di una saga che si preannuncia avvincente. Dei ragazzi dodicenni si ritrovano soli al mondo dopo che una catastrofe ha annientato l’intera umanità.

Salvati per miracolo, i ragazzi si ritrovano in una Parigi deserta divisi in due gruppi. Il primo abita nella torre Eiffel, detto il tepee, senza conoscere la storia del monumento più celebre della Ville Lumière, il secondo dimora invece al Louvre, ribattezzato il Castello.

I ragazzi del Castello, però, hanno avuto la fortuna di essere inseriti in un programma di apprendimento che li ha resi più istruiti rispetto all’altro gruppo che sopravvive cacciando e pescando.

Nel primo volume, lo strano e improvviso avvelenamento dell’ambiente che comincerà a sterminare gli uccelli, porterà i due gruppi a scontrarsi. Nel libro sono molti i temi toccati, l’importanza della cultura, i problemi ambientali, la diversità dell’altro e stupisce la descrizione di una Parigi deserta e spettrale che ci rimanda alle città come oggi abbiamo imparato a conoscere a causa del Covid 19.

In una interessante diretta streaming, Michel Bussi ha spiegato: «L’idea del libro risale a trent’anni fa… volevo raccontare un mondo fatto di distopie, un mondo dove era accaduto qualcosa di apocalittico ma l’originalità del mio libro è che io parlo poco di questo cataclisma, lo cito a un certo punto solo per spiegare che era accaduto dodici anni prima. E lo racconto quando i bambini cominciano a ricostruire un nuovo mondo che non è fatto di paura o di morte, ma è costruito sulle loro nuove utopie, è un mondo fatto di gioia e di libertà, per ripartire da zero».

«Quando ho immaginato questa storia, ho immaginato che questo libro sarebbe stato letto e compreso dai lettori di dieci anni, ma volevo comunque che questa storia fosse piacevole anche per i genitori e desideravo che comprendessero tutto quello che io dico fra le righe – continua Bussi -. Infine, volevo che questo romanzo facesse parte dei grandi romanzi dell’adolescenza in cui si toccano argomenti fondamentali quali l’amicizia, l’avventura, la cavalleria, la gelosia. Un romanzo che l’adolescente legge per identificarsi con il suo eroe, un eroe che a sua volta è alla ricerca della sua identità. E se vent’anni fa una certa autrice britannica non avesse avuto il coraggio di scrivere Harry Potter, forse io non avrei avuto l’ambizione e il coraggio di scrivere un tomo di cinquecento pagine dedicandolo ai ragazzi di dieci anni. Ho capito, grazie a Harry Potter, che i ragazzi seguono senza problemi queste lunghe saghe piene di personaggi e avvenimenti, quindi non ci sono limiti per raccontare storie ai ragazzi».

«Le mie fonti di ispirazione sono due in particolare: da un lato la letteratura poliziesca americana fatta di azione e colpi di scena, dall’altro invece la letteratura popolare francese basata sulla qualità dello scrivere, l’umorismo, la ricerca di identità, l’impertinenza, quel flirtare con la poesia … questo lato così francese e così delicato, mescolato all’efficacia dei polizieschi americani, è quello che percepisco essere le mie due fonti di ispirazione», conclude Bussi.

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